>>>ANSA/ Macron rilancia sugli eurobond, nuovo scontro con Berlino – Altre news
(di Michele Esposito)
Eurobond per difesa e IA e un
richiamo netto a un’Europa che agisca da superpotenza. In
un’intervista rilasciata a sette quotidiani del continente
Emmanuel Macron ha fornito un indizio della sua controffensiva
all’attivismo di Friedrich Merz e Giorgia Meloni in vista del
summit informale sulla competitività. La geografia delle
alleanze in Europa, in questo momento storico, è quanto mai
instabile ma poggia su un dato: dalla difesa alle ricette
economiche e industriali, l’asse franco-tedesco sta subendo un
progressivo sfilacciamento. E a testimoniarlo c’è la replica
alla quale si è affidata Berlino sugli eurobond: la proposta
“distrae dall’argomento principale, ovvero il problema della
produttività”.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha
concepito il summit sulla competitività come un “ritiro” dei 27.
Lo ha convocato nel castello di Alden Biesen, a oltre un’ora di
auto da Bruxelles. Ha invitato i 27 leader a togliersi
metaforicamente la giacca, per capire cosa fare davvero per
portare l’Ue fuori dalla sacca della scarsa industrializzazione.
La via da seguire – ma che finora è stata ben poco battuta –
resta quella dei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta, che
saranno entrambi presenti. Quando poi, domenica, è emersa
l’iniziativa di Italia e Germania di organizzare un pre-vertice
con i cosiddetti Paesi ‘like-minded’, più di un funzionario a
Bruxelles è rimasto sorpreso, data anche la natura già informale
della riunione convocata da Costa. E anche visto che, stando
alla previsioni, saranno almeno 20 i leader che aderiranno
all’incontro organizzato da Merz, Meloni e dal premier belga
Bart De Wever. “Non commento” l’iniziativa “non ne conosco lo
scopo. Gli Stati membri sono liberi di riunirsi, vedremo quale
sarà l’obiettivo della riunione”, ha spiegato un alto
funzionario.
Chi non ha perso tempo nel rispondere a suo modo è stato
Macron. “L’Europa è nei fatti il fattore di aggiustamento del
resto del mondo. La domanda è se siamo capaci di diventare una
potenza, sul piano economico, finanziario, militare e anche a
livello democratico”, ha sottolineato il capo dell’Eliseo,
secondo il quale il divario con la Cina resta ciclopico.
“Abbiamo tre battaglie da condurre: nella sicurezza e nella
difesa, nelle tecnologie della transizione ecologica e
nell’intelligenza artificiale e nel quantico”, ha rimarcato
Macron stimando in 1200 miliardi la somma che serve all’Ue per
cambiare marcia. La spinta di Parigi al debito comune non è
certo nuova e l’ipotesi di un nuovo Next Generation, oltre ad
essere stata citata dallo stesso Draghi, ha diversi estimatori
anche nella Commissione. Anche se, finora, Ursula von der Leyen
non ha mai aperto un vero spiraglio. Ad Alden Biesen se ne
parlerà in maniera approfondita. E, su questo punto, Meloni è
chiamata a una sfida difficile: calibrare il tradizionale favore
dell’Italia agli eurobond con la celebrata amicizia con il loro
nemico numero uno, la Germania.
Sul ‘Buy European’, ovvero la preferenza europea negli
acquisti industriali e della difesa, Berlino e Roma viaggiano
invece sullo stesso binario, che non è quello francese. Il tema
rischia di essere ulteriore terreno di scontro ad Alden Biesen,
anche perché nella bozza dell’Industrial Accelerator Act –
misura chiave che sta preparando la Commissione per fine mese –
si punta proprio sul Buy European. Giovedì, in ogni caso, non
sono attese conclusioni. La riunione sarà una sorta di primo
tempo di una partita che si concluderà con il Consiglio europeo
di marzo. E un assaggio lo si avrà già mercoledì sera al summit
Ue sull’industria ad Anversa: presenti, tra gli altri, von der
Leyen, Merz e Macron.
Ma Bruxelles ha davanti una sfida che è anche istituzionale.
Il concetto di cooperazione rafforzata tra Stati è tra i fattori
che unisce Merz e Meloni. Sulla carta, in Ue ha svariati
sostenitori ma il consenso rischia di vacillare
nell’interpretazione stessa della cooperazione rafforzata, che
Roma e Berlino vorrebbero più come un’alleanza intergovernativa
– a scapito della propulsiva della Commissione – che come un
passo verso l’Europa federale. Due indizi corroborano questa
tesi: Merz si è detto contrario a qualsiasi modifica dei
Trattati mentre Meloni in passato ha più volte bocciato il
superamento dell’unanimità nelle procedure di voto.
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