Tutela stipendi delle toghe è condizione per la salvaguardia dell’indipendenza

“Ci riserviamo una valutazione nel merito dopo aver approfondito la norma”. Lo afferma in una nota il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, commentando la disposizione inserita nella legge di Bilancio per tagliare l’entità dei futuri aumenti di stipendio dei magistrati. Ma dall’Anm arriva un primo monito: “Spetta al legislatore regolare la materia, nel rispetto, però, di un principio fondamentale: la tutela delle retribuzioni dei magistrati è condizione per la salvaguardia dell’indipendenza della giurisdizione“, precisa il presidente dell’Anm.
Una garanzia, ricorda, riconosciuta anche dalla Corte di giustizia Ue e dalla Consulta. “Va ricordato, peraltro, che sugli emolumenti dei magistrati e sulle loro dinamiche stipendiali si può intervenire solo nel quadro di interventi di carattere generale“, conclude Tango. Si apre così nuovo capitolo di un confronto mai sopito, che contribuisce a surriscaldare un clima già segnato dalle polemiche esplose su scuola, sanità e banche.
Il governo ha infatti utilizzato la Manovra per sterilizzare la discussa sentenza del Consiglio di Stato che ha rivisto al rialzo i criteri di adeguamento delle retribuzioni delle toghe, creando improvvisamente un maxi-arretrato a carico delle casse pubbliche. Una decisione che ha provocato un aumento delle retribuzioni dovute negli ultimi anni con la previsione di uno stanziamento di 979 milioni di euro, utilizzato da Giorgia Meloni come base per l’ennesimo attacco alla magistratura.
La norma contestata è l’articolo 67, con due correttivi al meccanismo degli scatti automatici. Dal 2027 l’Istat dovrà rivedere il calcolo degli adeguamenti per magistrati, avvocati e procuratori dello Stato – le cui retribuzioni, fuori dalla normale contrattazione, seguono gli aumenti riconosciuti agli altri dipendenti pubblici -, introducendo una media ponderata che tenga conto del numero dei lavoratori di ciascuna categoria. Sono poi tagliati fuori dal conteggio gli arretrati pagati per i rinnovi tardivi dei contratti. Interventi necessari – è spiegato nella relazione tecnica – a evitare duplicazioni e contenere la spesa pubblica, senza alcun effetto retroattivo.
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