Dona 260mila euro alla seconda moglie, si scatena una guerra sull’eredità per il conto svuotato. Il giudice: i soldi vanno restituiti
JESI Oltre 260mila euro versati dal padre alla seconda moglie, mentre lui era in vita. E un’eredità ridotta a poco più di 5mila euro. È il figlio 47enne, di Chiaravalle, a impugnare i trasferimenti davanti al Tribunale di Ancona, sostenendo che avessero di fatto svuotato il patrimonio e compromesso la sua quota di legittima. I giudici stabiliscono che le donazioni sono nulle: vanno riportate nell’eredità.
La vicenda
Dall’esame degli estratti conto e movimenti esaminati in giudizio è emerso che negli ultimi dieci anni di vita, il padre del chiaravallese – morto nel novembre del 2018 – avesse effettuato diverse donazioni dirette e indirette a favore della donna, una jesina oggi 75enne cui era convolato a notte nel lontano settembre del 1992. È stato possibile ricostruire assegni circolari per 249mila euro, di cui 210mila solo nel 2021 e bonifici per 10mila euro. La documentazione trasmessa dal figlio, sostenuto dall’avvocato Giovanni Di Cuia, ricostruisce anche prelievi in contanti per 103mila euro di cui almeno la metà destinati alla donna, il pagamento delle utenze per 170mila euro, di una polizza assicurativa da 131mila euro e la vendita, di una villetta a Falconara al prezzo di 175mila euro, di cui 33mila euro versati sul conto della seconda moglie del padre.
La difesa
La difesa della donna, rappresentata dall’avvocato Mauro Bontempi, ha sostenuto che le somme ricevute non fossero donazioni, ma restituzioni di un prestito e di altre spese compatibili con la vita familiare. Secondo la tesi difensiva, i due coniugi, fin quando le condizioni lo hanno consentito, hanno condotto un tenore di vita agiato tra numerosi viaggi, auto di pregio, spettacoli e consumi elevati. Quindi non sarebbero stato così anomalo che le rilevanti entrate corrispondessero a rilevanti uscite.
La decisione
Per assegni e bonifici. Il Tribunale, trattandosi di somme rilevanti e senza causa giustificativa provata, le ha qualificate come donazioni dirette e, in assenza dell’atto pubblico richiesto dalla legge, le ha dichiarate nulle. Diversamente, tutte le altre contestazioni sono state respinte per mancanza di prove sufficienti. La conseguenza è che la donna, nominata erede universale dal marito, dovrà restituire oltre 260mila euro. Il Tribunale ha quindi quantificato in circa 88mila euro la quota di legittima spettante al figlio, mentre la restante parte sarà attribuita secondo le disposizioni del testamento.




