Falconara, esalazioni dall’Api, perito in aula: «Manutenzioni carenti per anni»

FALCONARA – «Il fondo di alcuni serbatoi non era impermeabile. Le criticità, come le mancate manutenzioni, sono andate avanti per anni. Non sono certo nate dall’oggi al domani». Sono gli stralci della lunga testimonianza resa ieri in aula dall’ingegner Gabriele Annovi, perito scelto dalla procura nell’ambito del processo nato dall’inchiesta Oro Nero che vede sotto accusa 17 imputati, tra gli allora dirigenti e tecnici della raffineria Api, i responsabili di settore, capireparto e pure l’ex direttore Arpam.
L’incidente
Al centro, le esalazioni propagate nell’aprile del 2018 dopo l’incidente verificatosi al serbatoio Tk61, con lo sversamento di benzene e l’inclinazione del tetto galleggiante. Tra i reati che muovono il dibattimento c’è il disastro ambientale. Annovi, mostrando documenti, video e fotografie scattate durante i sopralluoghi, nella prima parte della testimonianza si è soffermato sulla manutenzione di quattro cisterne, dove confluivano le “acque di processo”, da considerarsi come rifiuti liquidi speciali. Per la procura venivano trattate e stoccate in modo illecito con l’invio al Tas, impianto di depurazione. Il riferimento al Tk38. «Tutto quello che usciva dal serbatoio andava a finire nel terreno» ha detto l’ingegnere, sottolineando «la mancata impermeabilità del fondo». Stando all’ipotesi accusatoria, ancora tutta da dimostrare, sarebbe stata riscontrata la presenza di acque reflue industriali contenenti idrocarburi nei canali di scolo che attraversano l’area dello stabilimento. Per il perito, per anni si sarebbe omesso di intervenire nella manutenzione di alcuni serbatoi, nonché degli impianti di trattamento delle acque di scarico, e della rete fognaria oleosa. «Il costo delle ispezioni? All’anno circa 350mila euro per ogni bacino di contenimento» ha risposto l’ingegnere alla domanda posta dal pm Pucilli.
La posizione della raffineria: «La società ritiene che il prosieguo della fase dibattimentale offrirà l’opportunità di affrontare in modo completo il contesto dei fatti, nonché di approfondire e chiarire i molti fondamentali aspetti toccati dal perito della procura durante il suo esame e nella relazione che si ricorda essere parzialmente ammessa dal collegio. Con la ferma convinzione che verranno riconosciute la correttezza, l’integrità e la piena liceità del proprio operato, la società ribadisce la volontà di proseguire una collaborazione costruttiva e fattiva con tutti gli enti coinvolti, mantenendo un dialogo aperto e costante con la comunità locale».




