15mila euro a chi compie 18 anni
“Dodici diritti per una generazione libera”, recita il sottotitolo del Patto generazionale lanciato dal Movimento 5 Stelle. “Non una somma di bonus o interventi spot per giovani, ma un accordo pubblico per l’autonomia: lavorare, studiare, abitare, muoversi, curarsi, formarsi e scegliere dove costruire la propria vita”, si legge nell’introduzione. I giovani iscritti, potranno votarlo sul sito del partito, insieme al programma in 20 punti – frutto dei suggerimenti di attivisti, eletti e associazioni, riuniti per Nova – che poi sarà portato al tavolo della coalizione progressista.
Il documento è stato proposto dalla comunità del network giovani. Tra le misure più rilevanti, “Capitale 18”: un riconoscimento al compimento dei 18 anni di una dotazione pubblica di 15mila euro, ispirata alla proposta di eredità universale del Forum disuguaglianze e diversità, ma resa selettiva e finalizzata. La misura è destinata ai giovani appartenenti a famiglie con reddito annuo complessivo inferiore a 300mila euro, con una modulazione che concentri il beneficio sui redditi bassi e medi.
“Con questo patto mettiamo i giovani al centro del nostro programma e della nostra azione politica, ma facendo della questione generazionale una chiave di lettura di ogni nostra scelta. Lavoro, casa, fisco, formazione, welfare, transizione ecologica: ogni punto deve misurarsi con l’impatto concreto che avrà sulla vita delle nuove generazioni. Vogliamo misure capaci di cambiare davvero le condizioni materiali dei giovani, restituendo loro autonomia, opportunità e potere di scelta”, spiega Vittoria Baldino, vicepresidente e referente della comunità giovanile del M5s.
Per l’autonomia economica nei primi anni di lavoro si prevede una “Irpef generazione“: una detrazione aggiuntiva sui redditi da lavoro per i primi cinque anni effettivi di occupazione, utilizzabile entro i 35 anni e concentrata sui redditi bassi e medi. “Il beneficio – si legge nel testo – è pieno nei primi due anni, si riduce progressivamente nei successivi tre e si azzera oltre una soglia di reddito, senza salti d’imposta. Si applica al lavoro dipendente e autonomo personale ed è riconosciuto automaticamente in busta paga o in dichiarazione. Le risorse derivano dal riordino degli incentivi occupazionali frammentati e meno efficaci: il sostegno non va all’impresa perché assuma un giovane, ma direttamente al giovane perché possa diventare autonomo”.
Il diritto alla mobilità è garantito da un “climate ticket giovani“, che prevede “un unico abbonamento nazionale, valido sul trasporto pubblico urbano ed extraurbano e sui treni regionali, a tariffa fortemente agevolata per gli under 30 e gratuito sotto una soglia Isee”. Per chi vuole andare all’università e ha un reddito basso la soluzione è quello di un “assegno di autonomia universitaria, che prevede un sostegno nazionale mensile per studenti universitari e Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica) appartenenti a famiglie con redditi bassi e medi, maggiorato per fuorisede e pendolari con elevati costi di mobilità”.
Un altro capitolo è dedicato al lavoro gratuito, che deve essere abolito attraverso un compenso minimo nazionale e la contribuzione previdenziale per tirocini extracurriculari e praticantati. Inoltre, il Patto sottolinea l’importanza del benessere psicologico delle nuove generazioni. “Garanzia salute mentale under 30” punta a definire un livello essenziale nazionale che assicuri accesso gratuito, primo colloquio entro un tempo massimo e presa in carico pubblico quando clinicamente indicato.
Con lo “Youth test e bilancio generazione” si vuole rendere obbligatoria, per ogni legge con impatto significativo e per la legge di Bilancio, una valutazione preventiva degli effetti su giovani e generazioni future. E ancora: mille euro al mese per chi lavora nella cultura e nella creatività con il “reddito creativo“. Ultimo, ma non per importanza, il diritto di voto ai sedicenni.
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