Offerte incrociate tra Mps e Intesa: il confronto tra le operazioni del risiko
MILANO – La pubblicazione, dopo giorni di indiscrezioni e decine di articoli di stampa senza commenti ufficiali, della doppia offerta lanciata da Mps consente di iniziare a fare un primo confronto. Con la premessa rilevante che l’offerta di Intesa Sanpaolo è rivolta agli azionisti della banca senese, mentre quelle congegnate dall’ad Luigi Lovaglio sono destinate ai soci di Banco Bpm e di Banca Generali. Il soggetto in comune sono gli azionisti Mps: e saranno loro, nei prossimi mesi, a decidere quale strada del bivio prendere.


L’azionariato del Monte, come noto, è piuttosto variegato e poco compatto. Lo si è visto nell’assemblea del 15 aprile, che ha ribaltato le posizioni di partenza reinsediando Lovaglio come ad e mandando all’opposizione la lista del cda uscente. I primi nomi sono Delfin (17,5%), Caltagirone (13,5%), il Tesoro (4,8%) e Banco Bpm (3,7%). Ma anche gli azionisti al dettaglio, titolari di un 15% complessivo schierati con Lovaglio quattro mesi fa, avranno il loro peso. Poi c’è il “mercato”, primo azionista complessivo con due terzi delle quote, che guarda ai freddi numeri, senza particolari affezioni. Dai numeri dunque bisogna partire.
Il confronto tra le due offerte
Dalla tabella che segue, compilata sulle comunicazioni ufficiali di Intesa Sanpaolo (l’8 giugno) e di Mps, si possono fare diversi raffronti.
Appare evidente come Lovaglio, insieme agli advisor finanziari Ubs e Bofa, essendo partito due mesi dopo abbia cercato di avvicinarsi il più possibile (ma nel caso della distribuzione cedolare anche di superare, con 4 miliardi contro 3,5) la proposta di Messina agli azionisti senesi. Un altro elemento che si nota, non sulla “competizione finanziaria” ma sulle dimensioni, è l’avvicinamento del terzo polo bancario, che eventualmente nascerebbe tra Siena, Banco Bpm e Banca Generali, ai primi due (insieme a Intesa Sanpaolo c’è Unicredit). Il nuovo terzo polo, che il governo Meloni prova a realizzare da tre anni, avrebbe in questo caso una capitalizzazione di circa la metà rispetto ai primi due in Borsa, con circa metà degli attivi finanziari del colosso guidato da Messina, oltreché delle masse gestite per conto dei clienti.


Il ritardo di Lovaglio sul calendario di Borsa
Dove i valori sono più sfasati, invece, è sulla tempistica delle operazioni. Messina è partito l’8 giugno senza indugi, Lovaglio ha trattato da quella data una fusione amichevole e “alla pari” con Banco Bpm, perdendo tempo prezioso fino ad arenarsi, alla fine di luglio. Oggi Mps ha avviato un nuovo progetto di integrazione: ma i due mesi e mezzo di ritardo potrebbero rivelarsi decisivi, perché l’Opas di Intesa, che dovrebbe andare in Borsa tra ottobre e dicembre, potrebbe decretare un cambio di controllo in Mps ancora prima che la doppia Ops annunciata oggi parta (non prima di gennaio 2027, per chiudere “entro metà febbraio” come annunciato dai senesi).
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