Corruzione sul Ponte sullo Stretto, Libera e Greenpeace: “Massima attenzione, troppe forzature”
«Le notizie emerse nelle ultime ore sull’inchiesta della Procura di Roma relativa alle presunte interferenze sulla procedura autorizzativa per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina meritano la massima attenzione e confermano che la domanda di verità, giustizia e responsabilità pubblica non è uno slogan, ma una necessità sempre più urgente per le nostre istituzioni democratiche». Lo si legge in una nota di Libera, l’associazione antimafia fondata da don Luigi Ciotti nel 1995.
«Non stupisce – continua l’associazione – che attorno a opere di enorme rilevanza economica, politica e strategica possano addensarsi grumi di interessi opachi. È facile ipotizzare tentativi di condizionamento improprio, pressioni indebite e opacità in processi decisionali che mettono sul tavolo miliardi di fondi pubblici. Le criticità della procedura relativa al Ponte sono evidenti e già segnalate: l’assenza di competizione nell’aggiudicazione, la lievitazione esponenziale dei costi previsti, tutti in carico alle casse pubbliche, il mancato approfondimento dei profili di sicurezza geologica, sismica e ingegneristica, cruciali in un’opera di tale portata. È proprio in questi contesti – osserva Libera – che occorrerebbe il massimo livello di trasparenza, controllo pubblico e indipendenza degli organismi di vigilanza. Anziché rafforzare i controlli, negli ultimi anni sono stati invece sistematicamente indeboliti i presidi anticorruzione».
«La corruzione – conclude Libera – non è soltanto un reato. È la manifestazione di un potere invisibile e irresponsabile che corrode principi e regole della democrazia, saccheggia risorse alla collettività, compromette la tutela di diritti fondamentali, alimenta distacco e sfiducia nelle istituzioni. Per questo il contrasto alla corruzione richiede un impegno condiviso tra cittadinanza, istituzioni e politica».
Greenpeace: “Vicenda caratterizzata da troppe forzature”
«Le indagini per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina aggiungono preoccupazione a una vicenda caratterizzata da troppe forzature: da quelle sulle norme sugli appalti e sulla tutela dell’ambiente, alle norme inserite nei “decreti sicurezza” che criminalizzano chi protesta contro questi ecomostri, fino al tentativo di modificare i poteri stessi della Corte dei Conti. La vicenda del Ponte sullo Stretto si configura come un’antologia di forzature, più o meno palesi, delle norme che sostengono la nostra democrazia», dichiara Alessandro Giannì, Responsabile Relazioni Istituzionali e Scientifiche di Greenpeace Italia. «Greenpeace, con altre associazioni e comitati, continuerà a opporsi a questa inutile colata di cemento e a ricordare a tutte e tutti, comprese le autorità europee, che questa vicenda è una minaccia che va ben oltre le pur importanti questioni di tutela dell’ambiente. La scorsa settimana Greenpeace ha lanciato la campagna “Aggiungiamo bellezza al mare” che ha mostrato come l’area marina dello Stretto di Messina sia ricca di biodiversità e abbia caratteristiche di unicità nel Mediterraneo che meriterebbero una reale tutela, con la creazione di un’Area Marina Protetta, anziché un progetto pericoloso come quello del Ponte sullo Stretto, che rischia di distruggere interi ecosistemi.
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