Basilicata

La posta dell’estate: Le contestatrici del corpo di Manila, donne che odiano le donne

LA NOSTRA RISPOSTA

Cara lettrice che cancella, ho scritto più volte su questo tema, portando sempre me stessa e le mie vicissitudini come esempio. Il mio corpo è cambiato e cambia continuamente e a quanto pare questo non è un problema, se in termini di problema ne vogliamo parlare, solo mio, ma di chiunque mi guarda. È letteralmente insopportabile. E mi crea molta ansia.

Le confesso che l’ultima volta che ho scritto delle mie variazioni di peso nel corso degli anni in questa rubrica, mia madre mi ha chiamata per chiedermi se stessi bene, come se l’ironia sul proprio corpo fosse ormai un sintomo clinico. Le racconto questo aneddoto perché il suo fastidio, quello che descrive lei, io lo conosco benissimo, lo vivo in prima persona ed è lo stesso che provo ogni volta che scrollo i social e trovo una donna che commenta il fisico di un’altra come se stesse valutando un mobile all’Ikea.

Struttura solida, ma quella gamba lì la cambierei. Il punto, credo, è che a nessuna di noi hanno mai insegnato a guardare un corpo femminile senza emettere un verdetto. Ci hanno addestrate come giudici di gara permanenti, con il cartellino sempre pronto: troppo, poco, non abbastanza qualcosa. E il bello, si fa per dire, è che il bersaglio può anche essere una che ha appena vinto un oro europeo a diciannove anni. Anzi, forse proprio per quello: un corpo che vince senza chiedere permesso a nessuno mette in crisi tutta l’impalcatura del giudizio.

I suggerimenti

Le do un consiglio pratico e uno meno pratico. Quello pratico: la prossima volta che si sorprende a leggere o, peggio, a pensare un commento sul fisico di qualcuna, si chieda semplicemente «questo corpo sta facendo quello che deve fare?». Punto. Non è un test di bellezza, è un test di funzione. Il resto sono chiacchiere da bar mascherate da opinioni.

Quello meno pratico è una playlist di consolazione, che io tengo sul comodino per le giornate storte. Il mito della bellezza di Naomi Wolf è vecchio quanto me, ma spiega meglio di qualunque articolo di oggi perché il controllo sui corpi delle donne sia sempre stato, più che estetica, una faccenda di potere. Fame di Roxane Gay fa più male, perché non consola per niente: racconta un corpo giudicato da fuori e vissuto da dentro, e non promette redenzioni facili, ma è di una onestà che disarma. Grasso è bello di Susie Orbach compie quarant’anni ma dice ancora, con più chiarezza di molti articoli di oggi, perché continuiamo a controllare i corpi delle donne invece di lasciarli fare quello che sanno fare, nel caso di Manila Esposito, per esempio, vincere.

Il consiglio da vedere

E se una sera vuole vedere qualcosa invece di leggerlo, guardi I, Tonya: la storia di un’atleta giudicata per la sua classe sociale e per il suo fisico esattamente quanto per i suoi salti, e che alla fine vince e perde nello stesso momento, un po’ come succede sempre a chi si espone. Il fastidio, lo tenga. È la prova che non si è ancora abituata a qualcosa a cui non dovremmo abituarci mai.
Ah le faccio un’ultima confessione: io non ho mai smesso del tutto di avere pensieri stupidi sui corpi altrui, il mio compreso. Nessuna smette del tutto. Ma ho smesso di considerarli fatti, e ho iniziato a considerarli rumore di fondo, come il ronzio del frigorifero: c’è, lo sento, non gli do più credito.


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