La salute si impara tra i banchi: i medici del Morgagni-Pierantoni incontrano gli studenti

Al Liceo Scientifico di Forlì oltre 200 ragazzi a lezione con gli specialisti per scoprire il valore della prevenzione
In una regione come la Romagna, dove ogni anno si contano circa 8.000 nuove diagnosi di cancro, la consapevolezza delle giovani generazioni può diventare l’arma più efficace per invertire la rotta. Partendo dal dato scientifico che un terzo di questi casi potrebbe essere evitato con stili di vita corretti, l’associazione Loto Odv ha promosso una serie di incontri formativi presso il Liceo Scientifico Fulcieri Paulucci di Calboli. Per due giorni, dieci classi dell’istituto forlivese hanno interrotto la normale attività didattica per confrontarsi con l’equipe di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale cittadino, trasformando le aule in un laboratorio di cittadinanza attiva e salute.
Le dottoresse Isabella Strada e Mariasole Fichera hanno guidato i ragazzi attraverso i pilastri della prevenzione primaria: alimentazione equilibrata, stop al fumo e attività fisica costante. «Sensibilizzare gli adolescenti è fondamentale perché alcuni tumori possono manifestarsi in età giovanile, mentre altri, come quello al collo dell’utero, possono essere prevenuti grazie alla vaccinazione contro il papilloma virus», ha spiegato la dottoressa Strada, evidenziando come la conoscenza dei fattori di rischio ambientale e l’importanza dei controlli periodici siano messaggi cruciali da veicolare precocemente per garantire una diagnosi tempestiva.
L’iniziativa è stata accolta con favore dalla dirigenza scolastica, che vede nella collaborazione con l’Ausl Romagna e il terzo settore un’opportunità per rendere l’apprendimento più aderente alla realtà. Per la preside Susi Olivetti, investire in questi percorsi significa formare giovani capaci di influenzare positivamente anche i propri coetanei: «La scuola è uno spazio privilegiato dove acquisire comportamenti responsabili. Questa formazione non si limita alla crescita individuale, ma contribuisce a creare una comunità più informata e attenta». Il progetto conferma così che la lotta ai tumori non si combatte solo negli ambulatori, ma inizia molto prima, attraverso l’educazione e la scelta consapevole di stili di vita sani.
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