Valditara: “No alla cultura woke a scuola. Non posso accettare che si scriva “car* bambin*”, “car* student*”, esiste il genere maschile e femminile, non usiamo il neutro”

Sul palco del raduno leghista, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara torna sull’argomento che più gli sta a cuore in queste settimane: la lingua usata nelle comunicazioni scolastiche. E lo fa con toni netti, senza sfumature.
“E allora io ricordo a tutti quella circolare in cui ho sottolineato che nelle comunicazioni all’interno della scuola italiana non esiste il genere neutro. O esiste il maschile o esiste il femminile!”, scandisce dal palco. “Non posso accettare che si scriva car* bambin*, car* student*, perché quando noi andiamo a parlare fra la gente non usiamo il genere neutro.”
Il riferimento è alla circolare firmata nei mesi scorsi, con cui il Ministero ha indicato alle scuole l’uso del maschile e del femminile negli atti ufficiali, escludendo le formule inclusive con l’asterisco o la schwa. Una scelta che il titolare del dicastero di viale Trastevere rivendica come coerente con il modo di esprimersi degli italiani.
Nel mirino del Ministro c’è quella che definisce “la cultura woke”. “Vuole distruggere l’identità” e ha “fra le altre belle idee quella di negare la distinzione maschio-femmina, il binarismo maschio-femmina”, sostiene Valditara. Da qui la difesa della circolare: “Rivendico con orgoglio anche di aver voluto la legge sul consenso informato”.
Sul provvedimento il Ministro costruisce un ragionamento articolato. La legge sul consenso informato, spiega, “non nega affatto l’educazione al rispetto, il contrasto alla violenza di genere, l’educazione a relazioni sane”. Il punto è un altro: “Non vuole che si insegnino ai nostri bambini delle teorie che sostengono che tu Mario potresti sentirti indifferentemente anche Maria e tu Maria potresti sentirti indifferentemente anche Mario o tutti e due insieme o nessuno dei due o magari un terzo genere ancora”.
La chiusura è affidata a una domanda retorica, rivolta alla platea: “Pensate che confusione ci sarebbe nella testa di un bambino a sentirsi propinare, raccontare teorie di questo tipo”.
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