Eolico Phobos tra Umbria, Lazio e Toscana: Orfini (Pd) incalza il ministro della Cultura
di M.R.
Laddove l’associazione Nova Orvieto plaude al riallineamento di Regione e Comune contro la realizzazione dell’impianto eolico Phobos tra Umbria, Lazio e Toscana, il deputato Pd Matteo Orfini porta il caso sul tavolo del ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Eolico Alfina «Il ministero della cultura e le competenti Soprintendenze archeologia, belle arti e paesaggio di Umbria e Lazio – ricorda – hanno espresso pareri negativi motivati,
rilevando l’incompatibilità del progetto con il contesto territoriale, ai sensi degli articoli 146 e 152 del Codice dei beni culturali; tali pareri sono stati superati in sede decisionale dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e dal Consiglio dei ministri e, da ultimo, una recente sentenza del Consiglio di Stato ha reso di fatto inefficaci anche le valutazioni negative espresse dalla regione Umbria, aprendo un precedente che rischia di indebolire strutturalmente il sistema delle tutele paesaggistiche; nell’area risultano inoltre in fase di valutazione numerosi ulteriori progetti eolici e agrivoltaici, con un effetto cumulativo che dovrebbe essere oggetto di specifica e rafforzata valutazione ambientale e paesaggistica».
Interrogazione Orfini Richiamando l’articolo 9 della Costituzione (che affida alla Repubblica la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, riconoscendoli come valori fondamentali e non derogabili dell’interesse collettivo) e la petizione in difesa del Codice dei beni culturali trasmessa al Capo dello Stato da esponenti di arte, cultura e Ricerca, il deputato Dem sottolinea che «la transizione energetica è una necessità imprescindibile per il contrasto alla crisi climatica, ma deve essere governata attraverso una pianificazione pubblica rigorosa, capace di distinguere tra aree idonee e aree da preservare, nel rispetto dei territori, delle comunità e dei beni culturali».
Phobos «Nei comuni di Orvieto e Castel Giorgio – prosegue l’esponente Pd – è stato autorizzato il progetto eolico denominato ‘Phobos’, promosso dalla multinazionale
Rwe, che prevede l’installazione di sette aerogeneratori con altezza superiore ai 200
metri, collocati in prossimità di borghi storici, siti archeologici, paesaggi agricoli integri e abitazioni civili; tali opere, per dimensioni e impatto cumulativo, determinano una trasformazione irreversibile del paesaggio, in contrasto con i principi di proporzionalità, ragionevolezza e adeguatezza più volte richiamati dalla giurisprudenza amministrativa in materia di autorizzazione di impianti energetici in aree sensibili; il progetto comporta un rilevante consumo di suolo e l’impiego massiccio di materiali energivori, con oltre 15.000 tonnellate di cemento, centinaia di tonnellate di acciaio e migliaia di tonnellate di sabbia, a fronte di una producibilità eolica che, secondo i rilievi anemometrici in sito, risulterebbe significativamente inferiore alle stime iniziali; nonostante ciò, l’impianto risulta economicamente sostenibile grazie a un sistema di incentivi pubblici che socializza i costi ambientali e paesaggistici, trasferendoli sulla collettività; contro il progetto si è sviluppata, da oltre due anni, una mobilitazione diffusa di cittadini, amministrazioni locali, associazioni, operatori agricoli e turistici, nonché una presa di posizione netta di numerose
personalità della cultura, non contro le energie rinnovabili in quanto tali, ma contro una loro applicazione speculativa e priva di adeguata pianificazione».
Caso sul tavolo di Giuli Orfini dunque chiede di sapere «se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti; se non intenda, per quanto di competenza, assumere iniziative, anche normative, volte a evitare un progressivo svuotamento delle tutele paesaggistiche a seguito di decisioni amministrative e giurisprudenziali, nonché promuovere con urgenza, in raccordo con le regioni e gli enti locali, un quadro nazionale di pianificazione che individui con chiarezza le aree non idonee all’installazione di impianti energetici industriali, garantendo il coinvolgimento attivo e informato delle comunità interessate».
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