Lazio

“Ho sbagliato, facevo sconti ma non mi sono arricchita”

«Ho lavorato lì per oltre vent’anni. Ho sbagliato, ma non mi sono arricchita. Spesso mi limitavo a fornire la mia tessera sconti». Con queste dichiarazioni spontanee l’ex dipendente della Coin della Stazione Termini ha provato a respingere l’accusa di essere la regista di un sistema che, secondo la Procura di Roma, avrebbe sottratto merce per migliaia di euro.

Davanti al giudice, la donna ha cercato di ridimensionare il proprio ruolo. Ma l’impianto accusatorio, coordinato dal pm Stefano Opilio, racconta un’altra storia.

Il meccanismo dei “prezzi di favore”

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, descrive un sistema tanto semplice quanto efficace. Secondo l’accusa, venivano effettuate transazioni fittizie: poche decine di euro battute a cassa per coprire l’uscita di merce di valore molto superiore.

Una volta effettuato il pagamento simbolico, alla merce veniva rimosso l’antitaccheggio e il prodotto poteva lasciare il negozio.

Sotto la lente degli inquirenti ci sono 80 episodi di furto documentati in soli tre mesi, ma l’indagine è ben più vasta: sono 44 le persone indagate, tra cui spicca la presenza di 21 appartenenti alle forze dell’ordine (carabinieri e poliziotti), che avrebbero beneficiato del sistema.

Un buco da 180mila euro

Il castello di carte è crollato nel febbraio 2024, quando l’inventario annuale ha presentato il conto: un ammanco di oltre 180.000 euro relativo all’esercizio precedente.

Una voragine che ha spinto il direttore dello store a presentare denuncia, portando al licenziamento della cassiera un anno fa.

I difensori della donna, gli avvocati Carlo Testa Piccolomini e Irene Bisiani, hanno ribadito la posizione della loro assistita, che nega di aver intascato denaro o di aver orchestrato una rete criminale.

Tuttavia, la Procura non sembra convinta: per l’ex dipendente e altri tre indagati è stata chiesta la custodia cautelare in carcere.

Il nodo della decisione

Il GIP si è riservato di decidere sulla richiesta della misura cautelare. Resta da chiarire se la posizione degli esponenti delle forze dell’ordine indagati rimarrà legata alla semplice ricettazione o se emergeranno profili di complicità più gravi.

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