Marche

i resti del tempio di Giove sotto la chiesa


FANO L’esito degli scavi archeologici di piazza Andrea Costa ha prodotto non uno, bensì due importanti risultati: oltre alla certezza, infatti, che le murature e le colonne venute alla luce appartengono alla basilica di Vitruvio, grazie alla corrispondenza al centimetro con la descrizione che il grande architetto romano fa nel suo “De Architectura”, ha risolto il mistero sulla dedicazione del tempio le cui rovine si trovano sotto l’ex convento di Sant’Agostino. 

Per oltre un secolo questi resti sono stati creduti, da gran parte degli archeologi, pertinenti proprio alla basilica di Vitruvio, anche se nei tempi recenti, l’attribuzione che aveva ricevuto l’avallo di don Guido Berardi, profondo conoscitore delle civiltà antiche e autore di un libricino ricco di coincidenze con le fonti, veniva sempre più messa in discussione. Ora trovata la basilica, si sa, grazie a ciò che Vitruvio stesso scrive nel suo De Architectura, che il tempo che la fronteggia sul lato opposto del foro è dedicato a Giove, il padre di tutti gli dei nell’antica Roma. Ecco risolto il mistero.

In sostanza era il Capitolio della città, l’edificio più importante dal punto di vista religioso e per questo realizzato sul punto più alto (e ancora oggi le quote lo dimostrano) dell’agglomerato urbano. Anche se la dislocazione degli edifici attorno al foro ricalca lo schema classico tipico dell’epoca romana, nella antica Fanum Fortunae non mancano le eccezioni. Prima di tutto la basilica di Vitruvio è un unicum perché dà origine a un nuovo schema che presenta, a parte l’impiego delle colonne giganti, il fronte più largo del suo sviluppo interno; poi il tempio sul lato opposto del foro che sembra abbracci la piazza della città con due ali che, trovando poche repliche, sono inusuali. Grazie alla scoperta della basilica la mappa della parte centrale della città antica prende corpo e verrà ancora più definita dal proseguimento degli scavi in via Vitruvio, dove è stato identificato un nuovo edificio pubblico. Questo rende ancora più interessante e complessa l’opera di valorizzazione.




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