Basilicata

Fare informazione guardando avanti con il rigore irrinunciabile

La responsabilità è un onere e un onore. Da ieri – domenica primo marzo 2026 ndr – ricopro nuovamente l’incarico di direttore responsabile di questo giornale. L’informazione è una sfida continua, un’evoluzione anche nei modi e nei linguaggi, oltre che nelle sensibilità nel trattare gli argomenti, che deve necessariamente andare avanti sotto la stella polare delle nuove frontiere dell’etica e della deontologia.


La responsabilità è un onere e un onore. Da ieri – domenica primo marzo 2026 ndr – ricopro nuovamente l’incarico di direttore responsabile di questo giornale. Lo faccio con fierezza perché in questo contesto, in cui si respira da sempre quella cosetta stellare che si chiama libertà, ho trascorso buona parte della mia vita professionale.

Sarà, continuerà ad essere una esperienza entusiasmante, all’interno di un gruppo di colleghi che conosco bene, con i quali condividere un cammino che non è certo privo di difficoltà, ma che è segnato da bellissime mete da raggiungere, altre da consolidare. Insieme.

Ringrazio l’editore per la fiducia mai venuta meno. Ringrazio tutti i colleghi, ma proprio tutti, con i quali ho lavorato e continuerò a lavorare, sapendo che ognuno di noi saprà e vorrà dare il proprio contributo in questa lunga fase di trasformazione dei modi di dare e di ricevere l’informazione.

Ringrazio Massimo Razzi – che ieri, nel salutare i lettori dopo due anni da direttore responsabile di questa testata, ha avuto espressioni fin troppo generose verso la mia persona – per il lavoro svolto insieme e per il confronto di ogni giorno su questa o quella notizia, su questo o quel tema da poter sviluppare…

Il grazie per il confronto continuo non è un fatto personale (in quest’ultimo ambito rientrano la bella amicizia e l’affetto). No, il confronto, invece, riguarda direttamente i lettori. Perché nei giornali, ancora e per fortuna, ci si confronta prima di fare le scelte, la selezione delle notizie e dei temi da approfondire.

Fa tutto parte del valore aggiunto dell’informazione, che non è una delle straripanti libere manifestazioni del pensiero su altri mezzi. Non si tratta, naturalmente, di demonizzare, per esempio, i social: nessuna persona di buon senso lo farebbe, dal momento che si tratta di strumenti formidabili su cui circolano voci, pensieri e parole spesso di grande valore.

Certo, ci sono anche là, esattamente come in una piazza o in un bar, piuttosto che in un circolo culturale, rappresentazioni plastiche del punto fino al quale può arrivare l’ego straripante. Ma, esattamente come il livello della dialettica dei nostri giorni (anche politica) che qualche volta scende vorticosamente verso il basso, si tratta di eccessi dai quali non è difficile mettersi al riparo.

L’informazione è una sfida continua, un’evoluzione anche nei modi e nei linguaggi, oltre che nelle sensibilità nel trattare gli argomenti, che deve necessariamente andare avanti sotto la stella polare delle nuove frontiere dell’etica e della deontologia.

Il giornale che ogni giorno arriva nelle sempre meno numerose edicole, piuttosto che quello in formato digitale che leggiamo su nostri dispositivi, o quello – in costante aggiornamento – pubblicato sul sito web e rilanciato sui social, è il frutto di un confronto e di un mix di valutazioni che tirano direttamente in ballo prima di tutto i principi saldi che sono nel Dna del Quotidiano.

Il lettore sa, e se non lo sa lo può facilmente immaginare, che essere liberi, autonomi, fedeli al pluralismo dell’informazione, non è semplice quanto scrivere un appassionatissimo o volgarissimo pensiero in privato.

Il lettore conosce e apprezza, di questo giornale, il rigore, la disponibilità a dare voce anche a chi la pensi diversamente, la capacità di stimolare e ospitare dibattiti a più voci sui temi più attuali che molto spesso hanno effetti sulla sfera degli interessi dei cittadini.

È sempre stato così e continuerà ad essere così. Si può cambiare il “dosaggio degli ingredienti”, arricchendo un settore di informazione e limandone un altro, ma ci sono cose che restano: tra queste l’identità con il territorio, la caparbietà nel denunciare ciò che non va e la voglia di “accompagnare” ciò che potrebbe andare meglio, la serietà nel non venire mai meno al diritto-dovere di informare anche sulle vicende più spinose, così come la propensione a raccontare il buono che c’è, cercando di dare un contributo – anche propositivo (i dibattiti servono anche a questo) – affinché vada ancora meglio.

Tutto questo viene dopo i principi, le fondamenta che si sono consolidate in trent’anni e passa. Qualche settimana fa l’editore Francesco Dodaro sul giornale, ricordando Michele Albanese, il collega che ci ha lasciati, ha parlato di una responsabilità per onorare la sua memoria: «Continuare a fare informazione libera, rigorosa, senza cedere alla rassegnazione o alla convenienza».

Al netto di tante cose migliorabili – nell’ambito delle vicende umane è sempre così – questo patrimonio di libertà e autonomia è vivo e chiunque, da qualsiasi posizione, contribuisce a scrivere le pagine del Quotidiano ne ha piena consapevolezza. E i lettori continueranno a palparne la vitalità.

LEGGI ANCHE: Un giornale che cresce con la sua terra


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »