Prezzi, Coldiretti in piazza contro i ‘trafficanti’ di grano e olio | isNews
Agricoltori in presidio davanti alla Prefettura di Campobasso. Manifestazione in contemporanea in tredici capoluoghi italiani
CAMPOBASSO. Coldiretti Molise è scesa in piazza oggi a Campobasso per protestare contro l’ingiustificato crollo del prezzo del grano duro e dell’olio extra vergine di oliva. Un ‘blitz’ condotto in concomitanza a Roma, Bari, Bologna, Napoli, Palermo, Firenze, Cagliari, Pescara, Cosenza, Ancona, Perugia e Potenza, che ha portato gli agricoltori della Coldiretti davanti alle Prefetture dei 13 capoluoghi delle regioni maggiori produttrici di cereali e olio.
A Campobasso centinaia di agricoltori, supportati anche dalla presenza di numerosi sindaci ed amministratori locali, a cominciare dal primo cittadino di Campobasso, Maria Luisa Forte, e del sindaco di Larino e presidente della Provincia di Campobasso, Giuseppe Puchetti, si sono ritrovati davanti Palazzo del Governo per dire basta alle manovre di veri e propri ‘trafficanti’, che fanno crollare i prezzi di olio extravergine d’oliva e grano, due simboli del nostro agroalimentare e della Dieta Mediterranea, prodotti 100% italiani che devono stare in tutte le mense pubbliche, come quelle delle scuole e degli ospedali.
Il grande ‘presidio giallo’ ha visto il suo culmine nella consegna al prefetto Michela Lattarulo, di un manifesto contenente le principali richieste dell’organizzazionem a tutela di aziende e cittadini che hanno il diritto di poter consumare cibo sano e genuino, come quello prodotto nel nostro Paese, rispettando regole severe sulla sicurezza alimentare, come precise norme sul lavoro in agricoltura che scongiuri ogni tipo di sfruttamento degli operatori del settore.
“Speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza – ha affermato il presidente regionale di Coldiretti Molise, Claudio Papa – mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legato alla guerra in Iran”.
“Gli agricoltori – ha aggiunto il direttore regionale è della Coldiretti molisana, Franco Dell’Acqua – chiedono un’azione immediata rispetto ai vergognosi tentativi in atto da parte dei ‘trafficanti’: da chi cerca di ‘strozzare’ le aziende pagando al Sud il grano sotto trebbiatura 19 centesimi al chilo, mentre la pasta costa minimo 2 euro al chilo e il pane 3 euro, o chi taglieggia i produttori italiani pagandoli sotto i costi di produzione”.
Dal grano all’olio il passo è breve. Infatti, proprio l’olio extravergine di oliva, pilastro della Dieta Mediterranea, largamente prodotto anche in Molise, come testimonia anche la presenza del distretto dell’Olio evo molisano, è uno dei casi simbolo del Made in Italy sotto attacco. Nell’ultimo anno il prezzo del prodotto è crollato del 50%, mentre i costi a carico dei produttori nazionali sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro, secondo il Centro studi Divulga.
Per capire l’inganno basta guardare ai numeri. I dati ufficiali della filiera mostrano infatti che l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extra vergine d’oliva, cifra che peraltro potrebbe essere rivista ulteriormente al ribasso con controlli più stringenti, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, un export di 318 milioni di litri e un import di ben 545 milioni di litri all’anno.
“I conti non tornano – sottolinea il presidente Papa – perché c’è chi trucca l’origine ingannando cittadini e agricoltori, nascondendosi anche dietro l’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che va cancellata per tutti gli alimenti”.
Da qui le richieste di Coldiretti contenute nel documento consegnato ai prefetti. Aumentare le ispezioni e fermare le frodi sull’origine con controlli innovativi, risonanza magnetica e mappatura isotopica possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto, devono essere utilizzabili come prove in giudizio. Applicare sempre la legge contro le pratiche sleali e le vendite sotto il costo di produzione. Da vietare anche la miscelazione di olio d’oliva extravergine e sottoprodotti trattati termicamente che per magia diventano extravergine. Necessaria la fatturazione obbligatoria delle olive per una tracciabilità completa del prodotto e serve anche sospendere l’olio a dazio zero dalla Tunisia e fermare il meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) sull’olio estero, ulteriore fonte di frodi.
Per il grano la situazione non cambia. Nelle ultime ore, denuncia Coldiretti, commercianti e industriali senza scrupoli stanno cercando di comprare grano duro in Sicilia durante la trebbiatura alla cifra illogica di 19 centesimi al chilo. “Diciannove centesimi – afferma Giacinto Ricciuto, presidente provinciale di Coldiretti Campobasso – è un prezzo che rappresenta un insulto intollerabile a tutti gli agricoltori”.
“Questi – gli fa eco il presidente provinciale di Isernia, Mario Di Geronimo – sono gli stessi trafficanti di grano che cercano di comprare fatture da aziende compiacenti per far diventare italiano grano estero e spargono terrore all’apertura della campagna di raccolta per abbassare ancora i prezzi e rubare dalle tasche dei cerealicoltori”. Nel frattempo continuano ad arrivare navi piene di grano al glifosate, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini.
“Coldiretti chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappetto in tutta la filiera – rimarca il vice presidente regionale Adamo Spagnoletti – per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione”.
“Serve infine – conclude il direttore Franco Dell’Acqua – fermare una volta per tutte il grano al glifosate, applicando il principio di reciprocità. Non è più accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante quando in Europa ciò non è permesso”. Dalla Cun Grano vanno poi esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Rispetto all’aumento record dei costi di produzione serve infine – conclude Coldiretti – mettere a disposizione subito 40 milioni per abbattere le spese dei produttori in contratti di filiera.
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