Lazio

Per don Pietro Todini

Scrivo poche righe mentre preparo la celebrazione di domani mattina per don Pietro Todini.

Quando arrivai a S. Tommaso d’Aquino negli ultimi giorni di agosto del 2016, fui accolto dal parroco uscente don Andrea Carosella con gran gentilezza.

Un paio di giorni dopo mi arrivò la telefonata di un certo don Pietro: «Sono l’ex parroco di S. Tommaso, posso venirla a trovare?» Lo incontrai in parrocchia pochi giorni dopo e ricordo ancora come una parrocchiana ci spiasse divertita dal corridoio.

Il nostro colloquio dovette essere quasi uno sketch comico per chi origliava: io abituato a parlare molto velocemente, passando in un momento dal serio al faceto, e lui lento – quasi esasperante per le mie abitudini – e pacato, che sembrava pesare ogni singola parola. Mi descrisse parrocchia e parrocchiani con gran precisione e fu molto prezioso per me.

Avevamo diversi punti in comune, tra cui l’essere entrambi approdati al sacerdozio in età matura, ordinato lui a 43 anni e io a 42. Era avvocato e, mi è stato raccontato in questi anni, più volte ebbe modo di mettere questa sua formazione a vantaggio di persone povere o in difficoltà.

Appena arrivato, dovetti sentire ancora e ancora, come d’altronde era giusto per il nuovo arrivato, tutte le storie degli esordi e dello sviluppo di Tor Tre Teste, e in tutte vi era coinvolto don Pietro.

C’è poco da fare, è stato parroco in quella che a quel tempo era l’unica chiesa del quartiere, dal 1976 al 2008, e non si può proprio dire che sia stato con le mani in mano.

In questi anni, soprattutto nei primi, ho avuto modo di incontrarlo più volte, vuoi per qualche funerale di persone con cui era rimasto in contatto, vuoi per qualche più raro battesimo, vuoi perché io non mancavo mai di informarlo delle feste e dei momenti forti della parrocchia.

Non lo invitavo, lo informavo solamente, perché, gli dicevo, «questa parrocchia continua ad essere casa tua» e lui, finché la salute glielo permise, non mancò mai al pranzo organizzato dalla Caritas il 6 gennaio ogni anno.

La casa è dove ci sono gli affetti, in particolare dove sei stato tu a dare inizio a quella comunione di persone, e lui aveva tirato su dal nulla la parrocchia, e intendo sia l’edificio, sia la comunità.

Sapevo che un gruppo di persone lo andava regolarmente a trovare e ne ero felice: è bello immaginare che quei legami che hai stretto per tanti anni non vadano perduti, è bello che si riconosca a un sacerdote la paternità spirituale da parte di chi ha conosciuto la fede, o l’ha consolidata, per mezzo suo.

Era venuto a Tor Tre Teste quando c’erano ancora pochi palazzi. Lui viveva in appartamento e  le attività parrocchiali erano a piano terra vicino ai negozi.

La svolta fu la visita di Giovanni Paolo II nel 1981, con la Messa in quella rotonda di via Davide Campari che è ora di fronte alla chiesa.

Pochi giorni prima dell’attentato a piazza S. Pietro, l’attentatore già era pronto a sparare, perché lo si vede in una fotografia scattata quel giorno proprio lì alla rotonda, ma per il momento il cuore di tutti era pieno di gioia per quella visita e per la promessa del papa della prossima costruzione della parrocchia.

Fu l’anno seguente a vedere la posa della prima pietra e nel 1988 finalmente Tor Tre Teste ebbe la parrocchia “S. Tommaso d’Aquino”.

Posso solo immaginare quanto  lavoro abbia comportato per don Pietro questo periodo e quante energie ci vollero per far nascere una Caritas gestita da gente ben preparata, dare inizio alle iniziative dell’Avis e degli scout e mettere su un Centro Anziani animato dai giovani. 

A sentire in questi anni i racconti di tante persone, don Pietro mi appare come sacerdote da cui prendere esempio: pacato e riflessivo, lo si dice sempre presente e disponibile ad ascoltare chiunque ne avesse bisogno, affianco sempre a chi vivesse un dolore, con un’attenzione particolare verso anziani e malati.

La figura non è quella però di un santino da immaginetta, perché mi si racconta anche della capacità di assumersi compiti ingrati, di rimettere in careggiata, anche con forza se necessario, coloro che stavano andando fuori del seminato.

Tanti gli devono tanto, qui a Tor Tre Teste e in ogni luogo dove sia stato, e io devo a lui e al suo successore di aver trovato spianata la strada per il mio parrocato.

È morto il 30 dicembre 2025 e i funerali saranno domani 3 gennaio 2026 alle 11 presieduti dal Cardinale Vicario di Roma, mons. Baldassarre Reina. Prevedo tantissima gente, dal suo collaboratore di un tempo e ora vescovo mons. Filippo Ciampanelli, ai numerosi sacerdoti amici, compagni di seminario e suoi viceparroci, e a tanta gente che gli vuole bene e accorrerà numerosa.

Il mio omaggio per lui è preparare al meglio la cerimonia con l’aiuto dei parrocchiani più assidui, a gloria di Dio e a ringraziamento del caro don Pietro.

Ringraziamo il Signore di avercelo dato e chiediamo al Signore che continui ad ascoltare le sue preghiere per coloro che vivono e vivranno nei prossimi anni a Tor Tre Teste, e in particolare per i suoi parrocchiani di S. Tommaso d’Aquino.

Scusate, vado a preparare…

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