Clan delle mafie riunite, “saltano il fosso” due imputati: i nomi di punta della ‘ndrangheta in Lombardia
Altri due imputati nel processo “Hydra” hanno deciso di saltare il fosso. Dopo William Alfonso Cerbo, truffatore legato al clan Mazzei di Catania, hanno iniziato a collaborare con la Dda di Milano anche Bernardo Pace, uomo della famiglia di Castelvetrano in Lombardia, e Gioacchino Amico, affiliato di Cosa Nostra nella provincia di Agrigento.
I due verbali esplorativi, cioè quelli in cui vengono fissati gli ambiti all’interno dei quali si muoveranno le loro dichiarazioni, sono stati effettuati nel febbraio scorso, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro.
L’inchiesta Hydra, coordinata dall’Antimafia milanese, ha ipotizzato l’esistenza di una «congregazione di più gruppi criminali», una sorta di “superclan”, all’interno del quale fanno affari ‘ndrangheta, Cosa nostra e camorra. Esponenti di punta della ‘ndrangheta in Lombardia, secondo la Dda, erano Giuseppe Calabrò detto “u dutturicchiu”, per i traffici di droga, Santo e Filippo Crea per le truffe e la gestione di imprenditori puliti da “spremere”, e Ciccio Palamara.
Nel processo sono imputate 143 persone, 48 delle quale accusati di associazione mafiosa. E proprio sull’associazione mafiosa Pace e Amico hanno risposto alle prime domande dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. I primi due verbali sono in gran parte omissati, segno che le dichiarazioni dei due pentiti toccano punti ancora non esplorati dall’indagine. Pace e Amico hanno detto di poter dare informazioni su traffici di droga, rapporti tra famiglie criminali, riciclaggio di denaro, omicidi, legami con politici (locali e nazionali) e di alcuni uomini di Cosa nostra in contatto con l’allora latitante Matteo Messina Denaro.
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