Droga in Alto Adige dal Sudamerica: 28 arresti
Non una banda, ma un sistema. Un’organizzazione articolata su più livelli, capace di muoversi tra Alto Adige, Lombardia, Spagna e Belgio, con agganci diretti al Sud America. È questo il quadro che emerge dall’operazione “Daku”, scattata alle prime luci dell’alba di oggi e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Trento, che ha portato all’esecuzione di 28 misure cautelari. In larga parte nel capoluogo altoatesino. Dieci persone, tra queste, sono finite in carcere, tutte residenti in provincia di Bolzano. Altri otto indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre per dieci è scattato l’obbligo di dimora. I provvedimenti, firmati dal gip del Tribunale di Trento, hanno interessato anche diverse province italiane, tra cui Barletta-Andria-Trani, Brescia, Monza e Brianza, Pordenone e Sondrio. L’operazione è il risultato di un’indagine avviata nel giugno 2023 dalla squadra mobile di Bolzano, partita da un primo arresto con il sequestro di oltre un chilo di cocaina. Da lì, un lavoro investigativo lungo e complesso fatto di pedinamenti, appostamenti e intercettazioni, che ha consentito di documentare circa 150 episodi di spaccio e di arrestare in flagranza 22 persone nel corso delle indagini.
I numeri raccontano la dimensione del traffico: sequestrati complessivamente 34 chilogrammi di cocaina, 23 di marijuana, 5,6 di hashish e 76.000 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Recuperata anche una pistola semiautomatica. In tutto questo è la struttura dell’organizzazione a colpire. Gli inquirenti parlano di una vera e propria filiera del narcotraffico, con una divisione dei ruoli precisa: fornitori, corrieri, custodi, grossisti e spacciatori al dettaglio. La droga arrivava principalmente dal Belgio e dalla Spagna, trasportata su auto dotate di doppi fondi professionali, con carichi anche da 10-15 chili per viaggio. Una volta giunta a Bolzano, la cocaina (con un principio attivo che in alcuni casi raggiungeva l’85%) veniva smistata nel giro di poche ore grazie a una rete logistica efficiente e ben collaudata. Il sistema garantiva una disponibilità costante di sostanza sul mercato locale.
A rendere ancora più complessa l’indagine sono state le tecniche utilizzate per eludere i controlli: utenze telefoniche fittizie, piattaforme social, sistemi VoIP per criptare le comunicazioni, oltre a basi logistiche difficilmente riconducibili agli indagati per lo stoccaggio e il confezionamento della droga. Secondo quanto emerso, attorno al nucleo centrale operavano altri cinque gruppi. Un primo sodalizio, radicato da anni a Bolzano, gestiva l’immissione sul mercato di grandi quantitativi di cocaina, con contatti diretti con importatori sudamericani. Un secondo gruppo, composto da giovani poco più che ventenni, si occupava dello spaccio al dettaglio tra Bolzano, Burgraviato e Bassa Atesina.
Un terzo gruppo, con base a Merano, operava con canali di approvvigionamento in Spagna e fungeva da alternativa nei momenti di difficoltà del gruppo principale. Il promotore, dopo i primi arresti, si era rifugiato a Barcellona. Il quarto gruppo si occupava invece dell’acquisto di marijuana dalla Lombardia, con forniture anche da dieci chili per volta.
Infine, un quinto gruppo, composto da giovani bolzanini, era attivo nello spaccio al minuto di cocaina e hashish. Secondo gli investigatori, questi soggetti si distinguevano per metodi particolarmente aggressivi nel recupero dei crediti, arrivando a presentarsi armati agli appuntamenti con i clienti. Proprio nel corso di una perquisizione è stata sequestrata una pistola.
Il nome dell’operazione, “Daku”, deriva da una formula di saluto utilizzata tra i membri delle organizzazioni. Il Questore di Bolzano, Giuseppe Ferrari, ha parlato di “un duro colpo alle reti criminali dedite al narcotraffico”, sottolineando come l’operazione rappresenti “un significativo risultato nell’azione di contrasto a fenomeni che minacciano la salute e la sicurezza dei cittadini”.
L’inchiesta si inserisce in un contesto investigativo che negli ultimi anni ha visto più volte Bolzano al centro di operazioni contro reti di narcotraffico riconducibili a gruppi albanesi. Già in passato, infatti, indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia avevano evidenziato la presenza di organizzazioni strutturate, capaci di gestire traffici di cocaina su larga scala tra Nord Italia ed Europa, sfruttando canali consolidati tra i porti del Nord e le rotte balcaniche. Un dato che torna anche in questa operazione è la capacità di queste reti di integrarsi nel tessuto locale mantenendo al tempo stesso collegamenti diretti con i grandi circuiti internazionali della droga.
Ne passa a fiumi.
Ne viene consumata a fiumi.
✍️ Alan Conti




