Basilicata

Trasporti, il piano della Regione Calabria: Metropolitana alla tedesca

Tredici linee, collegamenti tra i centri principali, una coppia di treni ogni ora: è il programma della futura metropolitana regionale, cuore del nuovo piano Trasporti della Calabria licenziato dalla Giunta. Novità anche per Cosenza. Un progetto di medio/lungo periodo: si prevede che vada a regime per step fino al 2045


Il trasporto pubblico locale per i calabresi non esiste. Sintesi, forse, un po’ brutale, ma è la conclusione che si ricava dai dati: il 91% degli spostamenti in regione avviene con l’auto e solo un residuale 9% con i mezzi pubblici. I due terzi dei calabresi non li usano: il 33% dà un giudizio insufficiente a quello su gomma e circa il 50% degli utenti è insoddisfatto dei treni regionali.

È la fotografia (sconfortante) da cui parte – i dati citati ne costituiscono la premessa – l’aggiornamento del Piano regionale Trasporti, licenziato dalla Giunta regionale qualche giorno fa e che ora inizia l’iter di approvazione in Consiglio.

INFRASTRUTTURE VULNERABILI: 100% RISCHIO SISMICO

A un trasporto pubblico che non riesce a rappresentare un’alternativa credibile al mezzo privato si aggiunge, a render ancor più fragile il quadro, la condizione delle infrastrutture: il 100% è esposto a rischio sismico medio o alto. Senza contare la vulnerabilità anche a frane e dissesto idrogeologico, in un territorio che già sconta isolamento e difficoltà di accesso ai servizi. E al netto del percepito dei calabresi e delle condizioni strutturali (fragili) della regione, come descrivono il sistema di trasporto pubblico locale calabrese i tecnici che hanno messo mano al nuovo piano? Il giudizio è tranchant: servizi frammentati tra più operatori, scarsa integrazione tariffaria e orari poco efficienti. A questo si aggiunge anche la difficoltà di reperire informazioni sugli orari e le fermate. Per non parlare del poco diffuso uso di piattaforme digitali. Un sistema, insomma, che non va migliorato, ma va rifondato.

La proposta – articolata in circa 700 pagine – per ricostruire il sistema di Trasporti calabresi è articolata in dieci macrocategorie di interventi, che comprendono strade, alta velocità, treni regionali, aeroporti, porti, trasporti su gomma, logistica, smart mobility. E per il trasporto pubblico locale si punta molto sui collegamenti su ferro.

UNA METROPOLITANA REGIONALE SUL MODELLO DELLE FERROVIE URBANE TEDESCHE

Uno degli asset strategici del piano è la metropolitana regionale. Ovvero «una rete ferroviaria regionale potenziata, capace di offrire servizi con caratteristiche simili a quelli delle S-Bahn europee». Il riferimento ai sistemi ferroviari su modello tedesco, quindi treni regionali che funzionano come una metropolitana: corse ad alta frequenza, servizio continuo, fermate ravvicinate, biglietto integrato con altri mezzi di trasporto. In Calabria il piano immagina una rete che coinvolga sia le linee di Rete Ferroviaria Italiana sia quelle delle Ferrovie della Calabria, con un potenziamento progressivo dei servizi articolato in più fasi temporali (2030, 2035, 2045). L’idea è quella di passare da un’offerta oggi limitata – spesso concentrata nelle sole ore di punta e ridotta nei giorni festivi – a un sistema continuativo e affidabile, capace di collegare i principali poli urbani e territoriali della regione.

L’obiettivo è un sistema intuitivo e facile da usare in cui il treno diventi la rete portante della mobilità regionale, affiancato da servizi su gomma. Non a caso, il Piano prevede esplicitamente una struttura a tre livelli: ferro come asse principale, autobus come supporto e servizi flessibili (bus on demand) nelle aree meno servite.

TREDICI LINEE, UNA COPPIA DI TRENI OGNI ORA

Il modello, a regime, prevede una rete articolata fino a 13 linee ferroviarie con nuovi collegamenti diretti tra i principali poli regionali. Tra le relazioni strategiche indicate ci sono, ad esempio, i collegamenti Cosenza-Catanzaro, Crotone-Lamezia-Cosenza e Catanzaro-Crotone-Cosenza. A regime, il sistema raggiungerebbe un volume di circa 12,7 milioni di treni-chilometro all’anno, di cui oltre 11 milioni sulla rete Rfi e circa 1,3 milioni sulle linee delle Ferrovie della Calabria.

Il modello di esercizio prevede un servizio attivo per 14 ore al giorno dal lunedì al sabato, con una coppia di treni ogni ora come base su tutte le linee. Le frequenze vengono incrementate nelle sette ore di punta (cinque ore, nel caso del sabato), mentre nei festivi si prevede una riduzione del servizio, fino al 50%. In alcuni casi, come la metropolitana di Catanzaro, si arriva a una frequenza di un treno ogni 30 minuti, con intensificazione fino a un treno ogni 15 minuti nelle ore centrali.

UNA METROPOLITANA PER COSENZA CHE SFRUTTA LA FERROVIA

Anche Cosenza avrà il suo servizio metropolitano (integrato in quello regionale). Abbandonato ormai il progetto della tranvia su viale Mancini – per la quale non ci sono neanche più le risorse, destinate ad altro in anni passati – si fa strada una soluzione più semplice e invocata da anni. Ovvero quella di consentire ai passeggeri di salire sul treno a Cosenza centro (piazza Matteotti, a due passi dal Comune e da corso Mazzini) e di arrivare a Castiglione Cosentino senza dover cambiare mezzo. Oggi il collegamento diretto non c’è perché le due linee – Rfi e Ferrovie della Calabria – hanno scartamenti diversi.

 Il progetto (per il quale si è ancora in fase di studio di fattibilità) prevede di estendere la linea di Rfi da Vaglio Lise a Cosenza centro e di prolungare quella di Ferrovie della Calabria da Vaglio Lise a Castiglione grazie a un ‘terzo binario’. Nel lungo periodo, la linea sarà prolungata fino alla nuova stazione Alta velocità di Santa Maria di Settimo, collocata allo sbocco della galleria Santomarco. Un’area strategica, perché qui convergerà anche il nuovo svincolo autostradale della A2. La connessione ferroviaria tra Cosenza centro e Castiglione (e poi Settimo) servirà a garantire il collegamento tra il capoluogo, l’Università, il futuro nuovo ospedale e la linea dell’alta velocità.

TEMPI MEDIO LUNGHI, COSTI? DEFINITI IN PARTE

Il nuovo piano dei trasporti regionali è molto ambizioso. Ed è un documento programmatorio, di ampio respiro. È pensato per andare a regime in un arco di tempo mediamente lungo, vent’anni. Si immagina di arrivare al 2045 con 178 chilometri di nuove strade, 860 chilometri di ferrovia elettrificata (oggi 489), 93 dei quali nuovi, riduzioni dei tempi di viaggio in treno del 47%, raddoppio degli spostamenti su mezzi pubblici (da 280mila a 575mila).

A tempi lunghi si accompagnano costi non del tutto definiti. Del resto molti degli interventi – trattandosi di un documento di programmazione, come detto – sono ancora sulla carta e in attesa di un progetto di fattibilità tecnico-economica. Quando parliamo quindi di risorse, possiamo far riferimento solo a quelle per le opere “invarianti”, cioè già programmate e certe. Per queste è prevista una spesa di 33 miliardi, con una disponibilità attuale di 21 miliardi.

A leggerlo ora sulla carta il piano mostra uno iato evidente tra punto di partenza – un trasporto pubblico locale debole, una domanda scarsa, un sistema frammentato – e gli obiettivi finali, che prevedono, come detto, di rifondare il sistema. Le incognite non sono poche, perché su molti interventi non è la Regione ad avere un controllo diretto né i fondi necessari, perché si chiama in causa, ad esempio, il Mit, Rfi, Anas. Senza contare il sistema delle concessioni del trasporto su gomma – che oggi in campo vede 27 operatori – ancora da riformare. Viene da chiedersi, insomma, se vent’anni basteranno.


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