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Ca’ Dario, il palazzo veneziano “maledetto” in vendita da Christie’s – Forlì24ore.it

Ca’ Dario è uno tra i più antichi e famosi del centro storico di Venezia ed è noto per la presunta maledizione che graverebbe sui suoi proprietari e che sarebbero destinati alla rovina economica o a una morte violenta (foto Shutterstock)

Trattive riservate per l’immobile che fu anche di Raul Gardini

Dalla seconda metà del Quattrocento affaccia sul Canal Grande di Venezia Ca’ Dario, un edificio dal peculiare fascino architettonico ma «maledetto» e che fu anche di proprietà di Raul Gardini. L’edificio è tra i più antichi e famosi del centro storico, nonché noto per la presunta maledizione che graverebbe sui suoi proprietari e che, secondo la leggenda, sarebbero destinati alla rovina economica o a una morte violenta. “Una vecchia cortigiana piegata sotto il peso dei suoi monili”, ebbe a scrivere di lui Gabriele D’Annunzio. E oggi la prestigiosa Ca’ Dario è  ancora in vendita (trattative ovviamente riservate e prezzo non comunicato) e ne segue il percorso Christie’s International Real Estate.

La sua storia

Il palazzo fu fatto costruire nel 1478, su una struttura gotica preesistente, all’architetto Pietro Lombardo per volere del diplomatico veneziano reduce dal successo come ambasciatore presso la corte ottomana, Giovanni Dario, alla cui morte fu lasciato in eredità alla figlia Marietta. Dopo la prematura scomparsa di quest’ultima, Ca’ Dario passò nelle mani del marito, Vincenzo Barbaro, rimanendo di proprietà della famiglia fino al 1836. Da quel momento ebbe inizio un incessante susseguirsi di passaggi di proprietà, accompagnati da una serie di disgrazie capitate agli acquirenti (tra aristocratici, collezionisti, finanzieri e figure eccentriche) che portano soprattutto i più superstiziosi a credere sia veramente maledetto. Tra essi Arbit Abdoll, un ricco commerciante armeno di pietre preziose, che però nel 1838 fu costretto a vendere l’edificio allo studioso inglese Rawdon Brown, il quale, a sua volta, lo rivendette quattro anni dopo senza aver completato i suoi costosi lavori di restauro.

Ca’ Dario venne dunque acquistata da uno sconosciuto nobile ungherese ma presto rivenduta a un ricco irlandese di nome Marshall, che a sua volta la vendette nel 1896 alla contessa francese Isabelle Gontran de la Baume-Pluvinel, che la fece restaurare e vi si stabilì, con la sua amica Augustine Bulteau. Nel medesimo periodo a Ca’ Dario soggiornò a lungo il poeta francese Henri de Régnier, invitato dalla stessa contessa, finché una grave malattia costrinse entrambi ad abbandonare Venezia.

Una bellezza che si è fatta arte

L’enigmatica bellezza dell’edificio suscitò l’interesse di molti artisti, scrittori e storici nel corso del tempo, tra cui Gabriele D’Annunzio e John Ruskin, che ne descrisse le decorazioni marmoree con dovizia di particolari; mentre nel 1908 Claude Monet scelse proprio Ca’ Dario come soggetto per una serie di suoi dipinti tipicamente impressionisti, realizzati tutti dalla stessa prospettiva ma con condizioni di luce diverse. “Il Dario è ricoperto di graziosissime piccole lastre di marmo e cerchi scolpiti”, scrisse Henry James, che visitò regolarmente Venezia dal 1896 al 1907. È composto da pezzi squisiti, come se ce ne fossero stati solo abbastanza per renderlo piccolo, tanto che, nella sua estrema antichità, assomiglia molto a un castello di carte tenuto insieme da una solidità che sarebbe fatale toccare”.

Di mano in mano

Nel primo dopoguerra Ca’ Dario venne acquistata da Charles Briggs, un miliardario americano, che tuttavia la vendette dopo breve tempo, lasciando per sempre Venezia. Dopo un lungo periodo di semiabbandono, nel 1964 l’acquisto dell’edificio fu proposto al tenore Mario Del Monaco, che tuttavia rinunciò alla trattativa.

Nel 1968 Ca’ Dario venne acquistata all’asta dal ricco nobile torinese Filippo Giordano delle Lanze, antiquario di grande fama, il quale fu assassinato la sera del 19 luglio 1970 nella sua camera da letto al primo piano del palazzo da un giovane marinaio croato di nome Raoul Blasich, con il quale intratteneva una relazione omosessuale.

Il palazzo venne poi acquistato nel 1976 da Christopher “Kit” Lambert, manager del celebre complesso rock britannico The Who, innamoratosi del suo aspetto romantico, decadente e malinconico. Egli, affascinato da questo edificio, si occupò di un ulteriore e importante restauro nel 1977, dove per l’arredo degli interni fu incaricato Giorgio Pes, arredatore del film Il Gattopardo. Tuttavia nel 1978 Kit Lambert vendette Ca’ Dario al ricco uomo d’affari veneziano Fabrizio Ferrari, proprietario della Bavaria Assicurazioni, che vi si trasferì con la sorella Nicoletta. In questi anni Ca’ Dario visse un periodo di grande mondanità, ospitando rinomate feste e sontuosi ricevimenti ai quali presero parte uomini politici come Henry Kissinger e Giulio Andreotti ma anche attori italiani e noti imprenditori come Silvio Berlusconi.

Alla fine degli anni ottanta Ca’ Dario venne acquistata dal celebre imprenditore e finanziere Raul Gardini, intenzionato a farne dono alla figlia Elisabetta. Alla morte di Raul Gardini, suicidatosi nel 1993, il palazzo restò a lungo senza un acquirente ma venne affittato saltuariamente a facoltosi inquilini. Nel 1996 il celebre regista e attore americano Woody Allen dimostrò interesse per l’acquisto dell’edificio, ma infine desistette.

Nel 2006 Ca’ Dario è stata acquistata da una società americana e vi sono stati svolti lunghi lavori di restauro volti al recupero della facciata e al consolidamento strutturale a carico di una società immobiliare lodigiana.

Ma ora Ca’ Dario è ancora in vendita, come si legge sul sito di Christie’s International Real Estate, che ne gestisce la trattativa insieme a Dimora Italia Real Estate, e così lo descrive: quattro piani, per un totale di oltre 3mila metri quadrati, si nascondono dietro la facciata rinascimentale, decorata con intarsi circolari in marmo policromo e realizzata in pietra d’Istria con influenze orientali, la cui sorella, che dà su Campiello Barbaro, presenta invece archi trilobati gotici, camini e loggia terrazzata. «Un grande progetto di ristrutturazione alla fine del XIX secolo ha interessato la scala, i camini esterni, le stufe in maiolica e le raffinate sculture nella sala da pranzo al secondo piano nobile, oltre a un importante intervento di stabilizzazione e sostituzione del marmo sulla facciata».


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