«Siamo ostaggi dei maranza, spacciano pure in chiesa». Una lettera a prefetto e sindaco
ANCONA – «Il sagrato della chiesa è diventato una zona franca dove stazionano anche 30 o 40 ragazzi contemporaneamente, alcuni dediti anche allo spaccio di droga». Fa l’equilibrista tra lo sbigottimento e la disperazione don Samuele Costantini, parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Da tempo, la sua parrocchia è diventata terra di nessuno, ostaggio di quelli che pure lui chiama «maranza», giovanissimi tra i 16 ed i 20 anni, di diverse nazionalità, che con arroganza e spregiudicatezza hanno trasformato questo spazio di sacralità nel loro personalissimo regno del crimine e della sregolatezza.
Il grido d’aiuto
Una situazione arrivata al limite, tanto da spingere don Samuele a riversare il suo grido d’aiuto in una lunga lettera inviata al prefetto Valiante, al sindaco Silvetti e al suo vescovo Spina.
Un ultimo e disperato tentativo di farsi soccorrere prima che la situazione sfugga definitivamente di mano. Ed a giudicare dalle parole del sacerdote, non siamo ormai molto lontani da quel punto di non ritorno. Parla di giovani «che si ubriacano, che bestemmiano o fanno a botte, facendo i bisogni sulle pareti della chiesa o rompendo vetri e balaustre» dell’edificio di culto. Don Samuele, nella sua lettera, segnala in particolare «il recente ritrovamento di alcuni coltelli nascosti nelle siepi e sotto i vasi» all’esterno della chiesa, pronti ad essere usati nella prossima rissa. Come quella scoppiata qualche sera fa, «che ha richiesto l’intervento della polizia e di una ambulanza».

Ma la cornucopia di comportamenti al limite della decenza non finisce qui. L’esperienza racconta di preservativi usati abbandonati sul sagrato, di boccette d’acqua santa sparite, di scritte blasfeme sui muri e di ragazzi sorpresi a fumare spinelli dentro la chiesa. La stessa droga, secondo il parroco non solo marijuana ma anche il più pericoloso crack, che si spaccia abitualmente alla luce del sole, tra il via vai di fedeli anziani e di famiglie all’oratorio. Don Samuele non si è mai sottratto al confronto: «La parrocchia cerca di dialogare ma con questi soggetti è impossibile parlare, se non si vuole essere addirittura presi a male parole». Se non peggio. «Non penso che si tratti di persone del quartiere – osserva il parroco – ma che si siano spostati qui dopo il giro di vite operato in altre zone della città», in particolare tra piazza Roma e il centro.
Il terrore
«I residenti si lamentano per quello che sta succedendo ed alcuni fedeli hanno anche paura a venire a messa» avverte il prete. «Non è possibile andare avanti così e per questo chiedo un aiuto costante dalle forze dell’ordine e dalla istituzioni» è l’appello lanciato da don Samuele. «L’alternativa sarebbe quella di chiudere con cancelli tutta la zona ma francamente non me la sento sia perché ha un costo che non penso possa gravare sulla parrocchia sia perché verrebbe meno a quel senso di apertura al mondo che un luogo sacro dovrebbe avere». Ma a tutto c’è un limite, e qui gli siamo davvero prossimi.




