Calabria

Vibo, città che (non) vive di turismo dove edifici e… storia restano chiusi

Non solo le mura greche ciclopiche, il Castello Normanno-Svevo e il Cofino, l’area archeologica di S. Aloe: il capoluogo è anche la città dei palazzi, complessi imponenti che sembrano il marchio di garanzia su una storia millenaria. Ebbene, in una città archeologica tra le più ricche del mondo occidentale, nella quale di archeologia e di turismo culturale non si vive, anche i palazzi finiscono per rappresentare la cartina di tornasole del “mondo al contrario” tutto vibonese. Due su tutti gli altri, nei passati lustri, erano stati fucina di idee, sedi di mostre, di convegni, di festival letterari.
In ordine di tempo, l’ultimo a sopravvivere all’incuria nella quale la politica dei giorni nostri ha relegato la storia e la cultura della propria comunità, era stato palazzo Gagliardi. Per diversi anni, il Festival Leggere&Scrivere, Vibook, Vibo Lirica, il Comitato degli editori, lo avevano reso epicentro di una comunità viva, nel cuore del proprio centro storico. E alle sue spalle, l’omonima villa (Gagliardi per l’appunto), aveva ritrovato le sue bellezze, si era trasformata – come qualche cittadino osserva oggi rammaticato, «in un magnifico boschetto dentro la città».
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