Cultura

“We’re back, baby!”. Arriva un nuovo brano


Dopo mesi di silenzio e un post social che aveva alimentato dubbi sul futuro della band, lasciando immaginare un possibile scioglimento, i Greta Van Fleet tornano a mostrarsi pubblicamente e allontanano le voci di una possibile separazione.
L’ultima apparizione dal vivo del gruppo, anche in Italia, risale al tour legato a “Starcatcher“, il terzo album in studio pubblicato nel 2023 e capace di entrare nelle top 10 di diversi paesi nel corso del 2024. Nel nostro paese la band aveva suonato nell’estate di quell’anno in Piazza Sordello, a Mantova, mentre l’ultimo concerto del tour era andato in scena a settembre al Soundside Music Festival di Bridgeport, in Connecticut.
Da allora poche notizie, fino alla comparsa online di un messaggio piuttosto ambiguo che aveva spinto parte dei fan a temere uno scioglimento imminente. Un’ipotesi rapidamente smentita dagli stessi musicisti con un secco: “We’re back, baby!”.

Il messaggio accompagna un breve filmato girato in studio di registrazione, dove la formazione del Michigan appare al lavoro su materiale inedito. Un indizio concreto che suggerisce l’avvio di una nuova fase creativa e che sembra anticipare ulteriori sviluppi sul fronte discografico.
Dopo il singolo “Farewell For Now”, ultimo brano pubblicato ufficialmente, i membri del gruppo si erano dedicati ad attività parallele: Jake Kiszka con il progetto Mirador, mentre Sam Kiszka e Danny Wagner hanno collaborato con Langhorne Slim.
Al momento non ci sono annunci ufficiali relativi a un nuovo album o a un tour, ma il ritorno in studio lascia intuire che la macchina dei Greta Van Fleet sia tornata in funzione.

A fronte di un’innegabile preparazione tecnica, riscontrabile anche e soprattutto nella loro dimensione live, i Greta Van Fleet all’interno di “Starcatcher” restano saldamente ancorati alle loro radici tra hard-rock e prog, sfumate talora di psichedelia e di blues: una maggiore elaborazione e personalizzazione di tali influenze, e un paio di passaggi grintosi in più, avrebbero potuto far loro guadagnare i punti necessari per superare ampiamente la sufficienza. Si nota invece una piccola crescita in termini di qualità di songwriting e tematiche trattate. Seguito ideale di “The Battle At Garden’s Gate”, l’opera conduce il quartetto statunitense a un passo da quella che potrebbe essere la svolta decisiva per il suo futuro.




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