Friuli Venezia Giulia

Un hotel fuori dal tempo, 15 storie e uno specchio

30 agosto 2026 – ore 18:00 Un albergo scavato nelle profondità della terra, porte che celano lutti e destini, personaggi sospesi tra l’umano e il soprannaturale. È concepita come un tortuoso gioco di specchi “Echi del sottosuolo”, la raccolta fantastica e gotica scritta a quattro mani dalla scrittrice triestina J.L. Charlotte e dallo scrittore pavese Michele Cofrancesco. Protagonista e teatro di oscure vicende è l’Hotel del Sottosuolo, un luogo che è al contempo rifugio, prigione e varco tra mondi differenti. Ogni stanza custodisce una storia e ogni storia porta con sé amori perduti, sensi di colpa, enigmi e presenze fuori dal tempo. C’è una cameriera che sembra conoscere i segreti della stanza 311, una responsabile della sicurezza alle prese con un messaggio indecifrabile, un’idraulica decisamente fuori dall’ordinario e un investigatore chiamato a fare i conti con un omicidio che sfida la logica. Un’unica certezza: nulla è esattamente ciò che sembra.

Sette storie, sette riflessi

Il fascino perturbante di “Echi del sottosuolo” risiede soprattutto nella sua costruzione speculare. I primi sette racconti conducono il lettore fino al testo centrale, “Echi riflessi”: gli stessi titoli vengono dunque ripresi, in ordine inverso, nella seconda parte della raccolta, anch’essa composta da sette racconti. Non si tratta di mere riscritture: le storie mutano, cambiando volto e voce, rinascendo dunque come echi provenienti da una realtà altra.

A spiegare com’è nata l’architettura narrativa di “Echi del sottosuolo” è Michele Cofrancesco, coautore della raccolta: “J.L. aveva già concepito l’idea di una raccolta di racconti ambientati in questo hotel insolito”, spiega. “Ne aveva già scritti tre o quattro, me li ha fatti leggere e mi ha proposto di scriverne altri speculari ai suoi, con più o meno gli stessi protagonisti ma con storie e ambientazioni diverse”. Una proposta nata anche dalla consapevolezza di avere stili differenti, accomunati però dalla stessa tensione verso il genere fantastico. “Abbiamo una scrittura completamente diversa”, spiega J.L. Charlotte, “e proprio il fantastico è un genere che abbraccia un’infinità di sfumature. Mi piaceva l’idea di creare qualcosa che rispecchiasse entrambi, ma che potesse unificare le nostre storie e le nostre visioni”.

Due penne diverse per un unico universo

La raccolta è composta da 15 racconti. I primi sette e i loro corrispettivi “riflessi” sono stati scritti separatamente dai due autori: ciascuno ha realizzato una storia, mentre l’altro ne ha scritto la versione speculare. Al centro, però, c’è un’eccezione fondamentale: il racconto centrale, “Echi riflessi”, è stato scritto a quattro mani e rappresenta il perno dell’intero progetto. “È proprio il racconto in cui uniamo entrambe le scritture e entrambe le nostre idee”, spiega Charlotte. “È il cardine su cui si regge l’intera raccolta e dà il senso a tutti gli altri racconti”. Dalla collaborazione tra i due autori è nata una proficua contaminazione tra immaginari differenti. Charlotte racconta di aver voluto sperimentare un’ambientazione più inquietante e gotica, lasciandosi influenzare anche dalle letture di David Mitchell e dalla sua passione per l’assurdo. Un terreno sul quale ha trovato in Cofrancesco un interlocutore ideale.

Da Stephen King a García Márquez: il background letterario

Dietro le due penne ci sono naturalmente anche letture e riferimenti letterari differenti. Charlotte si definisce una grande lettrice di narrativa fantastica e cita tra le sue fonti d’ispirazione i padri del genere, tra cui E.T.A. Hoffmann, Jorge Luis Borges e Gabriel García Márquez. Negli ultimi anni ha scoperto proprio David Mitchell, autore che coniuga fantastico, fantascienza e assurdo. Cofrancesco, invece, indica come riferimento principale Stephen King, di cui ha letto quasi tutta la produzione: è stato proprio lui a far conoscere King alla collega triestina. Tra le sue passioni c’è poi anche la saga di Harry Potter, insieme alla narrativa gialla e thriller. Due percorsi di lettura differenti, dunque, che finiscono per incontrarsi nello stesso sottosuolo narrativo.

Un sottosuolo senza Trieste

Nonostante una delle due firme sia profondamente legata a Trieste, la città non compare direttamente nella raccolta. Nessun personaggio, nessuna suggestione scaturita da Trieste confluisce tra le righe di “Echi del sottosuolo”. Una scelta precisa, dettata dalla natura stessa dell’Hotel del Sottosuolo. “Trieste non c’è, nel senso che non emerge in nessun racconto, in nessun personaggio: l’unico elemento triestino è la mia penna”, racconta Charlotte. Il sottosuolo resta, di fatto, un non luogo, uno spazio che potrebbe trovarsi ovunque e, allo stesso tempo, da nessuna parte. Un ambiente escluso dalla geografia reale, in cui le storie si dipanano liberamente tra epoche e dimensioni slegate dalla quotidianità.

L’inquietudine come destinazione

A chi si rivolge “Echi del sottosuolo”? Gli autori immaginano un pubblico adulto, poiché il libro affronta tematiche e propone riflessioni che un lettore più giovane potrebbe non riuscire a cogliere. In ogni caso, gli autori non indicano un vero e proprio lettore tipo. “Tutti coloro che amano o si lasciano incuriosire dal genere fantastico possono leggerlo”, spiega Charlotte. “Lettori che solitamente non si cimentano con questo genere sono stati incuriositi dalla raccolta, l’hanno letta e l’hanno apprezzata”. E se c’è una sensazione con cui vorrebbero lasciare il lettore, quella è l’inquietudine. “Se il lettore finisce di leggere il libro, chiude la pagina e si sente inquieto e perturbato, sono contento” scherza Cofrancesco. Il senso d’inquietudine nasce anche dalla scelta degli autori di non concludere completamente le storie. Ad avere la meglio sono i finali sospesi, che lasciano spazio all’immaginazione di chi legge. “Dal mio punto di vista una storia non finisce mai all’ultima pagina”, osserva Charlotte. “Se riesce a sedimentare nel lettore, gli permette poi, grazie all’immaginazione, di proseguirla a modo suo”. È forse questa la chiave per attraversare l’Hotel del Sottosuolo: entrare in una stanza, vivere una storia e custodirla nel proprio “sottosuolo” mentale, anche dopo aver chiuso il libro.

Dall’autopubblicazione alla presentazione a Trieste

“Echi del sottosuolo” nasce al di fuori dei circuiti editoriali tradizionali. Entrambi gli autori pubblicano infatti in self-publishing, una scelta che Charlotte rivendica con decisione. “L’autopubblicazione tende ad essere vista come qualcosa di serie B, di poco valido o qualitativamente basso”, spiega. “Ci tengo a sottolineare il fatto che, pur non avendo una casa editrice, siamo degli scrittori seri”.

La raccolta è già ordinabile in libreria e negli store online, in diversi formati. Per i lettori di Trieste e dintorni ci sarà anche l’occasione di incontrare personalmente entrambi gli autori: dopo una prima presentazione svoltasi il mese scorso in collegamento video, Michele Cofrancesco raggiungerà J.L. Charlotte a Trieste il 6 novembre, quando “Echi del sottosuolo” sarà presentato all’Antico Caffè San Marco. Per Charlotte, una location particolarmente significativa: “Poter presentare una mia opera, i miei racconti, non solo insieme a Michele ma all’interno del Caffè San Marco è veramente un sogno”. Un luogo storico della città farà così da porta d’ingresso a un altro luogo, oscuro e rivelatore: l’Hotel del Sottosuolo, dove ogni storia ha un doppio e ogni riflesso un segreto, rimasto forse impigliato al di là dello specchio.

Articolo di Benedetta Marchetti




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