Trump e l’allarme degli ex 007 della Cia: «Sta distruggendo la democrazia Usa»
Donald Trump, come un caterpillar nelle stanze della democrazia, segue il manuale tipico degli autocrati basato sull’indebolimento dei contrappesi al suo potere che rende gli Stati Uniti meno sicuri e più esposti alle turbolenze esterne. Ex alti funzionari della Cia, raccolti nel gruppo The Steady State fondato dopo la vittoria di The Donald alle presidenziali del 2016, hanno lanciato l’allarme sugli scenari e, attraverso il Financial Times, hanno rimarcato come l’erosione delle istituzioni avviata dal tycoon minacci la democrazia americana e l’intero contesto economico del Paese.
Gli autocrati «seguono strategie piuttosto simili per quanto riguarda la conquista e l’esercizio del potere», ha notato Paul Kolbe, ex funzionario Cia che ha prestato servizio in Unione Sovietica e nei Balcani e fa parte della rete creata dieci anni fa assieme ad altri 400 ex agenti dei servizi. «I meccanismi di controllo sono stati tutti smantellati e il peggio deve ancora venire», ha avvertito Mark Zaid, avvocato ed esperto di sicurezza nazionale impegnato in una battaglia legale contro Trump dopo che la Casa Bianca gli ha revocato il nulla osta di sicurezza l’anno scorso. L’intervento pubblico di questi ex funzionari, abituati a operare nell’ombra, è il segnale del allarme crescente nella comunità d’intelligence Usa sul rischio che le istituzioni siano svuotate e indebolite. «Metà dei nostri membri non vuole essere esposta pubblicamente, e si tratta di persone che hanno prestato servizio in zone di guerra», ha ammesso Steven Cash, il fondatore del gruppo. Gail Helt, ex analista specializzata in Cina e Taiwan, ha espresso allarme per il «culto della personalità» che circonda Trump. «Vuole la sua faccia sui nostri passaporti. La sua faccia sulle nostre banconote. Persino Mao non metteva la sua faccia sulle banconote», ha detto, riferendosi al Grande Timoniere del Pcc. Malgrado i timori, alcuni ex funzionari ritengono che le istituzioni Usa resisteranno alle pressioni di Trump. «La lista dei motivi di preoccupazione è lunga», ha aggiunto Helt sul punto. Ma gli americani hanno nel loro Dna una «storia di democrazia e libertà». Ad esempio, la Corte Suprema, pur conservatrice e con ben tre giudici nominati dal tycoon, ha resistito alle pressioni su temi delicati come jus soli e aborto. Trump è tornato alla Casa Bianca promettendo guerra al cosiddetto ‘deep statè, accusato di aver limitato il suo potere nel primo mandato: ha, ad esempio, revocato da subito autorizzazioni di sicurezza a 50 ex funzionari d’intelligence che avevano firmato la lettera del 2020 in cui si affermava che la diffusione delle email dal computer portatile di Hunter Biden, il figlio dell’ex presidente Joe, presentava i tratti distintivi di un’operazione degli 007 russi. Davis Ingle, portavoce della Casa Bianca, ha osservato che Trump è stato eletto con il mandato di «sradicare l’uso strumentale dell’apparato governativo contro i cittadini americani, pratica tipica dell’era Biden, prosciugare la palude e mettere al primo posto i cittadini americani: ed è esattamente ciò che sta facendo». In altri termini, sta «ripristinando la democrazia».
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