Cultura

Totò era odiato dai suoi vicini di casa: tutta colpa di una strana abitudine che pochi conoscono

Erano biglietti da mille, distribuiti uno per uno, ogni mattina prima di uscire. Totò aveva quel rito da quando viveva nel suo appartamento di Viale Parioli a Roma, e non aveva intenzione di smettere. La cifra, all’epoca, era tutt’altro che simbolica: diecimila lire che il Principe Antonio De Curtis portava con sé ogni giorno come altri portano le chiavi di casa.

La voce si sparse nel quartiere

Non ci volle molto perché i mendicanti del rione capissero le abitudini dell’attore. Cominciarono ad arrivare al portone con anticipo crescente, ognuno con la speranza di essere il primo della fila. Totò, nascosto dietro una persiana, osservava quella piccola commedia umana: gli accattoni che trattavano tra loro la spartizione equa della somma, le dispute per conquistare il posto migliore. Ci trovava qualcosa di genuinamente comico, più autentico di qualsiasi copione scritto da altri.

Il regolamento che lo fece soffrire

Gli inquilini del condominio, però, non condividevano quel divertimento. Scocciati dal via vai quotidiano di postulanti sotto il portone, convocarono un’assemblea e votarono l’aggiunta di un nuovo articolo al regolamento: era fatto obbligo al custode di tenere lontani dal palazzo tutti gli importuni. Nessun margine di interpretazione, nessuna eccezione.

Per Totò quella clausola fu un colpo duro. La giudicava profondamente ingiusta, un atto di ottusità borghese travestito da norma di civile convivenza. Non protestò in assemblea, non fece scenate nel corridoio. Aspettò in silenzio il giorno dell’entrata in vigore.

Totò in una immagine del film
Totò in una scena de I Tartassati

La risposta all’autista Carlo Cafiero

Quando la regola divenne operativa, Totò chiamò il suo fedele autista Carlo Cafiero e gli porse le diecimila lire. “Prendile tu, io non so iniziare la giornata senza prima aver regalato qualche cosa.” I vicini potevano svuotare il portone, ma non potevano togliergli il gesto. La forma cambiava, la sostanza no.

Una generosità che non cercava pubblico

L’aneddoto del condominio è il più noto, ma era solo una delle facce di quella generosità. Di notte, quando tornava a Napoli, Totò si faceva portare nel Rione Sanità dove era cresciuto e infilava banconote da diecimila lire sotto le porte dei bassi nell’oscurità, senza che nessuno lo vedesse. Pagò di tasca propria le cure chirurgiche di una bambina i cui genitori non avevano i mezzi. Stipulò un accordo con un oste perché un’anziana senzatetto potesse mangiare ogni giorno in trattoria, passando lui a saldare il conto a fine mese.

La povertà Totò l’aveva conosciuta da dentro, figlio illegittimo cresciuto senza niente in un basso del Rione Sanità. Quella memoria non lo lasciò mai, neanche quando i soldi arrivarono in abbondanza. E nessun regolamento di condominio riuscì mai a togliergliela.


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