17 anni per una sentenza definitiva non sono un lasso di tempo accettabile
di Roberto Celante
Recita l’art. 111 Cost.: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. (…) La legge ne assicura la ragionevole durata“. Invece, la sentenza definitiva per la strage di Viareggio è arrivata soltanto dopo diciassette anni.
Al di là del verdetto finale, 17 anni per arrivare ad una condanna definitiva non sono un lasso di tempo accettabile. Perché, non potendo più pronunciarsi su reati nel frattempo prescritti, la sentenza della Cassazione non può fare piena giustizia. Perché, con i feriti, i parenti delle vittime e gli imputati, nel frattempo invecchiati, tale sentenza assolve ad una funzione più simile a quella di un documentario Rai che a un atto di giustizia. Perché la società intera non merita di rimanere tanto a lungo in attesa della verità, senza rischiare di perdere fiducia nel sistema giudiziario.
Non c’è un solo modo per violare la Costituzione: quello più evidente è sviluppare una norma in aperto contrasto con essa; quello più grave è legiferare in modo da togliere, di fatto, alla Costituzione il primato nel nostro ordinamento. Un diritto processuale costruito per risultare palesemente inefficiente svilisce il senso del principio della ragionevole durata del processo, perché frustra l’aspettativa collettiva sull’effettività di tale principio.
E se il popolo perde fiducia in un principio costituzionale, tenderà a considerare con disincanto l’intera Carta e il patto sociale di cui essa è garante. Ciò significa che aumentano i rischi di: calpestare i diritti altrui, sottrarsi ai propri doveri, preferire la vendetta privata.
Cosa si può fare per invertire la tendenza? Intervenire sia sul diritto processuale penale, sia sul potenziamento della macchina giudiziaria.
Nel solco del primo ambito, gioverebbe innanzitutto eliminare l’udienza preliminare, che non è altro che un processo sull’impianto accusatorio, volto a verificare se esso consenta al pm di sostenere l’accusa: lo stesso giudizio può ben essere lasciato al giudice di primo grado, nelle prime udienze.
Eliminare, inoltre, la Riforma Cartabia, che per i reati commessi dal 2020 ha introdotto l’improcedibilità per il processo d’appello che non si concluda entro due anni, e per il processo in Cassazione che superi l’anno. Eliminare questa norma non velocizzerebbe l’iter dei tre gradi di giudizio, ma impedirebbe di fermarsi, avendo comunque buttato anni di sforzi per ricercare la verità e deprimendo il bisogno collettivo di giustizia.
Sul piano del miglioramento del sistema giudiziario, è presto detto: aumentare la capacità ricettiva dei tribunali e l’organico della magistratura e della polizia giudiziaria e penitenziaria, nonché implementare l’edilizia carceraria, che peraltro ha una necessità estrema di sviluppo, considerato il fenomeno del sovraffollamento degli attuali istituti.
Non è più quindi il tempo dell’inerzia; eppure, a beneficio di un certo garantismo di comodo, pare che siano in cantiere nuove norme per depotenziare ulteriormente l’istituto della prescrizione. Ciò, del resto, mentre si sta procedendo all’assunzione di alcuni magistrati senza l’obiettivo reale di potenziare l’organico, ma solo per puntellare in qualche modo le uscite per quiescenza.
Se, invece, verrà preferito il mantenimento del vecchio sistema, a frustrazione garantita, andremo incontro in misura esponenziale ad effetti collaterali, quali: il venir meno di freni inibitori, per condotte sia attive che omissive (con conseguente aumento dei reati) per qualsivoglia cittadino; l’autoassoluzione preventiva da parte del reo e l’autoesenzione dai pochi doveri presenti in Costituzione, nonché lasciarsi convincere che dove non arriva la Giustizia può ben arrivare, oltretutto rapidamente, la vendetta privata.
Un sentimento, quindi, di ostilità diffusa verso lo Stato; in particolare verso la magistratura, nonostante sia essa stessa la prima vittima della propria, involontaria, inefficienza.
Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.
Source link




