Caro carburante, gli Armatori siciliani: «Prezzi fuori controllo, pronti a forti proteste»
La Federazione armatori siciliani (Fas) conferma lo stato di agitazione del comparto della pesca marittima professionale e annuncia proteste «visibili e al alto impatto», anche nello Stretto di Messina. Lo rende noto il presidente Fabio Micalizzi spiegando che «per la pesca i costi restano insostenibili e il prezzo del carburante continua a mettere in ginocchio le imprese».
La Federazione evidenzia come «il comparto, composto prevalentemente da piccole e medie imprese della pesca artigianale, sia esposto in modo diretto alle oscillazioni del costo del carburante, aggravate dalle tensioni internazionali e dalle recenti criticità legate allo scenario». Tre le richieste della Fas: l’introduzione immediata di un tetto massimo al prezzo del carburante tra 0,60 e 0,70 euro al litro nei periodi di emergenza; definizione di un prezzo calmierato strutturale tra 0,40 e 0,50 euro al litro per garantire la sostenibilità economica della pesca; l’attivazione urgente degli strumenti straordinari di sostegno previsti dall’Unione europea per i settori colpiti da crisi eccezionali.
«Con questi costi – osserva Micalizzi – si lavora in perdita. Non è più una crisi temporanea ma una condizione strutturale che rischia di cancellare un intero comparto produttivo. In assenza di risposte rapide e concrete, la Federazione annuncia nuove iniziative di protesta ‘visibili e ad alto impatto’, già in fase di valutazione, tra cui una possibile mobilitazione nello con il coinvolgimento della flotta peschereccia nazionale. Non chiediamo privilegi – sottolinea il presidente della Fas – ma condizioni minime per poter lavorare. Se il Governo non interviene subito, saremo costretti a farci sentire con azioni eclatanti».
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