Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Muse, Beth Orton, Temples (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

MUSE – “The Wow! Signal”
[Warner]indie-rock

I Muse sono una band attenta alle dinamiche culturali e che sfida i generi, capace di incanalare le ansie di ogni epoca — tecnologia, potere, ribellione e identità — in un rock massimalista e da stadio che si evolve con i tempi pur rimanendo inconfondibilmente Muse. Partendo dal nuovo singolo “Be With You”, questa nuova era dei Muse affonda le sue radici nella sperimentazione elettronica e in una curiosità insaziabile. Il WOW! Signal rappresenta un mondo di mistero cosmico, speranza esistenziale e l’esaltante possibilità di entrare in contatto con qualcosa di molto più grande di noi stessi.

BETH ORTON – “The Ground Above”
[Partisan]cantautorato

Da oltre 30 anni, Beth Orton è la nostra antenna verso il cosmo, la poetessa ufficiale di forze troppo vaste per essere colte tutte in una volta. A testimonianza della sua maestria artistica, “The Ground Above” è l’opera musicale più diretta e senza compromessi che Orton abbia mai realizzato; urgente, cruda, incarnata ed emotivamente audace, si muove tra l’espressione subconscia e un’arte compositiva ampia e senza tempo. La sua voce, che spazia dall’incantesimo sussurrato al lamento primordiale, trasmette allo stesso modo melodie che richiamano la forma classica del repertorio canoro. In tutto l’album, Orton racconta la sopravvivenza e il rinnovamento, la maternità e l’identità, il disagio politico e la scelta continua di restare – nell’amore, nell’arte e nel mondo.

TEMPLES – “Bliss”
[V2]psych-rock

Il nome dei Temples è ormai sinonimo di una band dallo spirito avventuroso, costantemente alla ricerca di nuove idee. Nel loro quinto album i Temples stravolgono la percezione del quartetto formatosi a Kettering con un disco che si avventura nel territorio dell’elettronica pur rimanendo fedele al proprio DNA. Melodie euforiche e malinconiche della dance music della fine degli anni ’90 si fondono con riff e loop dalle sfumature psichedeliche per creare qualcosa di nuovo. Sebbene la band non abbia vissuto in prima persona la cultura rave della fine degli anni ’90, “Bliss” canalizza l’euforia agrodolce di quell’epoca, traendo ispirazione da Faithless, Underworld, Prodigy, Air, Röyksopp, Moby, Massive Attack, Orbital, Portishead e altri ancora. La musica psichedelica e la dance condividono un legame naturale, con ripetizioni, loop e stati simili alla trance che costituiscono le fondamenta dell’album.

IBEYI – “Offering”
[Kainde Nay D Ya Ibeyi]alt R&B

Lanciate da Pitchfork, citate da The Fader e presenti nell’album “Lemonade” di Beyoncé, le Ibeyi tornano con “Offering”, il loro quarto album e il più audace di sempre. A quattro anni di distanza da “Spell 31”, questo progetto di 12 brani segna la loro prima uscita come artiste indipendenti: un viaggio alla riscoperta attraverso percussioni travolgenti, armonie delicate e testi cantati in inglese, francese e spagnolo. Realizzato interamente all’Avana con artisti locali, “Offering” è un invito a lasciarsi andare, a tornare a casa e a evolversi.

CHANEL BEADS – “Your Day Will Come”
[Jagjaguwar]alternative

Questo straordinario progetto segna l’arrivo del musicista newyorkese Shane Lavers come nuova forza nel panorama della musica sperimentale, catturando le molteplici contraddizioni dell’esistenza moderna e la strana infinità del mondo digitale. Le canzoni sembrano un ricordo in cui non si riesce a distinguere tra ciò che è realmente accaduto e ciò che era una falsa riproduzione nella propria mente — sebbene l’emozione bruciante rimanga intatta. Lavers si è spinto a spogliare “Your Day Will Come” del proprio senso di ego. In tutto l’album, Lavers intreccia i contributi dei suoi compagni di band dal vivo, la cantautrice Maya McGrory (Colle) e lo strumentista sperimentale Zachary Paul, che aggiungono i propri strati di sentimento. Mentre McGrory offre un timbro più corposo e Lavers canta spesso con la sua voce di testa più acuta, i due collaboratori si incontrano a metà strada; è un intreccio di identità o un desiderio inconscio di androginia. In questo spazio sfuggente, prospettive diverse si fondono insieme, e dalla fusione di queste voci nasce un senso di empatia e umiltà.

THE PRETTY RECKLESS – “Dear God”
[Fearless Records]alt-rock

Il quinto album in studio dei Pretty Reckless ripropone ancora una volta le voci accattivanti e la straordinaria maestria musicale che i fan amano da oltre un decennio. In un messaggio carico di emozione rivolto a un potere superiore, “Dear God” trasmette una sincerità cruda e un coraggio senza pari. Dalla sinistra “For I Am Death” alla vulnerabile ma piena di speranza “When I Wake Up”, gli ascoltatori vivranno sicuramente un vero e proprio turbinio di emozioni.

DEAD PIONEERS – “Wagon Burner”
[Hassle]punk

“Wagon Burner”, il temibile terzo album della band è descritto come «più collaborativo», è un lavoro più pesante, più duro ma anche più accessibile, con ritornelli feroci sparsi nella mischia punk-rock e apparizioni di ospiti affini come i Cheap Perfume (“Nazi Teeth”),
The Interrupters (nell’inno da cantare a squarciagola “Never Alone”) e, per tornare alle origini del gruppo, gli Sleaford Mods (nel brano “The Worst Among Us”, che brucia lentamente ma intensamente). Il mondo potrà anche diventare ogni giorno più cupo, ma i Dead Pioneers sono all’altezza di questa situazione miserabile, diffondendo la loro luce incoraggiante nell’oscurità.

BRUTALISMUS 3000 – “Harmony”
[Columbia Local]elettronica

Nel 2024, i Brutalismus 3000 avevano annunciato il loro secondo album in studio, la cui uscita era originariamente prevista per il 2025. Tuttavia, l’uscita è stata infine posticipata all’inizio del 2026. Il duo berlinese ha recentemente iniziato a inserire nei propri set un numero maggiore di brani con elementi dubstep. Ha inoltre collaborato con l’artista dubstep ISOxo. Ecco quindi che il secondo album dei Brutalismus 3000 è una fusione tra hardcore techno e dubstep.

LAU RO – “Lau”
[Mexican Summer]bossanova

Dopo aver trascorso gli anni della propria adolescenza a San Paolo, in Brasile, Lau Ro si è ritrovato a dover lasciare la propria casa. Trasferitosi con la famiglia in Europa alla ricerca di una migliore qualità di vita, la sua storia era simile a quella di molti immigrati nella stessa situazione. I genitori di Lau Ro trovarono lavoro nelle fabbriche e nel settore delle pulizie, prima nel Nord Italia e poi a Brighton, sulla costa meridionale dell’Inghilterra.

SHANE EMBURY – “Bridge To Resolution”
[Dissonance]alternative

Album di debutto da solista del leggendario bassista e autore dei Napalm Death, Shane Embury. Nato durante un periodo di intensa crisi personale, l’album affronta molti temi tratti dall’autobiografia di Embury del 2023, “Life?…And Napalm Death”, tra cui la lotta contro la dipendenza e i problemi di salute mentale.

BUTTHOLE SURFERS – “After The Astronaut”
[Sunset Blvd Records]alternative

Sull’onda del successo commerciale più inaspettato degli anni ’90, grazie al brano “Pepper”, in vetta alle classifiche del rock moderno, gli eccentrici rocker di Austin Butthole Surfers tornarono in studio nel 1998 per il seguito, “After The Astronaut”. Spingendosi ancora oltre negli esperimenti con l’elettronica, l’hip-hop, i groove acid e altri elementi insoliti, il risultato è un viaggio orbitale vertiginoso che amplia i confini del possibile nella musica rock. Le controversie tra i Butthole Surfers e la Capitol Records impedirono la pubblicazione dell’album, mentre la band si riorganizzò e registrò nuovamente parte del materiale per “Weird Revolution” del 2001, pubblicato dalla Hollywood Records. “After The Astronaut” rimase a prendere polvere, acquisendo col tempo uno status mitico. Un quarto di secolo dopo, i Butthole Surfers stanno realizzando la loro visione per “After The Astronaut”.

KNITTING – “Souvenir”
[Mint Records]indie-rock

Oggi i knitting contano tre membri principali: Dempsey, il batterista Andy Mulcair e la chitarrista e ingegnere del suono Sarah Harris. Il suono “da camera” dell’omonimo mini-album si è evoluto in un ibrido tra slacker e grunge, che sa essere martellante e opprimente quando serve, ma lascia spazio anche a momenti di spensierato divertimento.

HARMONY TIVIDAD – “Lifetime”
[KRO Records]indie-pop

Harmony Tividad, conosciuta per essere nei Girlpool, dice:”Da bambina ero ossessionata dalla musica pop e dalla cultura pop, ma a Los Angeles mi sentivo talmente emarginata che ho finito per odiare le cose che amavo. Credo che, crescendo, abbia superato la percezione che avevo di me stessa, ovvero quella di non avere spazio né di essere accettata nei media mainstream. La mia capacità di accettare e di voler fare certe cose è cambiata. Da ragazzina ero un’emarginata, e credo che questo abbia influenzato la mia mente in un modo davvero assurdo. Ora, fare questo mi sembra di esprimere una parte di me che non ero ancora riuscita a far emergere. Finalmente ho fatto pace con il desiderio di esprimerla“.

ZETSU – “Uomini Siate E Non Pecore Matte”
[autoprodotto]indie-rock

Tre fratelli (due di sangue e uno di spirito) che accende i fuzz, canta, grida e vomita emozioni. Zetsu è un’intenzione nata dal disagio provinciale e dal forte desiderio di rinascere in un mondo che si ostina a rifiutarci. Un progetto fortemente influenzato dalla grande scuola alternative rock italiana di Marlene Kuntz, Verdena, Teatro degli Orrori e della sludge nichilista degli Hate & Merda.
7 brani cantati rigorosamente in italiano per un disco stridente, diretto e centrato sull’incontro tra l’impatto musicale e le parole.

CS CLEANERS – “What’s This?”
[Wharf Cat]art-punk

In “What’s This?”, i CS Cleaners propongono 11 brani di egg punk distorto e dai colori fluo che si scagliano contro l’assurdità della vita contemporanea. La band trae ispirazione dalla scena musicale del downtown newyorkese, dalla prima ondata eterogenea del CBGB fino alle mutazioni e alle decostruzioni del no-wave. Ma sebbene il sound dei CS Cleaners affondi le sue radici in una musica che a volte può risultare severa, il gruppo non si prende affatto sul serio: “What’s This?” è innanzitutto musica da ballo, sebbene in una forma abbastanza selvaggia da adattarsi a questi tempi estremi.

ALIEN NOSEJOB – “How a Mosquito Operates”
[Anti Fade]noise-rock, hardcore

Da tempo noti come una formazione veloce e caotica, vicina al punk e dotata di un meraviglioso senso dell’umorismo, gli Alien Noisejob hanno sfruttato il progetto “How a Mosquito Operates” per gettare uno sguardo rinnovato sull’hardcore e infondergli una nuova, elettrizzante energia. Si può sempre contare su Jake per offrire qualcosa di inaspettato. Adoriamo questo approccio. Nessuna regola! A volte ti ritrovi con una jam synth-punk rilassata, un pezzo rock ’n’ roll dal backbeat spavaldo o, in questo caso, un album hardcore mozzafiato di 17 brani. Ci sono molte influenze diverse mescolate insieme, alcune più evidenti di altre, ma qui non ci sono plagi diretti né pigri esercizi di genere. La gente tende a considerare gli ANJ una band da album concettuali, ma questo è un po’ più libero nel suo approccio. Affrontare alcuni dei classici temi dei testi (alienazione, conformismo, consumismo, antigovernativo / contro la guerra…) con audace disinvoltura e fredda destrezza funge da collante per tenere insieme questo selvaggio mix. È coeso nella sua non coesione: «semplicemente tutto ciò che mi faceva incazzare il giorno in cui l’ho scritto».

DARI BAY – “Surprise Wish”
[Double Double Whammy]alternative

“Surprise Wish” è il secondo album del progetto indie-rock Dari Bay di Burlington, nel Vermont, nonché la prima uscita della band per l’etichetta Double Double Whammy. Sulla scia del disco d’esordio “Longest Day of the Year” (2023), diventato un vero e proprio cult, l’autore Zack James affina il sound del progetto rendendolo più immediato e viscerale: chitarre grintose, ritmi ipnotici e una voce colloquiale che trasmette un senso di intimità e spontaneità. Cresciuto a Brattleboro, nel Vermont, in una famiglia di musicisti, James ha trascorso anni immerso nella scena DIY della regione, suonando con artisti come Lily Seabird e Greg Freeman, componendo con la band Robber Robber e partecipando a tour come membro degli Unknown Mortal Orchestra. Con “Surprise Wish”, distilla quell’esperienza nella sua scrittura musicale più mirata di sempre. Scritto in gran parte da solo nel corso di un anno, mentre James terminava l’università e gestiva diversi progetti contemporaneamente, l’album adotta un approccio grezzo e casalingo. Piuttosto che inseguire l’estetica di un genere, James si è affidato all’istinto e all’immediatezza, costruendo canzoni attorno a idee che sono arrivate all’improvviso e si sono rifiutate di andarsene. Il risultato è un disco che fonde l’alt-rock degli anni ’90, l’indie e lo slacker rock in qualcosa di familiare e al tempo stesso di nuovo e irrequieto.

CHANGE LIFE – “Change Life”
[Meritorio]indie-rock

Change Life è il nuovo progetto creativo di Lawton Browning, polistrumentista, scrittore e leader di lunga data dei Woolen Men, con sede a Portland. Nato nel 2023 all’indomani degli anni della pandemia, il progetto si è affermato come uno spazio collaborativo e fluido incentrato sulla reinvenzione, la sperimentazione e la creatività collettiva. Anziché funzionare come una band fissa, Change Life opera come un collettivo in continua evoluzione composto da musicisti e artisti visivi. L’album di debutto omonimo fonde indie rock melodico, trame lo-fi, pop sperimentale e un songwriting introspettivo attraverso una lente concettuale ispirata alle tradizioni anarchiche e surrealiste. Nel corso dell’album, Browning e i suoi collaboratori esplorano l’incertezza, la trasformazione e il dialogo culturale, mantenendo al contempo un forte senso di immediatezza e libertà creativa. Per gli appassionati di Silver Jews, The Clean, Guided by Voices, The Fall e Pavement.

CASTLEBEAT – “CASTLEBEAT II”
[Spirit Goth]indie-pop

Con “CASTLEBEAT II” attingo dai primi anni del progetto e pubblico un disco per il decimo anniversario, con un taglio sonoro che torna alle origini del sound originale.

PROUN – “Maybe Luck”
[Good English Records]indie-rock

“Maybe Luck”, l’LP di debutto della band proun di Austin, in Texas, è un ritratto del divenire. Scritto per lo più nell’arco di due anni, la cantautrice e chitarrista Jamie Weed ha utilizzato questo disco per esprimere prospettive mutevoli sulla propria identità, sulle relazioni e sui ricordi. Molte delle canzoni di questo progetto riflettono sull’esperienza di trovarsi a diversi anni dall’inizio della transizione e sulla sensazione che la vita sia appena iniziata, ma siano ricche di un contesto che può assumere qualsiasi significato a seconda di come lo si interpreta. Una serie di ricordi che sono stati recuperati e trasformati in storie di gratitudine, frustrazione e accettazione. Sebbene la maggior parte di queste canzoni abbia avuto origine su una vecchia chitarra con corde di nylon, hanno rapidamente ceduto alle aspirazioni di una band rock senza limiti, impegnata in arrangiamenti che mettono in risalto contrasti dinamici e melodie intrecciate, con il bassista Dante Zatto e il batterista e ingegnere del suono Alex Peterson. Ispirandosi al math rock degli anni ’90, alle leggende indie degli anni 2000 e al pop alternativo di oggi, i proun non sono legati a un suono specifico, ma piuttosto a una fedeltà all’espressione radicata nella crudezza e nella vulnerabilità.

THE HOBKNOBS – “Helmets Off”
[THK Records]indie-rock

“Helmets O?” può essere descritto come un tentativo di sincerità. Sebbene al momento della concezione tutte le opzioni siano aperte, il risultato finale rimane spesso essenziale. Gli strumenti entrano in gioco quando servono, ma a quanto pare le canzoni non hanno affatto bisogno di molto altro. Ogni parola e ogni accordo sembrano collocati esattamente nel momento giusto. Forse è proprio questa essenzialità delle canzoni a dare l’impressione che gli Hobknobs si rivolgano direttamente all’ascoltatore. È chiaro che non vogliono che nulla offuschi questa interazione umana. Un’interazione che sembra accompagnarsi a una certa giocosità. Yaël Dekker, che forse conoscerete anche come cantante dei The Klittens, e Arie van Vliet, che un tempo diffondeva il suo messaggio attraverso la band Lewsberg, sono stati descritti in passato come misantropi innamorati. Ascoltando “Helmets O?”, questa descrizione sembra piuttosto azzeccata. Una canzone consolatoria come “The Mind” suona inquietante. Persino le parole sembrano aver perso il loro significato in “Dictionary”. Canzoni che a prima vista sembrano allegre e ingenue, a un secondo ascolto appaiono come suppliche. E “Enarmoured” è forse una canzone di protesta a favore della guerra? Quale guerra vogliono combattere?

GOM JABBAR – “Gom Jabbar”
[Subsound]cyberpunk

Album d’esordio omonimo del duo formato da Fabio Bortolotti (Kenobit) e Federico Trimeri (Stormo). Il progetto combina un Game Boy suonato dal vivo senza elaborazioni e una chitarra distorta: otto tracce a contenuto politico, con testi che affrontano la distopia del capitalismo contemporaneo, alternate a passaggi ambient.

JJEROME87 – “The Canyon”
[Mushroom Records]alternative

JJerome87 è il nome d’arte da solista del cantautore e musicista britannico, frontman della band alt-J, acclamata dalla critica e vincitrice del Mercury Prize e dell’Ivor Novello. Registrato a Los Angeles insieme al produttore Carlos De La Gaza, a un gruppo affiatato di musicisti di sessione e a un trio di cantanti donne, “The Canyon” è una raccolta di brani in stile alt-J caratterizzati da un’energia che spazia dalla California alla Motown, dal blues al gospel.

AARON MF OLSON – “Songs Album II”
[Country Thyme Records]cantautorato

“Songs Album II” è il debutto su Country Thyme Records del musicista di Los Angeles Aaron MF Olson, il suo secondo album di “canzoni da cantare” in poco più di un decennio di carriera discografica. Aaron è un tipo simpatico. A volte può risultare un po’ caustico, ma in questo caso ne fa buon uso. Le sue canzoni mescolano stili testuali satirici, confessionali e sperimentali, mentre la sua musica è tessuta con un tessuto raffinato di sonorità pop/rock colte, classicamente dolci e morbide. Ma soprattutto, “Songs Album II” è musica da ascoltare. La voce di Aaron è dal timbro leggero, delicata e piacevolmente roca, a metà strada tra Jack Nitzsche, Van Dyke Parks, Robert Wyatt e le sue ispirazioni personali: John Simon, Stephen Pastel, Jim O’Rourke e il nipote di Kermit, Robin. E Emmett Otter.

SPACEMOTH – “Inward Eye”
[Greenway Records]space-rock

“Inward Eye” degli Spacemoth è un viaggio attraverso mondi interiori ed esteriori, in cui il pop psichedelico cosmico si fonde con ritmi pulsanti e trame ripetitive ispirate alla natura e alla memoria. Scritto in viaggio e plasmato in movimento, l’album amplia il sound di Maryam Qudus trasformandolo in qualcosa di più dinamico e coinvolgente. Le ore trascorse in tour e dietro la console hanno ispirato “Inward Eye”: una raccolta di brani ipnotici e ciclici che bilanciano precisione e apertura, invitando gli ascoltatori a lasciarsi trasportare attraverso i propri paesaggi emotivi.

GIRL TROUBLE – “As Is”
[K Records]garage-rock

Così com’è. Prendere o lasciare. I Girl Trouble sono rimasti fedeli al loro stile unico di garage rock del Nord-Ovest nella loro città natale, Tacoma, nello Stato di Washington, sin dalla loro fondazione nel 1984. Nel corso di questi 42 anni trascorsi alla ricerca della fama, i Girl Trouble hanno registrato in molti studi di prim’ordine e per diverse etichette discografiche. Negli ultimi 15 anni, la band ha inciso decine di nuovi brani, definendo con precisione il suono che cercavano: qualcosa di più grezzo e più autentico. Qualcosa di nuovo. Pur continuando la sperimentazione, la band ha deciso di riunire tutte le recenti serie di registrazioni in un “affresco rock”. Queste sessioni rappresentano sia i Girl Trouble raffinati e sovraincisi in studio, sia i Girl Trouble dal vivo, senza fronzoli, che hanno sempre voluto catturare su disco. Il risultato è il meglio di entrambi questi stili dei GT e di tutto ciò che sta in mezzo.

TASHA – “You Are Spring!”
[Bayonet Records]R&B

“You Are Spring!” si apre con un intreccio sonoro, voci a cappella che si sovrappongono in una ricca armonia, cantando la “Spring” che dà il titolo all’album. Immediatamente, Tasha ci trasporta lontano dal grigio e monotono inverno in un mondo ricco di immagini e sensazioni di nuova vita. Immaginate: un tripudio di fiori a forma di campana; tonalità rosa cipria, citrino e giallo burro; il cielo limpido, un’immensa distesa di blu; calore ovunque, che accarezza la pelle che ha superato l’inverno e brama un contatto; sollievo dopo la sofferenza; un respiro profondo dopo il soffocamento. «Non morire adesso / C’è vita da scoprire adesso», esordisce. Per Tasha, la primavera è un luogo in cui arriviamo, ma è anche uno stato in cui ci troviamo, un modo in cui siamo diventati. Quando parla di ciò che spera che l’album trasmetta, approfondisce ulteriormente il significato della primavera, dicendo: «È un modo per dire che tu sei ciò che gli altri non vedono l’ora di avere; tu sei ciò che stiamo aspettando; tu sei la cosa più bella». Se l’album precedente parlava di desiderio, di protendersi verso un’abbondanza che sai sta per arrivare, allora “You are Spring!” è un’occasione per fermarsi e assaporare tutto ciò una volta raggiunta la propria pienezza.

CATE KENNAN – “Shadows”
[Kranky]cantautorato

Il secondo album autoprodotto della musicista di Los Angeles Cate Kennan si snoda con la poesia e l’immaterialità del suo titolo: “Shadows”. Dieci brevi brani caratterizzati da tastiere, archi, riverbero e voce, le canzoni oscillano e vagano tra sogno e ninna nanna, con un’atmosfera rosea ma distante. L’album trae ispirazione dal senso di spaesamento provato da Kennan al ritorno, dopo diversi anni di assenza, nel quartiere rustico a nord-ovest di Los Angeles dove era cresciuta: «Vagare in un luogo dove un tempo esisteva la mia vita, ma dove tutto era silenziosamente cambiato con il passare del tempo». L’universo sonoro di Kennan si muove con una bellezza smorzata e torbida, come forme seducenti viste attraverso un vetro macchiato. Nelle sue mani, la foschia è una proprietà trasformativa, che libera la melodia e la memoria in paesaggi ancora inesplorati: «Quello che per me era iniziato come un periodo di nostalgia si è trasformato in un desiderio, non del passato, ma di un luogo che potrebbe esistere da qualche parte oltre l’orizzonte».

LAS ROBERTAS – “All We Need Is Now”
[Kanine]indie-rock, shoegaze

I Las Robertas, gruppo psichedelico costaricano di sei elementi appassionato di suoni distorti, tornano con “All We Need Is Now”, in uscita per Kanine Records. L’album fa seguito a “Love Is the Answer”, pubblicato nel 2023 e prodotto da Owen Morris. “All We Need Is Now” esplora il potere di vivere nel presente: superare la paura, lasciarsi alle spalle il passato e la tristezza e raggiungere una versione spirituale più elevata di noi stessi attraverso la guarigione e la concentrazione su ciò che conta davvero nella vita. Ispirandosi fortemente al meglio del rock alternativo degli anni ’90, l’album trae influenza da The Brian Jonestown Massacre, Lush, The Charlatans, Primal Scream, Ride, My Bloody Valentine, Chapterhouse e Slowdive. Questi suoni classici degli anni ’90 vengono filtrati attraverso la sensibilità psichedelica-pop luminosa e solare tipica delle Las Robertas.

SOME VELVET SIDEWALK – “Critters Encore”
[Perennial / K Records]indie-rock

Il “distributore automatico di musica martellante con una spontaneità implacabile” è tornato. Cool Media, fuzzy media, Marshall McLuhan fa un giro sulla moto di Roy Orbison. Chitarre frenetiche e ansiose, in bilico sull’oblio, e una voce che continua a perseguitare al risveglio, pur rimanendo con i piedi per terra. La rivoluzione del “love-rock” incontra la connessione tra specie diverse nel nostro scenario attuale.

BCMC – “Stash”
[PIAS]alternative

In “Stash”, il secondo album dei BCMC, assolutamente intriso di energia, il duo con base chitarra e tastiere si libra alto tra ondate di piacevole turbolenza ritmica per mostrarci di cosa è capace. Appena posata la puntina: un’attività intensa ricopre di sfumature e abbellimenti la superficie sonora del pianeta “Stash” dei BCMC. Onde di groove arabo, indiano, flamenco e soul si alleano sotto la bandiera del mondo intero, rappresentando una ricerca senza confini di momenti musicali cosmici a portata di mano, di/da/per tutti gli appassionati di folk, rock e jazz, psichedelia, psichedelia della West Coast, prog, DIY, musica sperimentale, tradizionale, programmatica, impressionistica, liturgica, elettrica…! La comprensione basata sul groove e l’allineamento spaziale degli intenti dei BCMC costituiscono un’intuizione a due teste (a quattro mani) nella musica, che prende forma uditivamente ogni volta che suonano, compongono, improvvisano o fanno tutto quanto sopra. “Stash” è in parte un recital di chitarra e tastiera, in parte un assemblaggio elettroacustico sfrenato di suoni internazionali spontanei, profondi e ampi. Qualcosa che accade tra loro, in qualche modo. Come quando: chitarra e tastiera spingono, per poi ritirarsi nello spazio. Il suono di due persone che si trovano d’accordo su questo. Emergono schemi, si formano unità e poi sentiamo i BCMC vivi nell’aria aperta della sala.

THE TELESCOPES – “Static Change”
[Tapete]psych-rock

Sebbene siano vagamente associati a generi come il noise, lo space rock, il dream pop e la musica psichedelica, i The Telescopes hanno costantemente ampliato i confini, spingendosi oltre i limiti con nuove possibilità. Questa casa ha molte stanze, abbraccia diversi generi, è fonte di ispirazione per molti, è inclusiva e ruota in un’orbita tutta sua. “Static Charge” è il diciannovesimo album in studio dei The Telescopes dalla fondazione del gruppo nel 1988 – e la loro settima uscita per la Tapete Records.
Dopo un tour di tre mesi nel Regno Unito e in Europa, i suoni onnicomprensivi dei The Telescopes tornano con una raffica essenziale di hit sovversive. Lasciatevi travolgere da “Static Charge” e varcate i confini della visione naturale. Ritmi dell’età della pietra, suoni outsider e disturbi delle basse frequenze si uniscono in segno di resistenza alla nuova stranezza dell’esistenza. L’esperienza dei The Telescopes è nota per una formazione in continua evoluzione, che può variare da una a venti persone. In questo album, i The Telescopes sono un quartetto composto dal fondatore e protagonista Stephen Lawrie alla chitarra e alla voce, Darrell Carter alla chitarra, Robert Prest al basso e John Lynch alla batteria e alle percussioni.

MIRACLE – “The Living Likeness of My Electric Daemon”
[Relapse]elettronica

Scritto e registrato tra Londra e New York dal 2019 al 2025, “The Living Likeness Of My Electric Daemon” vede i Miracle, il duo composto da Steve Moore e Daniel O’Sullivan, al massimo della loro essenza e intransigenza. Mixato da Moore e masterizzato da James Plotkin, l’album si sviluppa come un ciclo di brani in dieci parti che esplora l’illusione e l’incarnazione, l’estasi e l’annientamento, la devozione e il dominio, l’antico e l’algoritmico. Il demone elettrico è al tempo stesso un famiglio interiore e un’intelligenza esternalizzata: l’anima nella macchina e la macchina nell’anima. Il disco non si chiede se la tecnologia sia senziente, ma se stiamo diventando la sua immagine vivente.

PEARL AND THE OYSTERS – “Monkey Mind”
[Stones Throw]alternative

“Monkey Mind” è il nuovo album del duo franco-americano Pearl and The Oysters, prodotto da Jonathan Rado (Weyes Blood, Miley Cyrus, Father John Misty, The Lemon Twigs, Foxygen). Sebbene apparentemente solare, l’album è stato scritto e registrato all’indomani dei devastanti incendi che hanno colpito Los Angeles nel 2025 e della seconda inaugurazione di Trump. “Monkey Mind” prende il nome dal concetto buddista di una coscienza irrequieta e ciclica: il duo ha attinto alle proprie “menti da scimmia” per scrivere l’album nel giro di poche settimane, utilizzando la musica come mezzo per elaborare le proprie preoccupazioni. Dopo anni passati a costruire i propri mondi intricati e registrati in casa, i Pearl and The Oysters hanno collaborato con il produttore Jonathan Rado, registrando direttamente su nastro con un numero minimo di sovraincisioni e lavorando con la loro “famiglia musicale” composta da musicisti di Los Angeles. Il risultato è un lavoro più sciolto e più radicato nel momento presente rispetto a qualsiasi cosa abbiano fatto in precedenza.

DOWNTOWN BOYS – “Public Luxury”
[Sub Pop]alternative

“Public Luxury” è un album avvincente che mantiene la politica in primo piano, evocando al contempo il suono più urgente e potente che la band abbia mai prodotto. La definizione di “Public Luxury” è perfettamente in linea con quella del titolo del secondo LP dei Downtown Boys, “Full Communism”. In poche parole, “Public Luxury” significa «tutto per tutti». È la testarda insistenza sul fatto che un mondo migliore sia possibile, pur riconoscendo pienamente gli orrori a cui assistiamo quotidianamente e la responsabilità individuale e collettiva di resistere al nichilismo e alla disperazione che tutti proviamo. Sentimenti come «tutto per tutti» e «avremo tutto» rappresentano perfettamente l’esperienza live catartica e collettiva che questo gruppo di polistrumentisti crea. Questi sentimenti racchiudono anche la fusione sonora inclusiva e gioiosa che caratterizza l’album: punk anthemico e indie rock si mescolano alle tradizioni latine, le drum machine si fondono con la batteria acustica, i sassofoni punteggiano i riff e strati di sintetizzatori aggiungono tocchi che spaziano dalla new wave all’industrial. La vastità dei territori esplorati in “Public Luxury” non può essere sopravvalutata, eppure l’album risulta assolutamente vitale e coeso.

AMY ROSE MILLS – “i think we’ve met before”
[Fiadh]slowcore

Dimenticate la Amy Rose Mills della band noise-rock Couch Slut. “I Think We’ve Met Before” è la sua versione più delicata e oscura.

RODNEY CROWELL – “Think Again”
[New West Records]americana

«Immagino si possa definire un album perduto», dice Rodney Crowell. «L’ho ritrovato per caso nel mio archivio a casa. Me ne ero completamente dimenticato». Si riferisce a “Then Again”, che aveva registrato e accantonato due decenni fa prima di intraprendere nuove direzioni. Da allora, l’album ha atteso il momento giusto, in attesa che le sue canzoni potessero colpire con la massima forza. E ora colpiscono in modo incredibilmente forte, soprattutto perché l’età e l’esperienza hanno concesso a Crowell una prospettiva più ricca. «Sono contento di averlo accantonato, perché ora è il momento giusto per questo album. Forse non è il momento giusto per il resto del mondo, ma lo è per me. Ecco perché ho voluto intitolarlo Then Again. Ho pensato che fosse un modo intelligente per dire che ciò che stava accadendo allora sta accadendo ora». Un tempo perduto e ora ritrovato, “Then Again” è qualcosa che il Rodney Crowell degli anni 2000 non avrebbe mai potuto prevedere, ma che il Rodney Crowell degli anni 2020 riconosce istintivamente: un’opera ricca di sfumature, intuizioni e sensibilità che riflette sulla morte ma celebra la vita.

SWITCHFOOT – “Forever Now”
[BMG]rock

Le leggende dell’alt-rock Switchfoot tornano con il nuovo album “Forever Now”, un ritorno epico alle radici della band, caratterizzate dal suono della chitarra. Il progetto non sembra tanto una raccolta di brani quanto piuttosto un defibrillatore per lo spirito del nostro tempo. È un ritorno alla forma che dimostra perché la band sia sempre stata importante e perché lo sia ancora oggi, senza alcun dubbio.

TRUCK VIOLENCE – “The Weathervane is My Body”
[Flenser]alternative

Il secondo album dei Truck Violence, “The Weathervane is my Body”, è un tentativo di risposta, un tentativo di riconciliazione attraverso il rifiuto. Karsyn Henderson e Paul Lecours sono cresciuti in una cittadina franco-canadese di seicento abitanti, diplomandosi in una classe di nove studenti. A quindici anni gestivano già uno studio di registrazione e una stazione radio locali. Non c’era alcun sostegno da parte dell’industria, nessuna infrastruttura, nessun modello a cui ispirarsi per ciò che stavano cercando di fare, solo il lavoro in sé e la convinzione che valesse la pena farlo. A diciassette anni si sono trasferiti a Montreal, dove sono stati raggiunti da Chris Clegg e Thomas Hart, provenienti da diversi angoli del Paese, e hanno iniziato a costruire i Truck Violence partendo da zero. “The Weathervane is my Body”, il secondo album completo della band e il primo realizzato con l’etichetta The Flenser di San Francisco, è il frutto di quel processo. Ogni elemento lo riflette. La composizione del gruppo, la registrazione, il missaggio e i contenuti visivi sono stati tutti prodotti internamente senza alcun intervento esterno. Il fai-da-te qui non è una scelta estetica né una strategia di marketing, è l’unica opzione onesta disponibile. La copertina dell’album è stata scattata su pellicola dalla band stessa in Avenue du Parc a Montreal. Una figura è appollaiata in cima a una piccola casa in stile quebecchese, costruita a mano con materiali di recupero, con la schiena curva, le gambe raccolte e la schiena nuda contro uno skyline che fa sembrare minuscolo tutto ciò che sta sotto di esso. Un elemento rurale catapultato nel grintoso contesto della città, piccolo e fuori posto, che si rifiuta di scomparire. Il corpo è nudo e indifeso, esposto a ogni stimolo che il mondo si degni di infliggere. Questo è l’album racchiuso in un’unica immagine.

FAI LACI – “Elephant in the Room”
[Easy Eye Sound]alt-rock

In “Elephant In The Room” Fai Laci fonde l’urgenza del punk e il ritmo travolgente del glam con la teatralità del rock classico, il tutto tenuto insieme dalla spavalderia tagliente della band e dal carisma sconfinato di Luke Faillaci, che ha fondato il gruppo. L’album include brani di grande impatto come la decadente “Sarasota” e la frenetica “Headlights” in stile new wave, ciascuno dei quali mette in mostra le chitarre creative e l’agile sezione ritmica della band. Sicuro di sé e sorprendentemente variegato, con brani rock sfacciati e ballate dal cuore spezzato, “Elephant In The Room” catapulta immediatamente i Fai Laci in prima linea nel panorama del rock alternativo e oltre.

SEBASTIAN BROWN – “Windrose”
[Beautiful Losers]folk, blues

“Windrose”, debutto di Sebastian Brown, é un’opera che richiama la spiritualità visionaria di Carlos Castaneda e il cinema iniziatico di Alejandro Jodorowsky, trasformando folk, blues e psichedelia in un’esperienza quasi rituale. Dietro il nome Sebastian Brown si nasconde Daniele Mattioni (Roma, 1985), musicista autodidatta e outsider per natura, che negli anni ha costruito un universo sonoro personale registrando centinaia di tracce nella sua casa nel bosco. Suonando ogni strumento, Daniele sviluppa una musica che mescola folk atavico, improvvisazione libera, derive post rock e suggestioni orientali. I brani di “Windrose” nascono da lunghe improvvisazioni notturne alla chitarra acustica, successivamente espanse con voci, chitarre elettriche, basso, synth e percussioni. Fondamentale l’incontro con Andrea Liuzza, fondatore dell’etichetta Beautiful Losers e produttore del disco: partendo dalle registrazioni originali di Daniele, il lavoro di produzione, editing, mix e mastering ha dato forma definitiva a un materiale vivo e spontaneo, preservandone l’anima originaria. Il risultato è un viaggio tra visioni archetipiche, spiritualità apocrifa e allucinazione.

MAKESHIFT ART BAR – “Marionette” EP
[Heist Or Hit]post-punk

In tutto l’EP, il cantante Joseph torna ripetutamente sui temi del controllo e dell’infelicità, creando spazi in cui il destino avverso e l’isolamento rimbalzano tra le pareti. Tuttavia, la band ha le idee chiare su ciò che sta cercando di fare: «ci piace pensare che, mettendo in luce il negativo, si crei un senso di speranza». Traendo ispirazione dall’orrore liminale e dal terrore inquietante di Silent Hill, dal teatro esistenziale di The Twilight Zone e dall’assurdità di Twin Peaks, i Makeshift Art Bar si collocano in uno spazio a metà strada tra il disagio e l’impulso. Non sono una band interessata a piacere. Sono una band interessata a essere necessaria. C’è così tanto in queste canzoni che un solo ascolto non sembra mai bastare. Ogni nuovo ascolto rivela un altro dettaglio, un’altra sfumatura, un’altra strana svolta. Audace, eccentrico e vitale, il sound dei Makeshift Art Bar è quello di una band giovane che porta con sé identità, ribellione e una visione senza compromessi, senza un briciolo di esitazione.

KRIZIA – “The Deads” EP
[Giungla Dischi e MGM]indie-pop-rock

Dopo l’esordio di “Cry”, Krizia presenta un progetto nato dall’esigenza di dare forma concreta al tentativo di interiorizzare una separazione attraverso la memoria. “The Deads”, infatti, raccoglie brani attorno ai quali la scrittura diventa spazio in cui osservare questo processo da vicino. L’EP si sviluppa come un dialogo continuo con immagini solitarie in cui ciò che resta delle relazioni viene attraversato dal tempo e dalla lontananza. I brani abitano una soglia indefinita tra mondo interiore ed esteriore, lasciando emergere una dimensione narrativa che, pur partendo da un’esperienza personale, si rivela inevitabilmente collettiva. Con un linguaggio essenziale e fragile, in cui la voce sembra rincorrere le immagini che affiorano nei brani, il progetto richiama il rapporto con ciò che si lascia indietro: canzoni nate da vissuti personali che, una volta scritte, iniziano a esistere anche fuori da chi le ha create.

LUCA RIZZO – “Veleno e Sangue” EP
[Costello’s]elettro-pop

Con “Veleno e Sangue”, Luca Rizzo costruisce un EP che utilizza scrittura e composizione come strumenti di attraversamento del vissuto. Il lavoro si sviluppa come un processo di messa in forma di ciò che resta sospeso, dove il linguaggio musicale diventa spazio di elaborazione più che di spiegazione. Sul piano sonoro, la produzione restituisce un senso costante di movimento interno, attraverso strutture che non si stabilizzano mai del tutto: stratificazioni elettroniche, variazioni dinamiche e continui cambi di densità che trasformano ogni brano in un organismo in evoluzione. È un elettro-pop essenziale ma instabile, in cui voce e architettura sonora si influenzano reciprocamente. Ne emerge un EP che consente di sostare dentro le cose mentre accadono, aprendo uno spazio di riconoscimento per chi ascolta, senza semplificazioni.

AKA5HA – “non è uno; sono due” EP
[Tanca / Trovarobato]cantautorale

Ogni nuova opera musicale parte da un’idea di suono ben precisa. Per non è uno; sono due, EP che segue di pochi mesi la pubblicazione dell’album “Rifiorirai”, AKA5HA sceglie una tavolozza timbrica essenziale e scarnificata, resa necessaria e imprescindibile dalla poetica stessa del progetto. Con la produzione artistica dello stesso AKA5HA e di IOSONOUNCANE, “non è uno; sono due” racconta un percorso esistenziale che riflette su ciò che unisce e ciò che separa, e su quanto sia facile dimenticarsi di essere in due; dimenticare l’altro significa, in fondo, aver già dimenticato se stessi. Scritto, registrato e prodotto dal polistrumentista, autore e produttore Matteo Castaldini (AKA5HA), è un EP dal suono caldo e quasi privo di incursioni elettroniche. Cinque brani che compongono un unico tragitto emotivo articolato in più fasi, dove ogni episodio rappresenta una diversa forma di ricerca.


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