Via d’Amelio, in aula a Caltanissetta il giallo della borsa del giudice Borsellino
La borsa del giudice Paolo Borsellino riappare al centro del processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via d’Amelio. Davanti al tribunale di Caltanissetta, dove sono imputati quattro poliziotti che nel 1992 facevano parte del pool «Falcone Borsellino», sono stati sentiti Andrea Grassi, oggi questore di Caserta, e Giuseppe Lo Presti, allora in servizio alla squadra mobile di Palermo.
Grassi, che nel 1992 era aggregato alla Criminalpol di Palermo e arrivò in via d’Amelio dopo l’esplosione, ha raccontato di avere visto la borsa del magistrato nell’ufficio di Salvatore La Barbera, allora alla sezione omicidi della squadra mobile. «Vidi la borsa del giudice Paolo Borsellino poggiata sul divano dell’ufficio di Salvatore La Barbera», ha detto in aula. Poi ha aggiunto: «La Barbera mi disse di stare attento e di non toccare la borsa perchè era del giudice Borsellino».
Secondo il teste, la borsa era aperta. «Vidi spuntare quel che sembrava un pantaloncino da tennis o un costume», ha riferito rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Pasquale Pacifico. Agli atti, però, quella borsa non risulta sequestrata né repertata.
Grassi ha anche ricostruito i primi momenti dopo l’arrivo in via d’Amelio: «Una scena devastata, vetri infranti, molta confusione e il cadavere di un uomo. Non lo riconobbi. Poi mi dissero che si trattava di Borsellino». Il questore ha precisato di non avere visto, quel giorno, l’allora dirigente della squadra mobile Arnaldo La Barbera.
In aula è stato sentito anche Giuseppe Lo Presti, nel 1992 in servizio alla mobile. La sua testimonianza si è concentrata ancora sulla borsa. «Ho visto una borsa vicino al corpo straziato del giudice Borsellino. Ritengo che si trattasse della stessa borsa che era nelle mani di un carabiniere, al quale chiesi di consegnarmela poichè con le indagini procedeva la polizia. Il carabiniere mi consegnò la borsa e venne sistemata nell’auto del funzionario di turno».
Lo Presti ha descritto la borsa come «marrone scuro» e «bruciacchiata ai bordi». Rispondendo alla pm Chiara Benfante, ha aggiunto che le borse sarebbero state due: «Una era vicino al corpo del giudice e l’altra nel sedile posteriore dell’auto del funzionario di turno. Ho anche fatto un’annotazione di servizio». Il processo riprenderà il 30 giugno.
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