salvati padre, madre e quattro figli
FANO Si sono salvati, paradossalmente, grazie al malessere accusato dalla figlia maggiore, una diciottenne, che alle 5 di ieri mattina si è svegliata per un disagio intestinale, con nausea e senso di vomito. Si è alzata dal letto ed è caduta priva di sensi.
Le esalazioni di una stufa
Un’intera famiglia composta da padre, madre e quattro figli l’altra notte a Falcineto è rimasta intossicata dal monossido di carbonio. Il gas tossico e potenzialmente letale, inodore, incolore e insapore, è stato prodotto da una stufetta usata per scaldare la casa di notte, alimentata da gas propano liquido.
L’allarme è scattato per lo svenimento della ragazza; vedendo che stavano male anche gli altri figli, i genitori hanno capito che c’era un grave problema sanitario che coinvolgeva l’intera famiglia di origine tunisina e con l’auto propria sono andati tutti al pronto soccorso di Fano. Sono stati presi in carico il padre di 50 anni, la madre di 41, due ragazze di 18 e 17 anni, un ragazzino di 14 e un bambino di 9 anni.
Le analisi del sangue hanno rivelato la natura dell’intossicazione. Le ragazze, più esposte alle esalazioni della stufetta, avevano la carbossiemoglobina (l’unione tra il monossido di carbonio e l’emoglobina, assente in condizioni di salute) intorno al 33%: ciò significa che il sangue per un terzo non portava più ossigeno ai tessuti. Gli altri familiari avevano valori compresi tra 7 e 9%.
Il controllo dei vigili del fuoco
Attraverso le ambulanze del 118, tutta la famiglia è stata trasportata d’urgenza nel centro iperbarico di Ravenna affinché fosse sottoposta a una specifica terapia di disintossicazione a base di ossigeno. Contemporaneamente, il pronto soccorso ha allertato i vigili del fuoco, che nell’abitazione di Falcineto hanno rilevato la presenza del monossido di carbonio (generato dalla combustione in un ambiente con ossigeno insufficiente) causato dal malfunzionamento della stufetta o dalla mancata aerazione dei locali.
Doppia terapia di ossigeno
«L’emergenza è stata gestita dal coordinatore infermieristico Devid Masala – ha comunicato il direttore sanitario del centro iperbarico di Ravenna, Pasquale Longobardi -. I sei familiari sono stati trattati per due ore nella camera iperbarica con una pressione quasi 3 volte superiore al normale».
«Ora la carbossiemoglobina non c’è più nel loro sangue, perciò sono tornati al pronto soccorso di Fano, dove restano in osservazione in prognosi riservata fino a domani (oggi, ndr), quando devono tornare da noi per un altro trattamento di sicurezza affinché il monossido di carbonio non attivi il sistema immunitario con danni cerebrali a lungo termine. Poi – conclude il dottor Longobardi – potranno tornare a casa, salvo sottoporsi a controlli tra 40 giorni».




