Corte dei Conti Calabria: sanità, appalti e comuni in dissesto
Alla cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario 2026 della Corte dei Conti Calabria emergono criticità su sanità, fondi UE e opere incompiute: 259 milioni di danni erariali in Calabria
CATANZARO – Appalti, fondi comunitari designati all’agricoltura, sanità, opere pubbliche incompiute. Sono questi, ancora una volta, i punti critici di gestione evidenziati nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Calabria.
CORTE DEI CONTI CALABRIA, CERIMONIA DI INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO
Cerimonia tenutasi ieri mattina, venerdì 6 marzo 2026, a Catanzaro alla presenza di numerose autorità civili e militari, e durante la quale sono stati illustrati i dati contenuti nelle relazioni del presidente di Sezione, Domenico Guzzi, del procuratore regionale facente funzioni, Giovanni Di Pietro, e dal presidente della Sezione di controllo della Corte dei conti per la Calabria, Fabrizio Carrarini.
LE CRITICITÀ, SANITÀ, FONDI UE E OPERE PUBBLICHE
Tra i settori maggiormente critici sanità, erogazione dei fondi Ue e opere pubbliche, come evidenziato ai giornalisti, dal procuratore Di Pietro: «Il settore della sanità continua a rappresentare, come di consueto, uno degli ambiti più rilevanti dell’attività della Procura, in particolare per quanto riguarda le tematiche legate all’accreditamento delle strutture sanitarie, alla gestione degli appalti e ai casi di malpractice».
IL PROCURATORE DI PIETRO: «CENTRALE IL SETTORE DEL PUBBLICO IMPIEGO»
«Accanto a questo – ha aggiunto Di Pietro – rimane centrale anche il settore del pubblico impiego, nel quale sono stati rilevati diversi episodi di assenteismo e di svolgimento di attività extraistituzionali senza la necessaria autorizzazione, soprattutto da parte di docenti universitari e personale medico».
CORTE DEI CONTI CALABRIA, IL SETTORE DELLE OPERE PUBBLICHE
Passando poi al settore delle opere pubbliche, il procuratore contabile ha evidenziato i danni erariali emersi: «Un altro ambito significativo è quello delle opere pubbliche, nel quale sono emersi casi di danno erariale rilevante, oltre a situazioni di danno all’immagine della pubblica amministrazione conseguenti a gravi reati penali commessi da dipendenti e amministratori pubblici. Tra i casi più gravi emersi, anche per l’entità del danno economico, vi sono quelli relativi al settore delle opere pubbliche».
IL CASO DELLA DIGA SUL FIUME MELITO
Per aggiungere: «Nel corso dell’ultimo anno depositata una citazione in giudizio che ha individuato un danno superiore a 259 milioni di euro in relazione alla realizzazione della diga sul fiume Melito. La vicenda riguarda la revoca totale del finanziamento destinato all’opera, per la quale è infatti accertato che oltre 102 milioni di euro sono stati spesi per un’infrastruttura rimasta incompleta e successivamente abbandonata, senza apportare quindi alcuna utilità alla collettività».
IL CROLLO DEL VIADOTTO ORTIANO
Ed ancora, «Sempre nel settore delle opere pubbliche avviato un altro giudizio relativo al crollo di un viadotto situato lungo la strada che collega il viadotto Ortiano, nell’entroterra cosentino, con la fascia costiera. In questo caso il danno stimato supera i 4milioni di euro». Tasto dolente, anche per quanto riguarda l’indebita percezione di contributi e finanziamenti destinati all’accoglienza dei migranti. Tematica per la quale il procuratore, citando a tal proposito una sentenza depositata nel 2025, ha evidenziato la condanna da parte della Procura, di una associazione: «la sezione giurisdizionale ha accolto la domanda della Procura, condannando un’associazione e diversi soggetti privati al risarcimento di un danno superiore a 34 milioni di euro. E in attesa della definizione dei termini di impugnazione, la Procura ha disposto il sequestro dei beni dei soggetti coinvolti».
FRODI NEL CAMPO DEI CONTRIBUTI AGRICOLI
In merito alle frodi legate all’erogazione dei contributi agricoli, «Dal punto di vista numerico si tratta del settore con il maggior numero di procedimenti avviati e di sentenze depositate, con riferimento all’indebita percezione di contributi erogati da Arcea, l’agenzia regionale responsabile della gestione di tali finanziamenti», ha precisato Di Pietro, che ha aggiunto sempre in merito a questo, «si rileva purtroppo che una parte significativa dei finanziamenti indebitamente percepiti ha origine proprio nei fondi europei. Questo rappresenta un problema particolarmente grave. Oltre alla dimensione del fenomeno illecito e al conseguente danno erariale, tali comportamenti sottraggono risorse a soggetti che potrebbero utilizzarle in modo legittimo e produttivo, arrecando così un danno anche all’economia sana della Regione, che si vede privata di importanti opportunità di sviluppo».
CORTE DEI CONTI, EMESSE 29 SENTENZE DI CONDANNA
Secondo i dati, difatti, nel 2025 la Corte dei Conti ha emesso 29 sentenze di condanna per un danno complessivo superiore agli 11 milioni di euro. Sentenze che riguardano reati inerenti nello specifico, a false dichiarazioni di proprietà di terreni, omessa indicazione di condizioni impeditive all’accesso al finanziamento e risorse utilizzate per finalità differenti da quelle previste.
IN CALABRIA IL MAGGIOR NUMERO DI CRISI FINANZIARE NEI COMUNI
Dalla relazione del presidente della Sezione di controllo della Corte dei conti per la Calabria, Fabrizio Carrarini, emerge come la Calabria è la regione con il maggior numero di crisi finanziarie nei comuni. Nel 2025 sono state 350 le procedure attive tra dissesti finanziari e piani di riequilibrio, con un netto aumento rispetto ai dodici mesi del 2024. Un incremento, nello specifico, di ben 15 unità che colloca la Calabria al primo posto in Italia, superando altre due regioni del Sud in grande difficoltà come la Sicilia e la Campania. Delle 350 procedure attive lo scorso anno, 226 sono dichiarazioni di dissesto, mentre 124 sono richieste di riequilibrio.
LE PROCEDURE ATTIVATE
Nel 2024, invece, le procedure attivate erano 335, di cui 217 dichiarazioni di dissesto e 118 richieste di riequilibrio. I comuni interessati sono stati 217 (circa il 53,7% del totale) con 1,2 milioni di abitanti (pari al 66,9%) della popolazione regionale. Le procedure attive nella nostra regione al 31 dicembre 2025 sono 102 di cui, 61 dissesti e 41 riequilibri. Mentre, in 85 comuni attivata più di una procedura. Come per i comuni di Vibo Valentia, Rocca di Neto e Crosia, per i quali la sequenza è arrivata addirittura a 4 procedure.
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