la poesia rivoluzionaria oltre i cliché metafisici (Traduzione di Maria Borio)
Siamo a metà dell’Ottocento. Gli Stati Uniti sono teatro delle guerre civili. Nasce una letteratura che parla di democrazia e autenticità, e sembra fondarsi su una freschezza e una spontaneità inedite. Emerson, Thoreau, Hawthorne, Whitman – e Dickinson. Letteratura come coscienza di una nazione, scrittura e politica. Ma in Italia – domanda da cui sono partita – come abbiamo letto fino ad ora la poesia di Dickinson? Inclinazione metafisica, orizzonte trascendente. Cioè, in un cliché: cristallizzata, come nel dagherrotipo di Otis H. Cooley, scattato nel 1847, che la ritrae da adolescente. Il suo trascendere, però, non assomiglia a un gesto mistico, quanto a un ostinato mettersi faccia a faccia con l’enigma, inscindibile dalla realtà. Dickinson legge Brontë, Emerson, Darwin, la Bibbia. E, scrivendo, unisce la lirica e l’ironia, l’intuizione e la logica, l’astrazione e la concretezza. La sua è scrittura che interroga incessantemente la realtà: della mente, del vissuto, del tempo. Contro i dogmi, ecco una rivoluzionaria senza ideologia, fra le prime nella storia a coniare al femminile il linguaggio della poesia: come pensiero e come stare nel mondo, come politica. Così ho provato a restituirla con l’edizione Cinquantacinque poesie, che ho curato per Crocetti e che raccoglie una selezione di testi fatta dalla poetessa americana Jorie Graham, tradotti da me insieme a Jacob Blakesley. Di seguito cinque poesie.
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Mi rinchiudono nella Prosa –
Come quando da Bambina
Mi mettevano nel Ripostiglio –
Perché mi volevano “tranquilla” –
Tranquilla! Avessero potuto sbirciare –
E vedere il mio Cervello – girovagare –
Sarebbe valso quanto imprigionare un Uccello
Per Tradimento – dentro una Cuccia –
A lui basta volerlo
E leggiadro come una Stella
Annienta la Prigionia –
E ride – Nulla di più faccio Io –
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La mia Vita era stata – una Pistola Carica
Messa all’Angolo – finché un Giorno
Il Proprietario passò – identificò
E Mi portò via
E adesso vaghiamo in Foreste Regali
Adesso cacciamo la Cerva
E ogni volta che parlo per Lui
Le Montagne subito rispondono
Basta che io sorrida, e una luce amica
Risplende sulla Valle
È come se un volto Vesuviano
Avesse sprigionato la sua felicità
E quando di Notte – finita una buona Giornata
Veglio sulla Testa del Mio Padrone
È meglio che aver condiviso
Le piume di Edredone di un soffice Cuscino –
Per il suo nemico – sono una nemica mortale
Nulla si agita una seconda volta
Su cui io abbia allungato un Occhio Giallo
O un Pollice deciso
Più a lungo di Lui – potrei vivere
Ma più a lungo deve Lui – di me
Perché io ho solo il potere di uccidere,
Senza – il potere di morire –
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Di’ tutta la Verità ma dilla obliqua –
Il successo sta in un Circuito
Troppo brillante per la nostra debole Delizia
La sorpresa stupenda della Verità
Come il Fulmine che per i Bambini si attenua
Con spiegazioni soavi
La Verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi –
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Io sono Nessuno! Chi sei tu?
Sei – Nessuno – anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Sai, ci caccerebbero via!
Quanta fatica – essere – Qualcuno!
Quanto volgare – come una Rana
Sbraitare il tuo nome – tutto il santo Giugno
Ad un Pantano adorante!
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Questo Mondo non è Conclusione.
Una Specie sta al di là –
Invisibile, come la Musica –
Ma certa, come il Suono –
Accenna, e frastorna –
Filosofia – non sai –
E, alla fine, attraverso un Enigma –
Sagacia, devi passare –
Indovinarla, confonde i sapienti –
Conquistarla ha fatto soffrire gli Uomini
Per il Biasimo di Generazioni
E la Crocifissione, ha mostrato –
La Fede tentenna – e ride, e si rafforza –
Arrossisce, se qualcuno l’osserva –
Si aggrappa a un filo di Evidenza –
E chiede a una Banderuola, la via –
Grandi Gesti, dal Pulpito –
Gli Alleluia rullano tuonanti –
Gli anestetici non possono calmare il Dente
Che rode l’anima –
Emily Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886), poetessa statunitense, considerata una delle voci più significative e originali della poesia contemporanea. Tradotta in Italia da innumerevoli autrici e autori – Eugenio Montale, Margherita Guidacci, Mario Luzi, Amelia Rosselli, Cristina Campo, Giovanni Giudici, Silvia Bre, Silvio Raffo, Vincenzo Ostuni – ha ispirato diverse trasposizioni cinematografiche, fra cui A Quiet Passion (2016) e Wild Nights with Emily (2018), e la serie TV Dickinson (2019). Tra i saggi su di lei, Nella stanza di Emily di Benedetta Centovalli (La nave di Teseo).
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