David di Donatello 2026: la sala rischia di essere vuota. La polemica vera non è sul red carpet
Sarà una delle edizioni più attese e sofferte dei David di Donatello. Il 6 maggio i candidati alla prestigiosa 71esima edizione di uno dei premi cinematografici più significativi e importanti del mondo, i candidati saranno invitati a fare una cosa insolita: andare al mattino al Quirinale per chiedere a Sergio Mattarella di ascoltare le ragioni del settore per poi andarsene e disertare la cerimonia serale su Rai 1. Lasciare la sala vuota. Far vedere al Paese — e all’industria cinematografica mondiale — un red carpet senza nessuno
David di Donatello: la minaccia del settore
L’appello viene dal movimento #siamoaititolidicoda, tra i primi ad aderire Alessandro Gassmann: “Non parlo di attori acclamati, registi pluripremiati, ma di macchinisti, elettricisti, sarte, parrucchieri, truccatori, runner, attrezzisti, trasportatori, personale di produzione, stunt – ha scritto l’attore su Instagram – senza di loro noi non potremmo raccontare storie. Penso sia arrivato il momento per noi fortunati di pensare a chi ci permette di esserlo.”
Matilda De Angelis, candidata come migliore attrice non protagonista per Fuori di Mario Martone, ha detto di non aver ancora deciso: “Mi chiedo se non sia meglio salire sul palco portando alla luce i problemi di questo settore.”
La cerimonia sarà condotta da Flavio Insinna, affiancato da Bianca Balti, e va in onda su Rai 1.
Cosa c’è dietro il boicottaggio
Il movimento #siamoaititolidicoda esiste da qualche mese e denuncia una crisi che ha cause precise, documentate, che non nascono dall’umore del settore ma da scelte di politica culturale specifiche.
La prima è quella che loro chiamano “censura morbida”: i contributi selettivi — il meccanismo attraverso cui il ministero finanzia i film italiani valutati per valore artistico — sono stati dimezzati. Si è passati da 91,5 milioni di euro nel 2025 a 41,7 milioni nel 2026. Nello stesso periodo, il tax credit per le produzioni straniere che girano in Italia è salito da 42 a 100 milioni.
La direzione è chiara: i 300 milioni del PNRR destinati a Cinecittà stanno trasformando gli studi romani in un hub per le major americane, non in un investimento per il cinema italiano. L’industria straniera porta indotto, ma non produce cultura nazionale.
La seconda è strutturale: tra i progetti finanziati con la prima sessione dei selettivi 2025 non c’è nessuna regista donna. Zero. In un paese con una forte tradizione di cinema d’autore femminile — cominciando da Lina Wertmuller, Liliana Cavani e Francesca Archibugi per proseguire con Alice Rohrwacher, Cristina Comencini, Paola Cortellesi, Valeria Golino e Laura Bispuri — questa assenza non è un caso statistico ma il risultato di criteri di selezione che favoriscono determinati profili produttivi.
Il movimento chiede le dimissioni della sottosegretaria Lucia Borgonzoni e una presa di responsabilità del ministro Alessandro Giuli.

Il controsenso dei contributi sprecati
C’è anche da aggiungere che molto si è parlato di contributi assegnati in passato a pellicole mai realizzate. Alcuni dei quali erogati in modo davvero inspiegabile. Il caso più clamoroso è quello di Francis Kaufmann, noto anche con lo pseudonimo di Rexal Ford, l’americano accusato del duplice omicidio della compagna e della figlia avvenuto a Roma, nella zona di Villa Pamphili, nel giugno scorso.
Kaufmann, spacciandosi per regista, aveva ottenuto dal Ministero della Cultura (MiC) oltre 800mila euro sotto forma di tax credit per un film che non sarebbe mai stato realizzato. Il finanziamento era destinato a una società di produzione a lui collegata, la Coevolutions, per la realizzazione di un’opera finanziata dall’allora ministro Alessandro Giuli. Altre indagini successive della Guardia di Finanza avevano evidenziato che la società di Kaufmann/Ford, insieme al socio Marco Perotti, aveva ottenuto nel tempo svariati milioni di euro di finanziamenti pubblici attraverso meccanismi simili. Tutti per film mai arrivati in sala…
Il David come specchio
La cerimonia dei David è, ogni anno, la vetrina del cinema italiano. Ospiti, premi, discorsi, red carpet: è il momento in cui l’industria si celebra. Se quella vetrina rimane vuota — o anche solo meno piena del solito — il segnale che manda all’esterno è esattamente quello che il movimento vuole mandare.
C’è però anche l’argomento opposto, che Matilda De Angelis ha espresso con chiarezza: un palco nazionale in diretta su Rai 1 è uno spazio comunicativo prezioso. Usarlo per parlare di chi non ci sarà mai su quel palco — i macchinisti, gli elettricisti, le sarte — può valere più di una sedia vuota. Una divisione quella tra gli addetti ai lavori che è di impostazione di pensiero ma anche pratica e che conferma quanto questa edizione dei David sarà davvero importante e significativa per capire non solo lo stato di salute, ma anche la coesione del movimento del cinema italiano.
Source link




