Basilicata

UNICAL VOICE – Elezioni studentesche, Nova conquista gli elettori

Il 19 e 20 maggio gli studenti sono stati chiamati a votare per le elezioni studentesche; al primo posto la lista Nova, la più votata all’interno dell’ateneo.


ANCHE quest’anno le elezioni studentesche all’Unical sono giunte al termine, portando al rinnovo degli organi centrali dell’università. Il 19 e 20 maggio gli studenti si sono riuniti per scegliere i rappresentanti del Cda, Senato Accademico, CUS e Nucleo di Valutazione, con un’affluenza del ben 50% degli aventi diritto al voto. Una delle percentuali più alte avute negli ultimi anni, basti pensare che due anni fa l’affluenza si è assestata al 45,5%. Tra le liste erano candidate Athena-RèF, Nova e Prospettiva, con una consultazione straordinaria di 12.000 studenti e studentesse, che conferma ancora una volta come il Campus di Arcavacata non sia soltanto un luogo di formazione bensì anche uno spazio di cittadinanza attiva.

I risultati hanno visto al primo posto la lista Nova che si assicura un posto su due in Consiglio di Amministrazione con Nicola Ciconte, tre in Senato accademico con Alessandro Mamone, Ferdinando Fazio e Michele Di Puppo, due su due nel CUS con Giuseppe Cristaldi e Marco Betrò e anche l’unico posto all’interno del Nucleo di Valutazione con Nicola Motta.
La seconda lista è Prospettiva che riesce a eleggere un consigliere d’amministrazione, Enrico Lia, e una Senatrice Accademica, Teresa Benedetta Scerbo, sfiorando quasi i 3000 voti. La grande sorpresa è stata proprio Athena-Rèf, grande colosso universitario in quest’ultimi anni, che non si è aggiudicata nessun seggio all’interno degli organi collegiali.

ELEZIONI, IL CAMBIO DI ROTTA DI NOVA VERSO L’ATTENZIONE AI PROBLEMI UNIVERSITARI

«L’ampia partecipazione è un segnale positivo: ciò che abbiamo seminato sta portando i suoi frutti», ha commentato il neo-senatore accademico Ferdinando Fazio di lista Nova. «Per noi è un termometro politico: misura vicinanza alle istituzioni, utilità della rappresentanza e fiducia nel voto come strumento concreto». Fazio dichiara un cambio di rotta verso l’attenzione delle problematiche universitarie, in cui gli studenti tendono ad ascoltare meno discorsi generici e si focalizzano verso ciò che migliora la vita universitaria: trasporti, residenze, mensa, tasse, tirocini, aule, servizi digitali.

«La rappresentanza non può più vivere solo di appartenenza, simpatia o abitudine. Deve dimostrare competenza, presenza e capacità di tradurre un disagio in una proposta attuabile. Noi abbiamo provato a fare questo: parlare meno per slogan e più per soluzioni verificabili». Anche il neo-senatore accademico Michele Di Puppo di lista Nova sottolinea che l’attiva partecipazione degli studenti sia indice di una comunità che vive il campus, le sue problematiche e che interviene direttamente attraverso l’esercizio di uno dei diritti più importanti di tutti.

I NEO-SENATORI FAZIO E DI PUPPO: «NECESSARIA MAGGIORE INFORMAZIONE SULLE FUNZIONI DEGLI ORGANI»

D’altra parte, ritiene che sia necessaria una maggiore informazione sul ruolo degli organi universitari: «L’amara verità delle elezioni studentesche è che se domandate agli studenti per che cosa hanno votato, la maggior parte non riesce a rispondere con chiarezza sul ruolo di ciascun organo sul quale si sono determinati. È necessaria maggiore informazione sulle funzioni degli organi, anche per capire a chi rivolgersi».
Una possibile soluzione sarebbe uscire dalla politica degli slogan e dialogare con le persone che abitano l’università giorno per giorno. «Solo attraverso il confronto si possono conoscere e, dunque, risolvere i problemi», ha continuato Di Puppo.

Secondo Fazio bisognerebbe anche smettere di spiegare la rappresentanza in modo astratto. «Lo studente capisce l’utilità della rappresentanza quando vede che una segnalazione diventa una proposta, una proposta diventa una delibera, una delibera diventa un servizio. La rappresentanza diventa concreta quando uno studente capisce che non è un simbolo, ma uno strumento. Non serve a produrre dichiarazioni. Serve a risolvere problemi, o almeno a costringere l’Ateneo a prendersene carico». Nonostante l’affluenza sia stata la più alta in questi ultimi anni, c’è la necessità di soffermarsi anche su quella fetta di comunità studentesca che ha deciso di non votare.

ELEZIONI UNIVERSITARIE, I NEO-SENATORI NOVA SUL COINVOLGIMENTO DEI NON VOTANTI

Chi per mancanza di tempo, di motivazione o per chi non è riuscito a trovare quella rappresentanza che rispecchiasse i propri ideali. Per molti le elezioni studentesche sono sinonimo di disturbo dentro e fuori l’università, con messaggi continui e candidati che accerchiano le persone ogni due passi. «Chi non vota spesso non è contro la rappresentanza: semplicemente non ne vede l’utilità», ha dichiarato Fazio.

«Per coinvolgere chi normalmente non vota servono tre cose. La prima è parlare un linguaggio diretto, comprensibile. La seconda è dimostrare cosa cambia davvero grazie alla rappresentanza. La terza è mantenere un rapporto costante con gli studenti anche dopo il voto. Non basta farsi vedere in campagna elettorale. Se vogliamo coinvolgere chi non vota, dobbiamo dimostrare che la rappresentanza non è un favore che chiediamo agli studenti, ma un servizio che mettiamo a loro disposizione».

Per Puppo il discorso è analogo, pur sottolineando che la strada più semplice per avvicinare le persone ad una maggiore responsabilità nel voto è mostrare ciò che c’era prima. Un altro punto su cui gli studenti si soffermano è il fatto di considerare la politica universitaria come traino di lancio per una politica di livello locale. «Non saprei se definirlo rischio o opportunità», ha continuato Di Puppo.

LA CAMPAGNA ELETTORALE UNIVERSITARIA COME PALETRA POLITICA

«Spesso si attribuisce un’accezione negativa al termine “politica” a causa del contesto sociale che viviamo nel nostro paese. Tuttavia, il politico dovrebbe essere il primo rappresentante, colui che tutela e guida i propri concittadini insieme a loro. Intraprendere un percorso di rappresentanza già dall’università può garantire l’acquisizione di competenze maggiori anche a livello locale (e non solo), contribuire nella creazione di una classe politica più formata, che davvero guardi al bene del popolo così come è stato fatto durante i propri anni universitari». Ha un parere analogo anche il neo-senatore accademico Fazio, che si focalizza sul rovescio della medaglia: «Il rischio, se tale lo si vuole definire, esiste e sarebbe ipocrita negarlo.

La rappresentanza studentesca può diventare una palestra politica nel senso peggiore del termine: un luogo in cui qualcuno costruisce solo visibilità personale, relazioni e posizionamento. Quando accade questo, gli studenti se ne accorgono. E si allontanano». Secondo il neo-senatore c’è anche un altro modo di intendere la formazione politica, ossia l’ascolto e saper trattare con le istituzioni, assumendosi le proprie responsabilità e rimanendo comunque al servizio della popolazione.
«Se intesa così, allora sì, è anche una scuola politica. Ma deve restare prima di tutto servizio. Credo nella politica utile». Da qualsiasi punto di vista la si guardi, è innegabile che questa campagna elettorale abbia lasciato il segno in tutta la comunità universitaria.

GLI STUDENTI PARTECIPANO ATTIVAMENTE ALLA VITA POLITICA DELL’UNIVERSITA’

«Ci ha colpito soprattutto il fatto che molti studenti abbiano idee molto chiare sui problemi dell’università, anche quando magari non partecipano abitualmente alla vita della rappresentanza. Questo dimostra che non c’è disinteresse, come spesso si dice con superficialità,» ha concluso Fazio. Al di là dei risultati e delle appartenenze politiche, queste elezioni studentesche hanno mostrato un dato difficilmente ignorabile: gli studenti dell’Unical continuano a voler dire la propria sul presente e sul futuro dell’università.

L’alta affluenza, il confronto acceso durante la campagna elettorale e la richiesta sempre più concreta di servizi, ascolto e trasparenza raccontano una comunità che non si limita a vivere il campus, ma prova anche a cambiarlo. Resta ora la sfida più importante per i nuovi rappresentanti: trasformare consenso e promesse in risultati tangibili, dimostrando che la rappresentanza universitaria può essere davvero uno strumento utile e vicino agli studenti, anche oltre il momento del voto.


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