Lazio

la ricerca di «Un atomo di verità»

Nel centenario della nascita di Aldo Moro, la rilettura della sua figura e della sua drammatica scomparsa non è un semplice esercizio di memoria storica, ma una vera e propria esigenza civile. È questo il fulcro di “Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia”, il saggio in cui Marco Damilano indaga uno dei momenti più bui e spartiacque della storia repubblicana.

La ricerca sul campo nell’era digitale: l’archivio come esperienza viva

In un’epoca dominata dagli algoritmi e dalle consultazioni rapide su schermo, ora anche dalla intelligenza artificiale Damilano ci regala una lezione di metodo e di umanità – come d’altronde abbiamo visto con il suo ultimo libro “Noi siamo i tempi- la Chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi”. Ci riporta in un tempo in cui la ricerca storica è innanzitutto un’esperienza concreta di vita. Non una realtà virtuale o ricostruita a distanza, ma un percorso fisico fatto di spostamenti, attese, polvere sulle dita, letture in biblioteca e incontri diretti.

L’autore compie un vero viaggio d’inchiesta che attraversa l’Italia — da Roma alla Sicilia, dal Salento  al Friuli — integrando due luoghi simbolo della memoria nazionale: l’Archivio di Stato di Roma (Palazzo della Sapienza): È qui che si consuma una delle esperienze più toccanti dell’intero lavoro. Damilano si ritrova a tu per tu con l’involucro originale e con i 51 fogli autografi scritti da Aldo Moro durante la prigionia. Sfogliare quelle carte lette e rilette significa toccare con mano il dolore, la lucidità e la tragedia solitaria dello statista nei suoi ultimi 55 giorni di vita.  L’Archivio Flamigni: Nato nel 2005 per tutelare la memoria del senatore Sergio Flamigni (impegnato per decenni nelle Commissioni su Moro, P2 e mafia) e oggi presieduta da Benedetta Tobagi, questa struttura rappresenta un presidio civile fondamentale per lo studio delle trame oscure del Novecento. Damilano l’ha frequentata quando ancora era presso l’abitazione del senatore ad Oriolo Romano piccolo borgo del Lazio.

Dai misteri italiani alla memoria globale: non dobbiamo dimenticare

Il sequestro Moro, non viene trattato come un capitolo chiuso, ma come il nodo cruciale attorno a cui gravitano i grandi misteri insoluti della Repubblica. Damilano intreccia il filo rosso che lega l’assassinio del leader politico ai delitti di Pier Paolo Pasolini, Mino Pecorelli, Piersanti Mattarella, alla strage della Stazione di Bologna, fino al dramma di Giulio Regeni.

La riflessione dell’autore supera però i confini nazionali per chiamare in causa la nostra coscienza di cittadini del mondo. «Dov’eravamo l’11 settembre?», si chiede Damilano, tracciando una mappa della memoria che unisce le ferite italiane ai grandi massacri del terrorismo globale: da Charlie Hebdo e la tragica notte del Bataclan a Parigi, alle bombe alle stazioni di Madrid e nella metropolitana di Londra, dal mercatino di Natale di Berlino nel 2016 fino agli attentati di Manchester e Barcellona. Un richiamo forte alla necessità di non cedere all’oblio.

Il significato dell’opera

Il titolo del volume trae origine da una frase straziante scritta da Moro durante i 55 giorni di prigionia nelle mani delle Brigate Rosse: una richiesta disperata e lucida di trasparenza indirizzata a uno Stato e a una classe politica che stavano voltando le spalle al loro stesso leader. “Possibile che siate tutti d’accordo nel volere la mia morte per una presunta ragion di stato che qualcuno lividamente vi suggerisce, quasi a soluzione di tutti i problemi del Paese

E ancora  Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall’altra un atomo di verità, ed io sarò comunque perdente. Perché la verità è più grande di qualsiasi tornaconto

Damilano rifiuta la scorciatoia della dietrologia spettacolare per restituirci la portata politica e umana dello statista democristiano: Moro come il grande tessitore, capace di comprendere le periferie e le contraddizioni del Paese e di guidare il Paese nelle sue transizioni più complesse. La tesi dell’autore è coraggiosa: con l’assassinio di Aldo Moro il 9 maggio 1978 non si è consumata soltanto una tragedia personale, ma è iniziata la progressiva dissoluzione della Politica con la “P” maiuscola, sostituita da un vuoto di visione che dura ancora oggi.

Note a margine di una lettura: la verità, la storia e la memoria che resta

Libri come questo hanno la rara virtù di aiutarci a comprendere la realtà e i fatti. Al termine della lettura, mi rimangono impresse nella mente e nel cuore alcune note fondamentali:

Il superamento di ogni dubbio sulla stagione del terrore: Se prima poteva esserci qualche esitazione o dubbio nell’interpretazione della stagione della lotta armata e delle Brigate Rosse, le parole di Damilano spazzano via anche a me ogni ambiguità. A pagina 181 l’autore scrive una frase netta, che faccio interamente mia: «Per questo, per quel quasi che manca alla verità e che è la misura della menzogna, quando incontro un ex brigatista o un ex terrorista nero provo un certo disgusto.»

La forza profetica della definizione di Moro sul fascismo: Rimane scolpita la straordinaria definizione che Aldo Moro diede in un suo discorso, ricordata nel libro: «Un conservatorismo spaventato che giunge fino alla reazione, l’incapacità a cogliere il nuovo anche nelle sue forme più umane, una certa ottusità intellettuale e insensibilità morale, un fondo ineliminabile di autoritarismo, tutto ciò spiega la preoccupante rinascita della destra… Il fascismo è l’altra faccia, quella negativa, del grande moto rinnovatore del mondo.»
Come giustamente osserva Damilano: quanti leader, anche a sinistra, avrebbero avuto e avranno in seguito il coraggio e l’intelligenza di esprimere una definizione del fascismo così potente e così lucida?

Il desiderio di mettersi in cammino: Dopo aver chiuso questo saggio nasce un forte, desiderio di toccare con mano questi luoghi, di farsi pellegrini della memoria. Nasce la volontà di visitare l’Archivio Flamigni, di varcare la soglia dell’Archivio di Stato e, soprattutto, di rendere omaggio alla tomba di Aldo Moro nel silenzio di quel piccolo paese vicino al Lago di Bracciano che è Torrita Tiberina.

In ultimo desideravo ricordare il Prof. Aldo Moro docente di Istituzioni di diritto e procedura penale all’università “Sapienza  di Roma” . E qui gioco in casa…

In un giorno del gennaio 1976 un lunedì, era Presidente del Consiglio eppure  era li a fare lezione ai suoi studenti con queste parole” … ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati, è la calibrata risposta dell’ordinamento giuridico…” desidero ricordarlo a me in primis perché il momento storico che viviamo ci porta alcune volte a pensare diversamente.

  • L’appuntamento con l’autore: “Libri in Periferia”  è per martedi 22 settembre ore 21.00 al Centro Culturale Lepetit (via Lepetit 86- Tor Tre Teste) per prenotarsi culturalepetit@gmail.com 

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