Umbria

Dimensionamento scolastico, il Governo Meloni commissaria l’Umbria


Il governo Meloni commissaria l’Umbria sul dimensionamento scolastico. Stessa sorte per Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana. Ad annunciarlo è la stessa Regione, che con una nota spiega che “la lotta dell’Umbria contro il dimensionamento scolastico, arrivato oggi sul tavolo di Palazzo Chigi, si traduce nella decisione del Governo Meloni di commissariare la Regione e, con essa, la scuola pubblica”. 

Il piano di dimensionamento

Il piano per l’Umbria era di nove accorpamenti in due anni per arrivare a 130 dirigenti scolastici. Poi la giunta regionale ha individuato due ulteriori dimensionamenti – uno a Gubbio e uno a Terni – ma ha contestualmente sospeso l’efficacia dei provvedimenti in attesa dei pronunciamenti dei Tar e del Consiglio di Stato, attesi nei primi mesi del 2026. Una scelta che il Ministero, secondo Barcaioli, non avrebbe però ritenuto sufficiente. Il punto centrale della protesta umbra riguarda la mancata assegnazione di nuove autonomie scolastiche: mentre il Decreto interministeriale n. 124/2025 ha aumentato il numero complessivo degli istituti dotati di dirigenza in Italia, l’Umbria è rimasta ferma a quota 130 autonomie, due in meno di quelle ritenute necessarie dalla Regione. Per questo, la giunta ha depositato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica chiedendo l’assegnazione di due posti in più, contestando le stime ministeriali considerate “penalizzanti” rispetto al reale numero di studenti (oltre 101mila) e alle caratteristiche di un territorio prevalentemente montano, dove la scuola rappresenta spesso l’unico presidio pubblico. 

Il commissariamento

“Dopo aver deliberato sette accorpamenti sui nove richiesti – spiegano la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e dell’assessore all’Istruzione, Fabio Barcaioli – , la Regione si è fermata di fronte a un ricalcolo dei dati ministeriali che ha premiato altre Regioni con nuove autonomie senza riconoscere all’Umbria quelle cui aveva titolo, imponendo tagli che non abbiamo accettato perché ingiustificati e iniqui. In una regione con oltre 101 mila studenti e un territorio prevalentemente montano, dove la scuola è spesso l’unico presidio pubblico rimasto, la scelta è stata quella di non ridurre ulteriormente. Noi non tagliamo, e per questo veniamo commissariati”. E ancora: “Da oltre un anno chiediamo un confronto con il Governo per avere spiegazioni sui numeri del dimensionamento, sui criteri applicati e sulla distribuzione delle autonomie scolastiche. Non abbiamo mai ricevuto risposta, ma solo pressioni. Nessun tavolo, nessuna disponibilità a discutere. L’unica convocazione arriva ora, non per chiarire, ma per commissariare”.

Secondo Proietti e Barcaioli “le regioni convocate oggi a Roma, per lo stesso motivo, sono Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria, tutte amministrate dal centrosinistra. Nessuna Regione di destra subisce lo stesso trattamento. È evidente che si tratta di una scelta politica più che tecnica”.

Il governo, proseguono, “giustifica l’operazione richiamando gli obiettivi del Pnrr, ma il Piano di ripresa e resilienza, sul dimensionamento, nasceva con l’ottica di riordinare il sistema scolastico, non certo quello di praticare tagli indiscriminati. La nostra battaglia contro il dimensionamento è un’importante questione di principio e di sostanza. Abbiamo appena attraversato un triennio segnato da tagli pesanti: meno docenti, meno personale Ata, una riduzione delle risorse per i servizi educativi 0-6 anni, meno dirigenti scolastici e meno dirigenti amministrativi. Un impoverimento progressivo che ha già inciso sulla qualità e sulla tenuta del sistema pubblico dell’istruzione. Ecco perché è necessario porre uno stop a questa politica e scongiurare l’avvio di un nuovo triennio in cui la scuola venga ulteriormente depotenziata”. L’Italia, sottolineano, “è ultima in Europa per investimenti in istruzione con solo il 7,3% della spesa pubblica e il 3,9% del Pil. In questo quadro, il Governo non investe, ma riduce la presenza della scuola pubblica nei territori più fragili e aumenta il numero di studenti per classe nelle grandi città”.

L’Umbria, concludono, “viene colpita in modo particolarmente penalizzante ma non ci siamo piegati alla minaccia del commissariamento e ci siamo presentati davanti al ministro Giuseppe Valditara a testa alta, rivendicando il diritto dell’Umbria a non subire tagli ulteriori rispetto a quelli già imposti. Una posizione che continueremo a difendere sia sul piano giuridico, con il ricorso al Presidente della Repubblica, sia su quello politico. Il futuro della scuola merita questa battaglia”.


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