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Trueba, la Pulce dei Pirenei che volava in salita e si arrendeva in discesa


Il Giro d’Italia come l’arca di Noè, i corridori come insetti, uccelli, mammiferi. Storie di corridori soprannominati come animali: è il tandem proposto dalla Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza per la decima edizione di “Libri nel Giro”. Sei puntate e una serie di incontri lungo la Corsa Rosa. Il primo appuntamento è martedì 12 maggio nel Liceo Ignazio Vian di Bracciano (Roma) con il giornalista Marco Pastonesi, il naturalista Umberto Pessolano e il sindaco Marco Crocicchi

Trueba, la Pulce dei Pirenei

La sua altezza (la sua bassezza) era 1,54. Il suo peso (la sua leggerezza) sfiorava i 50 kg. Così lo chiamarono la Pulce, alcuni circoscrivendo il regno a Torrelavega (più precisamente Sierrapando, sobborgo di Torrelavega, nei Paesi Baschi), altri allargandolo ai Pirenei. Berretto con la visiera davanti, occhiali da saldatore al anche al collo o sulla fronte, due tubolari a tracolla, un paio di borracce in alluminio sul manubrio, la solitudine (ma anche la malinconia) dello scalatore, Trueba saltava sui pedali e si arrampicava sui tornanti sterrati e feroci cercando di passare inosservato agli dei delle montagne. Nel grande ciclismo esordì a 24 anni, Tour de France del 1930, il primo a squadre (e a maglie) nazionali, tutti i corridori con una bici pitturata di giallo con il marchio “L’Auto” (il giornale che organizzava la corsa), e per la prima volta preceduto dalla carovana pubblicitaria (la prima forma di sponsorizzazione).

Il Tour de France 1932

Ma Trueba non era ancora la Pulce. Lo diventò due anni dopo, Tour de France 1932, non più nella formazione della Spagna ma da isolato, indipendente, autarchico. “Per pagarsi l’alloggio negli alberghi – scrive Fabio Guerini nell’ebook “La leggenda degli eterni secondi” – si offriva come massaggiatore e puliva le bici dei corridori ufficiali al termine delle tappe”. Nella quinta tappa, pirenaica, la Pau-Luchon, 229 km, sulle rampe dell’Aubisque sotto la pioggia e nel fango di un luglio autunnale, Trueba trasformò la sua magrezza in grandezza, i suoi nervi in muscoli, e decollò. In cima era solo, solissimo. Ma al traguardo, impaurito dalla discesa e inibito dalla pianura, giunse ventesimo a 16’47” dal bergamasco Tone Pesenti, un sacrificio lungo 9 ore a 25 all’ora. Fu, quello, il destino della Pulce: libero e volatile in salita, contratto e frenante in discesa. Avrebbe corso fino alla guerra civile spagnola, Trueba, cinque Tour de France, due Giri d’Italia 43° nel 1933 e 37° nel 1934) e due Vuelta di Spagna, collezionò soltanto cinque vittorie perché le corse finivano in discesa e rarissimamente in salita, conquistò soprattutto la classifica dei gran premi della montagna al Tour del 1933. Beppe Conti (“C’era una Vuelta”, Graphot): “Pare fosse il preferito anche dal giovane avvocato Agnelli, il quale in realtà non ha mai amato troppo le corse in bicicletta”. Pare.

La pulce, un corridore senza bicicletta

La pulce è un corridore senza bicicletta. Salta, ma non sui pedali. S’insinua, ma non nel gruppo. E succhia, ma non la ruota. La pulce salta e s’insinua fra peli e penne, poi succhia il sangue della sua vittima con cui viaggia in tandem o a cui chiede (anzi, la verità è che non glielo chiede, ma lo scrocca) un passaggio. La pulce è un insetto con un ciclo di vita simile a quello della farfalla, almeno la diurna, o a quello della coccinella: dall’uovo alla larva, dalla larva alla pupa, dalla pupa all’adulto. E come un corridore, anche lui sprovvisto di ali, vola.

La pulce, che non bisogna confondere né con il pidocchio (dei capelli) né con la piattola, si attacca a uccelli e mammiferi. Qui chi si gratta, non vince. C’è la pulce che preferisce attaccarsi al cane, quella che predilige il gatto, quella che sceglie il coniglio, quella che stravede per il non vedente pipistrello (l’amore, in questo caso non ricambiato, è cieco). E’ come se la pulce si fosse specializzata, spesso su animali, uomini e donne compresi. A seconda del suo partner, locomotiva o leader, galoppa, trotta, si arrampica, scala, sprinta. Sottile (e compressa), non va tanto per il sottile. Si adatta e, da vampira, se la gode. Sempre nel suo piccolo. Perché la pulce è minuscola: generalmente due-tre millimetri. Eppure ha sei zampe, è resistente, elastica e fertile. Quando (si fa per dire) gioca fuori casa, depone uova dove il parassitato torna. E quando (si fa sempre per dire) gioca in casa, depone uova su tappeti, lenzuola, moquette…Il bello è che la pulce è ancora da scoprire: finora se ne conoscono 2mila specie, ma quante altre ce ne saranno?


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