Spoleto, ambientalisti: «Bocciate edificabilità Madonna di Lugo». Proprietari area: «Accanimento infondato»

Nuovo round ad alta tensione a Spoleto per l’edificabilità dei 10 mila mq di Madonna di Lugo, dove i proprietari dell’area chiedono la riclassificazione da agricola a Zauni (zona agricole utilizzabili per nuovi insediamenti). Sì, perché a due giorni dal consiglio comunale di giovedì, che segna all’ordine del giorno la pratica sull’osservazione urbanistica, Legambiente, Italia Nostra e Cai hanno organizzato un presidio nel terreno per lanciare un messaggio chiaro: «Un ritiro strategico della pratica dal consiglio non sarà ammissibile». All’appuntamento hanno risposto una cinquantina di persone, rappresentanti politici compresi, tra cui l’assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca (M5s), l’assessora Luigina Renzi (Ora Spoleto) e la consigliera d’opposizione Alessandra Dottarelli (Alleanza civica).
Il messaggio arrivato alle associazioni è, invece, verosimilmente indirizzato ai consiglieri d’opposizione di Insieme per Spoleto (Cintioli, Loretoni e Piccioni), i quali hanno sempre votato a favore dell’edificabilità dell’area, sopperendo di fatto alle defezioni della maggioranza divisa sulla pratica urbanistica. Ora, però i tre di hanno «ufficialmente chiesto il ritiro della pratica non per buttare la palla in tribuna, ma – dicono – per riportare il confronto sui fatti, non sulle finzioni: chi vuole mobilitare la città lo faccia dicendo la verità, noi – concludono – non siamo disponibili a essere il palcoscenico per chi strumentalizza cartine o foto e vogliamo un dibattito vero sulle questioni pubbliche».
A innescare la presa di posizione di Insieme per Spoleto il documento inviato il 19 giugno a giunta e consiglio comunale, oltreché a Soprintendenza, Regione e Provincia, dall’avvocato Massimo Marcucci, che rappresenta i proprietari. Una parafrasi estremamente sintetica delle 18 pagine in questione potrebbe suonare più o meno così: «Su Madonna di Lugo è in corso un accanimento infondato». Nel documento il legale sostiene che la Zauni è caratterizzata «dall’assoluta indipendenza strutturale dall’antico sistema di drenaggio, nonché dall’invaso erroneamente denominato dalla “narrativa” corrente laghetto di Teodorico». E questo perché «l’invaso nella sua attuale forma e consistenza è il risultato di una recente opera idraulica realizzata dal proprietario dell’area sulla quale insiste» si legge nelle carte. L’argomentazione di Marcucci è abbastanza clamorosa e sarebbe sostenuta con l’assenza del laghetto nella cartografia storica, dalla quale l’indagine di parte avrebbero rilevato «esclusivamente un fosso interpoderale inserito in una naturale depressione del terreno, nell’area dei Pozzaccheri, così denominati per il ristagno melmoso e fangoso invernale causato dalla scarsa pendenza».
E ancora. Per gli accertamenti dell’avvocato «l’unica struttura di rilevanza storico-archeologica dell’area consiste nel cunicolo drenante sotterraneo, che non lambisce la Zauni né la restante proprietà» dei suoi assistiti. Marcucci, poi, scrive pure delle «preoccupazioni per l’impatto sulla fauna in prossimità dell’invaso: non può sfuggire l’alterazione ambientale rappresentata dalla massiccia cortina di capannoni» lì presenti «con evidente inquinamento acustico e luminoso già in corso». Sui manufatti, poi, l’avvocato chiede anche «un accertamento sugli scarichi dei reflui dei capannoni industriali, artigianali e commerciali». Resta comunque il nodo del consumo del suolo, ossia l’altro tema centrale della partita, che però per Marcucci è «viziato da una lettura parziale dell’azione pianificatoria» dell’amministrazione comunale, la quale con gli «indirizzi strategici fissati nella Relazione tecnica illustrativa preliminare ha previsto la trasformazione di circa 200 mila mq di aree agricole in Zauni». Come a dire, appunto, «vi state accanendo su Madonna di Lugo».
Non è così per gli ambientali. Loro nel presidio di lunedì pomeriggio sono tornati a dire: «La nostra posizione è netta, non vogliamo un solo mq di cemento in più né qui né altrove a Spoleto, dove negli ultimi si è già cementificato fin troppo» e semmai «c’è bisogno di un piano strutturale che punti esclusivamente sul recupero e sulla rigenerazione del patrimonio urbano e industriale inutilizzato, che è già immenso».
Sullo sfondo, ma non troppo, resta l’avvio dell’iter per l’apposizione del vincolo paesaggistico sull’area circostante ai 10mila ettari che si vorrebbero trasformare in Zauni, ossia circa 17 ettari. «Riconosciamo al sindaco Andrea Sisti – è stato il messaggio delle associazioni – l’attenzione largamente dimostrata verso le nostre istanze e accogliamo positivamente l’avvio dell’iter, ma il territorio non si tutela un pezzetto alla volta e dire che la Zauni colpirà solo 4.300 mq è una mezza verità che non possiamo accettare». In questo quadro, va precisato che, anche con le mitigazioni previste dalla cosiddetta mozione Filippi di un anno fa, la Zauni scatterebbe sui 10mila mq, ma con l’impegno ad assegnare, in sede di definizione di Prg parte operativa, un basso indice di edificabilità a circa 4.300 mq. Il Comune ha inviato alla fine dell’aprile scorso la pratica alla Regione e sul punto De Luca al presidio di Spoleto si è detto «assolutamente in linea con la richiesta arrivata dal Comune», precisando che «i nostri uffici hanno chiesto delle integrazioni e si sta lavorando per l’istruttoria, che cerchiamo di concludere nel più breve tempo possibile».
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