Marche

oggi il marito (in carcere) dovrà spiegare perché Sadjide doveva morire


MONTE ROBERTO Si terrà questa mattina alle 9, da remoto, in collegamento video con il carcere di Montacuto l’udienza di convalida dell’arresto di Nazif Muslija, il 50enne macedone accusato dell’omicidio volontario aggravato della moglie Sadjide Muslija, 49 anni, a Pianello Vallesina. Oggi sarà sentito dal gip del Tribunale di Macerata Daniela Bellesi, per competenza territoriale, poiché è stato trovato e arrestato a Matelica.

La fuga

Il macedone, dopo quasi 30 ore di fuga dall’abitazione in via Garibaldi dove aveva massacrato la moglie con un tubo d’acciaio, sfondandole il cranio mentre si trovava a letto, si era rifugiato in un bosco in località Sant’Anna a Vinano, frazione di Matelica. Lì, aveva scavato una fossa e sistemato un sacco a pelo, con una coperta e dei viveri. Qui è stato trovato da un passante con il cane, mentre tentava di impiccarsi a un albero, ed è stato salvato. Su di lui pendeva un fermo di indiziato di delitto e un mandato di cattura internazionale emesso dalla Procura di Ancona. Fin da subito infatti, tutti i sospetti si sono concentrati su di lui, che nei due anni passati aveva vessato la moglie con maltrattamenti e violenze, arrivando l’aprile scorso ad aggredirla con un’ascia. Dopo l’arresto, il patteggiamento con la condizione di sottoporsi a un percorso di recupero per uomini maltrattanti che non ha mai iniziato perché i posti erano tutti pieni.

Il riavvicinamento

Nonostante tutto Sadjide lo aveva riaccolto in casa, dopo aver stracciato i documenti della separazione. Perdono? Forse la sarta 49enne sperava in un cambiamento reale, anche se c’è chi – come la datrice di lavoro – sostiene che in realtà fosse terrorizzata dal marito e non avesse altra scelta (pure per ragioni economiche) per trovarsi un’altra sistemazione.

Mercoledì mattina il marito falegname, impugnando un tubo innocente, di quelli usati nei cantieri, l’ha aggredita sorprendendola a letto. Dai sopralluoghi degli investigatori nell’abitazione emerge un quadro più chiaro della scena del crimine: sembra che la vittima fosse in pigiama, ancora sotto le coperte, rannicchiata. I colpi, ripetuti e severi, sono stati sferrati con brutale ferocia mirando alla testa tanto da sfigurarla. Sarà l’autopsia a stabilire se la donna sia stata sorpresa nel sonno – questa l’ipotesi per cui propendono gli investigatori – o se abbia cercato di difendersi.

Nella camera era tutto in ordine. L’abitazione, così come la Mercedes della donna e la Smart con cui il marito si è allontanato, sono sotto sequestro, come l’arma del delitto trovata in giardino. «Silenzioso e collaborativo», così i carabinieri del comando di Macerata hanno descritto Nazif quando, giovedì notte, è stato dimesso dall’ospedale di Camerino e portato a Montacuto. Era stato trovato privo di conoscenza, dopo aver tentato il suicidio, ma nelle ore successive le sue condizioni si sono stabilizzate tanto da essere dimesso dopo poche ore. E’ stato trovato da un uomo che girava con il cane per i boschi. Forse Nazif, sentendo qualcuno avvicinarsi, si è sentito braccato. E avrebbe deciso di farla finita. Il fatto che è stato dimesso in poche ore, ha lasciato spazio alla supposizione che quel tentativo di suicidio potesse essere una messinscena per alleggerire la sua posizione giudiziaria, ipotesi che però gli inquirenti non confermano. Durante il trasporto all’ospedale, nei colloqui con i carabinieri ha ammesso di essere stato lui a uccidere la moglie. Avrebbe anche detto che l’ha fatto per paura che lei l’avrebbe rimandato in carcere. Dichiarazioni tutte da verificare ed eventualmente confermare oggi in presenza del suo avvocato, Antonio Gagliardi.




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