Puglia

Foraggi idroponici e oli essenziali per i bovini: il progetto di Uniba

Un progetto di ricerca durato trenta mesi che ha consentito a Università e aziende specializzate nella produzione di carni, latte e derivati di lavorare spalla a spalla. Uno studio che definisce protocolli produttivi, alimentari e tecnologici in grado di ottenere carne e formaggi con durata di conservazione più lunga, riducendo l’impatto ambientale senza dimenticare il benessere animale. È quanto raggiunto da ‘One Health-One Welfare-One World’, il progetto che, con l’introduzione di foraggi idroponici di orzo e piselli, e un mix di oli essenziali estratti da alloro e carciofi, aiuta anche la sostenibilità e tutela la salute del bestiame e dei consumatori.

Infatti il campione di 100 volontari che ha partecipato alla ricerca, ha mostrato che l’assunzione di prodotti lavorati secondo i protocolli del progetto, hanno provocato un maggiore beneficio per i batteri buoni dell’intestino. I risultati dello studio saranno presentati l’11 dicembre alle 10.30 negli spazi dell’azienda Matarrese di Alberobello (Bari).

In particolare, la ricerca del dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Bari – capofila del progetto – ha testato protocolli alimentari basati su foraggi verdi, piante officinali e integratori naturali. Le prove in vitro hanno utilizzato oli essenziali di rosmarino, alloro e origano, insieme a fitoestratti di carciofo ricavati da sottoprodotti di varietà locali. Le simulazioni di fermentazione ruminale hanno messo in evidenza che piccole dosi di questi estratti naturali migliorano la digeribilità e contribuiscono alla riduzione delle emissioni di metano: in particolare l’olio essenziale di alloro e l’estratto di carciofo di Mola tardivo si sono dimostrati i più efficaci.

Il dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Bari è stato affiancato delle Università del Molise e di Teramo e da una decina di imprese del settore. Tra le novità introdotte dalla ricerca, ci sono microcapsule rumino-protette che massimizzano l’effetto antimicrobico e antinfiammatorio negli animali. È risultato anche minore l’impatto degli allevamenti perché la coltivazione idroponica alimentata da reflui zootecnici, ottimizza il consumo idrico ed energetico e produce foraggi freschi dall’elevato valore nutrizionale. Formaggi e carni così prodotte, hanno un contenuto lipidico ridotto e sono più ricchi di fibre. Tutte le procedure e i protocolli sviluppati sono stati certificati e potranno essere adottati dalle aziende per qualificare la produzione secondo criteri verificabili e riconosciuti.

“Il progetto dimostra come la ricerca multidisciplinare possa generare innovazioni concrete per migliorare la qualità delle produzioni, il benessere degli animali e la sostenibilità delle filiere”, afferma il responsabile scientifico, Pasquale De Palo evidenziando che “i risultati ottenuti aprono la strada a futuri sviluppi industriali e alla possibilità di trasferire le innovazioni ad altre filiere del settore agroalimentare, confermando il ruolo degli atenei italiani come motore strategico di innovazione sostenibile”.




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