Basilicata

La lezione di Beppe Bergomi all’Unical

Beppe Bergomi ospite dell’Unical. Dall’aneddoto su Bearzot alla seconda vita da commentatore tv. Vecchio cuore nerazzurro: «Amo allenare i ragazzi dell’Accademia Inter»


«Non mi manca il calcio giocato, ora amo stare sul campo ad allenare i ragazzi dell’Accademia Inter». Di sicuro, «il calcio mi ha lasciato la passione». È un Beppe Bergomi a trecentosessanta gradi quello che si è raccontato al giornalista Attilio Sabato in occasione dell’incontro “Dal campo al microfono: comunicare lo sport”, in programma ieri pomeriggio, giovedì 14 maggio 2026, nell’Aula Magna “B. Andreatta” dell’Unical.

Tanti i temi affrontati dal commentatore di Sky, a partire dal delicato ruolo ricoperto dagli allenatori nei vivai: «Bisogna essere attenti e capire le potenzialità di un ragazzo, tante volte ci si concentra su se stessi invece di lavorare sulle potenzialità e sulla crescita personale dei talenti. I tecnici del settore giovanile devono dedicarsi ai ragazzi full time» – ha dichiarato lo “Zio”, che poi ha aperto l’album dei ricordi e ha indicato le due figure fondamentali agli albori della sua carriera, ovvero Arcadio Venturi ed Enzo Bearzot.

GLI ANEDDOTI DI BEPPE BERGOMI RACCONTATI ALL’UNICAL

Scomparso lo scorso 2 dicembre, Venturi – centrocampista tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Sessanta e, in seguito, allenatore nel settore giovanile dell’Inter – «era una di quelle persone che curavano sia l’aspetto tecnico-tattico sia quello relativo ai valori da trasmettere», mentre Bearzot «è stato una guida assoluta e mi portò al Mondiale quando avevo solo diciott’anni». Sul CT dell’Italia laureatasi campione del mondo nel 1982, inoltre, Bergomi ha rispolverato un aneddoto che rivela l’indiscutibile statura etica e morale del suo mentore: «Un anno segnai contro l’Ascoli il gol del 4-1 e festeggiai la rete con le due braccia alzate, alla prima occasione in Nazionale Bearzot mi chiamò a sé e mi disse che avevo esultato troppo perché con quel risultato l’Ascoli era retrocesso in Serie B».

UNA LUNGA CARRIERA DI SUCCESSI

Particolarmente interessante si è poi rivelato il passaggio sulla gestione emotiva delle partite, effettuato alla luce di una carriera lunga e ricca di successi: «Io di carattere sono un buono ma sul terreno di gioco mi trasformavo. Prima di ogni gara avevo l’adrenalina giusta», ossia quella «che non toglie energie nervose». E il segreto per superare i momenti negativi? «Allenarsi bene e giocare in semplicità, così da riconquistare il proprio pubblico».

BEPPE BERGOMI E IL VALORE FORMATIVO DELLA SCONFITTA

Dopo essersi soffermato sul valore formativo della sconfitta e sui tanti amici incontrati nel mondo del calcio (in primis Costacurta e Maldini), la bandiera nerazzurra ha illustrato l’importanza della preparazione nel suo lavoro di commentatore tecnico: «La preparazione nel calcio di oggi è fondamentale, in base alla gara in questione ti devi documentare e devi studiare le squadre, ad esempio andando su Wyscout o leggendo i giornali. Devi essere pronto sulle domande da fare, pensandone più di una nel caso in cui qualcuno anticipasse quella che avevi in mente». Sui giudizi negativi ricevuti, invece, l’analisi è piuttosto asciutta: «All’inizio della mia ‘seconda carriera’ soffrivo le critiche, poi mi sono detto che a tutti non potevo piacere. Questo mi ha fatto andare avanti». Un approccio decisamente corretto, ma d’altronde la lucidità è da sempre uno dei tratti distintivi dello “Zio”.


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