Veronika Dintinjana, la geografia del Mediterraneo
Le poesie che pubblichiamo appartengono alla seconda e per ora ultima raccolta della poetessa slovena Veronika Dintinjana, un libro nel quale ha un ruolo importante la geografia del Mediterraneo, che si espande verso nord e attraverso l’oceano. L’acqua è l’elemento predominante, la navigazione è il mezzo di trasporto fondamentale. La ricerca dell’identità, il ritorno alle origini, le storie degli antenati, il legame tra nascita e morte, la corrispondenza con altre arti (soprattutto visive) sono i temi centrali di una raccolta che è un piccolo gioiello, raro come è rara la produzione della poetessa slovena, e per questo ancora più preziosa.
M. O.
«Child, are your lessons done?»
(Teachers, Leonard Cohen)
La vita ti pone di fronte a richieste impossibili:
come raggiungere una mano che non c’era, che reclamavi,
o aprire il cuore come una porta in piena notte,
forse ai banditi e alla distruzione,
forse per l’ultima volta.
Non ci sono schemi o tecniche meditative
perché i sentimenti, i pensieri, le azioni
possano trovare un senso compiuto.
Abbandonarsi alla grazia o alla disgrazia
è tutto ciò che la bellezza ci insegna.
Quanto viene espresso come arte
è quanto rimane:
i tocchi di alberi, luoghi e persone,
limitativi e passeggeri.
Niente va per il verso giusto.
La comprensione è fugace.
Come gli affari e i baci.
Oleandri
Là c’è una palazzina azzurra, addossata a un’altura.
Accanto al muro del garage in eternit ci sono tre oleandri.
Li abbiamo piantati assieme. Dicono che occorrerà tagliarli.
La strada scende al canale. Sino al mare. Con i pini
e le rocce a difesa
di vento e onde.
Sopra la porta c’è una spaccatura che raggiunge
le fondamenta. Il monte si sposta.
Costruiamo sulle sabbie mobili, senza saperlo;
l’acqua e la calce arrestano temporaneamente
il prelievo dei costruttori, quello che serve per realizzare
le case. I desideri e le speranze. Tagliamo gli alberi per
consolidare le nostre vite, accorciamo loro le braccia, i capelli.
Gli oleandri però crescono, dritti verso il basso e dritti
verso l’alto. Anche se non c’è spazio per allargare le braccia.
Ci sono alberi e cespugli che sanno vivere sulla nuda roccia.
Come i fiori di margherita e di achillea su una parete
della cattedrale a Pontevedra. O altrove,
dove pietra e cemento si spaccano invece del cuore
e nella ferita si forma un fiotto di terra.
Nostos
Agli incontri parliamo anche di ciò che abbiamo letto,
elenchiamo gli autori, le poesie, le raccolte.
Come amanti della montagna che confrontano il numero di timbri
che certificano la conquista delle cime, come se quei
successi ci salvassero dalla considerazione delle proprie poesie
rispetto all’eternità.
Dire che hai letto
tante e tali pagine di poesia
come se si scorressero le pagine di un contratto
e si firmasse per dire di essere a conoscenza del contenuto.
Oppure che hai letto un solo verso.
Che ti ha accompagnato al mattino in strada
e per via dello stile troppo lungo hai perso il bus.
Che né la nebbia né gli sguardi scontrosi potevano fermarti.
Più tardi l’hai ripetuto, prima del pranzo
e ogni qualvolta ti hanno afferrato la paura,
la tristezza, l’angoscia, il senso di morte, la solitudine.
Che due righe hanno scacciato i pensieri molesti,
tre righe le persone moleste,
l’intera strofa ha capovolto il cielo.
Che l’azzurro si è conservato come un fiore
pigiato sotto il peso di un dizionario, si sminuzza tra le dita.
E la fine dell’ultimo verso è sempre
la chiave che ti attende sul davanzale
o sotto lo zerbino della porta del giardino
che puoi aprire, quando fai
ritorno a casa.
Poetessa e traduttrice, Veronika Dintinjana (1977) vive a Lubiana. Ha pubblicato due raccolte poetiche: Rumeno gori grm forzicij (Giallo brucia il cespuglio di forsythia, 2008), con cui ha vinto il premio come miglior libro d’esordio alla 24 Fiera del libro di Lubiana; e V suhem doku (Nel bacino di carenaggio asciutto, 2016) con cui l’anno seguente ha vinto la Jenkova nagrada per la migliore raccolta poetica pubblicata negli ultimi due anni. È co-organizzatrice delle serate poetiche e del festival Mlade rime. Ha tradotto in sloveno autori come Louise Glück, Denise Levertov e Ciaran O’Driscoll.
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