«Il 2 giugno è l’omaggio rivolto alle donne e agli uomini che hanno costruito questa Italia»
Nel corso delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, nelle vesti di padrone di casa, ha preso la parola il sindaco di Padova Sergio Giordani. «Sono passati 80 anni da quello storico 2 giugno 1946, quando gli italiani e per la prima volte le italiane andarono a votare per scegliere se il nostro Paese dovesse continuare ad essere una monarchia o diventare una Repubblica. Lo stesso giorno votarono anche per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente, incaricati di scrivere la Costituzione, l’atto normativo che ha sancito l’ordinamento giuridico dello Stato, l’atto fondante della nostra Repubblica. L’affluenza fu altissima, l’89,08 degli aventi diritto, a testimonianza di quanto quel voto fosse sentito dopo più di 20 anni di dittatura fascista e un guerra devastante per il nostro paese».
Il dramma della guerra
Il primo cittadino Giordani ha ripercorso questi 80 anni: «L’Italia era letteralmente in ginocchio: l’80% dei ponti stradali era distrutto, così come il 40% della rete ferroviaria, i principali porti come Genova e Livorno erano fuori uso, le banchine devastate, inagibili per le navi affondate e le mine. Oltre tre milioni di vani abitativi erano stati cancellati dai bombardamenti e interi quartieri e centri storici di città come Milano Torino Napoli e Palermo erano stati rasi al suolo. Anche Padova – ha precisato – pagò un prezzo altissimo, con circa 24 incursioni aeree e bombardamenti da parte delle forze alleate anglo-americane tra il 1943 e il 1945. Gli attacchi causarono oltre 2mila vittime civili e la distruzione di molta parte del patrimonio edilizio cittadino. Eppure quel 2 giugno 1946, 80 anni fa, donne e uomini nonostante le difficoltà, si alzarono pieni di entusiasmo e andarono a votare, consapevoli di scrivere con la loro scelta non solo una croce sulla scheda, ma il futuro loro e di tutto il paese».

La rinascita
C’è una data che il sindaco ha cristallizzato e identificato come punto di rinascita della nostra nazione. «Il 4 ottobre 1964 appena 18 anni e 4 mesi dopo il Referendum, l’allora presidente del Consiglio, Aldo Moro, inaugurava l’autostrada del Sole, il simbolo della rinascita del nostro Paese. Rinascita che ancora oggi ricordiamo come il miracolo economico e che ha permesso agli italiani di avere non solo libertà e democrazia ma anche tranquillità e benessere. Questi ottant’anni dimostrano la solidità e la resilienza delle istituzioni repubblicane, che sono state capaci di superare crisi economiche, sociali e politiche mantenendosi salde ai propri princìpi democratici».
I punti fermi
Giordani ha le idee chiare: «Nonostante i suoi difetti, la democrazia possiede tre anticorpi unici che nessun regime autoritario può replicare: il meccanismo di autocorrezione. In democrazia i governi fallimentari possono essere cambiati pacificamente tramite il voto. Nelle autocrazie, il cambio di regime avviene quasi sempre tramite colpi di stato, rivolte o collassi violenti. Secondo, la tutela delle minoranze. La democrazia non è la semplice “dittatura della maggioranza”. È l’unico sistema che protegge legalmente chi dissente, garantendo che l’opposizione di oggi possa diventare la maggioranza di domani. Terzo, la dignità dell’errore: essendo un sistema umano, la democrazia ammette lo sbaglio. Il dibattito pubblico e la stampa libera permettono di analizzare gli errori dei governanti e chiedere conto delle loro azioni in tempo reale. Quindi – ha concluso – la complessità della democrazia non è un “difetto di fabbrica”, ma il prezzo da pagare per la libertà. Nei moderni scenari geopolitici, la sfida non è sostituire la democrazia con modelli più autoritari, ma renderla più rapida e inclusiva, dimostrando che i diritti civili e il benessere economico possono viaggiare insieme. Ecco perché essere qui oggi, nel cuore di Padova, non è semplicemente una celebrazione: è rendere omaggio alle donne e agli uomini che hanno costruito questa Italia e allo stesso tempo impegno per custodire i valori che lo hanno reso possibile, impegnandoci a nostra volta a passarli a chi verrà dopo di noi».
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