Lazio

l’assessore Patanè smentisce la bufala virale

Una catena di messaggi, un elenco infinito di strade e la paura, molto concreta, di una pioggia di multe. Ma questa volta WhatsApp ha esagerato.

A spegnere l’allarme che nelle ultime ore ha fatto tremare migliaia di automobilisti romani è dovuto intervenire direttamente l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, con una smentita netta: «È una colossale bufala».

Il messaggio virale parlava di una raffica di nuovi autovelox appena entrati in funzione in tutta la città. Un tam tam incontrollato che ha generato confusione e allarmismo, ma che non trova riscontro nella realtà dei fatti.

Gli unici autovelox davvero attivi

Per fare chiarezza, l’assessorato ha messo nero su bianco quali sono gli unici dispositivi effettivamente operativi e autorizzati a sanzionare:

  • Via Isacco Newton: i velox sono regolarmente accesi e funzionanti.

  • Tangenziale Est: i dispositivi, in entrambe le direzioni, sono attivi dal 15 dicembre e multano senza eccezioni.

  • Via Aurelia (ANAS): i rilevatori di velocità presenti su vari tratti della statale sono attivi da tempo e non dipendono dal Comune, ma da Anas.

Tutto il resto, assicura il Campidoglio, non corrisponde al vero.

La fake list e il caso via del Mare

Tra i punti più citati nel messaggio che continua a rimbalzare di chat in chat c’è via del Mare. Qui il sistema Tutor esiste, ma non è ancora in funzione: nessuna sanzione viene emessa al momento.

Quanto alle altre strade indicate nella lista virale, nella maggior parte dei casi non esiste alcun nuovo dispositivo di controllo attivo, né risultano recenti attivazioni da parte della Polizia Locale.

L’invito del Comune: “Verificate prima di condividere”

Da Palazzo Senatorio arriva anche un appello ai cittadini: evitare di diffondere informazioni non verificate che alimentano confusione e panico inutile.

L’attivazione di nuovi autovelox, ricordano dal Campidoglio, segue procedure precise, viene sempre comunicata attraverso i canali ufficiali e accompagnata dalla segnaletica prevista dalla legge.

Morale della storia: prima di frenare per paura della multa, meglio frenare la condivisione delle bufale.

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