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L’emozione di ritrovare in uno scantinato la più vecchia foto della Juventus

Una foto in bianco e nero è riuscita nell’intento di far emozionare le persone nell’era dell’intelligenza artificiale. Un’immagine ritrovata in uno scantinato a due passi da Torino, da Vincenzo Olivero: una scoperta che ha mostrato al mondo le sfumature e i volti in bassa definizione di quella che è a tutti gli effetti la foto più antica della Juventus mai venuta alla luce dal 1897, anno di fondazione del club. Uno scatto sommerso tra centinaia di vetrini fotografici del XIX secolo, emerso dall’accurata ricerca condotta da Olivero e supportata dal lavoro di approfondimento storico, rigorosamente in bianconero, operata da Giovanni Arbuffi e Gabriele Ferrero, storici del calcio con una particolare specializzazione in Juventus.

Sulle tracce di Tamagnone

Non basta esistere per essere trovati. Deve esserci la volontà, del ritrovato o del ricercatore. In questo caso tutto è partito da Vincenzo Olivero, innamorato profondamente del suo paese, Riva presso Chieri, 4751 abitanti secondo l’ultimo rilevamento. Tra questi, nel passato, ci fu anche un Tamagnone, che secondo le voci giocò nella Juventus: solo il cognome, nessun nome di battesimo ma il sospetto, o forse la speranza, che si trattasse proprio del primo portiere della storia bianconera, che difese la porta juventina per una partita sola, prima di intraprendere la strada imposta dal padre diventando farmacista. Oggi, in un’epoca in cui siamo convinti che qualsiasi cosa possa essere trovata in rete, Olivero ha sfoggiato il rigore e la scrupolosità con cui i ricercatori operano. Prima ha scovato il nome, Domenico Ferdinando Ottavio, quindi il suo percorso che l’ha portato alla laurea. Infine, in un periodo in cui lo sport era ancora agli albori ma la Reale Società Ginnastica di Torino era già una certezza, un diploma del 1899 proprio della storica società di via Magenta: rilasciato per la partecipazione a una partita di football con la maglia della Juventus.

L’incontro con Ferrero e Arbuffi

Il destino, a volte, scrive sceneggiature semplicemente perfette. Anche in questo caso il fato ha permesso a tre persone appassionate di calcio e di Juventus, di incontrarsi: l’intreccio con Gabriele Ferrero e Giovanni Arbuffi è stato provvidenziale. I due ricercatori, tifosi bianconeri, erano da anni impegnati nel raccogliere materiale sulla storia della Juventus, che sarebbe poi sfociata nella mastodontica opera “Juventini per sempre”, che raccoglie le biografie di tutti i bianconeri della storia, aneddoti: “Un incontro abbastanza casuale con colui che aveva visionato i lastrini con le foto del paese Riva presso Chieri – è il racconto di Arbuffi circa l’incontro con Olivero -. Ci ha contattato dicendo di avere una foto di una squadra di calcio scattata da Tamagnone. Appena l’ho sentito mi si sono drizzate le orecchie e gli ho chiesto se lui fosse rappresentato nello scatto. Mi rispose che in realtà era il fotografo, lui è solo l’esecutore. Abbiamo chiesto una scansione e la prima non era venuta un granché. L’ho sottoposta a Gabriele Ferrero e mi ha detto che aveva individuato due giocatori: Domenico Donna e Umberto Malvano, due dei fondatori della Juventus”. Il materiale, quindi, non era solo valido, ma era unico, un vero pezzo di storia. La foto più antica della Vecchia Signora, all’epoca una neonata: “A quel punto Gabriele si è recato a casa di Vincenzo Olivero e ha cercato di farne delle riproduzioni migliori. Abbiamo usato l’intelligenza artificiale ma solo marginalmente, per migliorare i tratti somatici che non erano particolarmente evidenti nella fotografia originale”.

Un libro unico nel suo genere

Arbuffi e Ferrero, così come Olivero, lo scopritore della foto, non sono solo juventini, ma appassionati di calcio a 360 gradi: “Il libro è nato come le follie che nascono quando uno non sa cosa fare e gli vengono idee balzane – rivela, tra il serio e il faceto, Ferrero -. Sei anni fa mi sono posto la domanda su chi fossero i fondatori della Juventus. Ho iniziato a cercare dove fossero andati a finire, e mi sono imbattuto in Arbuffi che aveva iniziato questo stesso tipo di ricerche”. Unione di intenti che, prima ancora delle foto, li ha portati a fare scoperte definite dallo stesso Ferrero come clamorose: “Come il fatto che la famiglia Agnelli non è sempre stata padrona della Juventus, visto che negli anni 40 passò di proprietà a Piero Dusio, presidente per qualche anno. E decidono di far nascere la Juventus Cisitalia per evitare problemi legati alla guerra. Nel contempo il Torino, che sarebbe poi diventato la mitica squadra scomparsa a Superga, era Fiat nell’ultimo periodo della guerra: c’è una foto di Valentino Mazzola attaccato a un tornio che è iconica”. Foto ma non solo, perché per raccontare la vita è importante anche definire la morte: “Abbiamo avuto la fortuna di trovare tantissima gente in giro per il mondo. Tante tombe le abbiamo trovate noi, quella di Rosetta era un loculo anonimo e abbiamo fatto mettere una fotografia a nostre spese, che ricorda uno dei calciatori più importanti della storia del calcio”. Fino alla foto della prima Juventus: anche nell’epoca dell’informazione e dell’immagine, è possibile trovare tesori nascosti.


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