Liguria

Trovato morto in casa dopo essere stato dimesso: chiesto il processo per un medico del pronto soccorso


Genova. La pm Daniela Pischetola ha chiesto di processare un medico del pronto soccorso dell’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena per la morte di un paziente di 60 anni, che era andato in pronto soccorso lamentando un dolore lombare.

I fatti risalgono al primo maggio 2022. Il sessantenne era stato classificato come codice verde: il dolore non sembrava lancinante e già in passato l’uomo aveva sofferto di mal di schiena come avevano confermato i parenti agli investigatori. I due medici che si erano succeduti nel turno gli avevano fatto i raggi e un’ecografia, poi gli era stato somministrato un antidolorifico che aveva fatto regredire il dolore, così nella mattina del 2 maggio era stato dimesso.

Dopo qualche giorno la sorella non riuscendo a contattarlo al telefono si era allarmata. E l’uomo era stato trovato morto nella sua abitazione.

Il fascicolo era stato aperto inizialmente contro ignoti e l’autopsia – eseguita dal medico legale Francesco Ventura – aveva chiarito la causa del decesso: una dissezione aortica che aveva provocato un’emorragia interna.

A quel punto la pm Daniela Pischetola aveva indagati i due medici del pronto soccorso che avevano trattato il paziente, ma successivamente ha archiviato il medico che aveva finito il turno prima delle dimissioni chiedendo il rinvio a giudizio del secondo per omicidio colposo. Secondo l’accusa se il medico avesse eseguito una Tac avrebbe potuto rilevare la dissezione e quindi intervenire chirurgicamente.

La gip ha disposto una perizia che questa mattina nel corso dell’udienza preliminare, è stata discussa. In base a quanto affermato dai periti in udienza non è chiaro a che stadio la dissezione potesse trovarsi al momento dell’accesso nel pronto soccorso ma ci sono buona probabilità che potesse essere già “visibile”.

Massimo Boggio, avvocato del medico, ha sollevato un’eccezione rispetto al fatto che il medico non era stato iscritto tempestivamente nel registro degli indagati e la difesa non ha potuto partecipare con un proprio consulente all’autopsia, ma la giudice ha respinto l’eccezione.

Il legale ha anche invocato lo scudo penale, che limita i casi di responsabilità penale dei sanitari ai casi di dolo o colpa grave qualora si trovino ad operare in situazioni particolarmente critiche: le indagini difensive hanno infatti accertato che tra il primo e il due maggio 2022 al Villa Scassi ci furono 213 accessi al pronto soccorso e i medici dell’emergenza continuano molto spesso anche oggi a lavorare in condizioni critiche. La difesa contesta il nesso causale anche considerando il fatto che l’intervento chirurgico in ogni caso non avrebbe potuto essere eseguito al Villa Scassi e il pazienta avrebbe dovuto essere trasferito al San Martino.

L’udienza è stata rinviata all’8 giugno data in cui sarà deciso sullo scudo penale e in generale la gip dirà se il medico dovrà o meno andare a processo. Nel frattempo la sorella del 60enne, assistita dall’avvocato Silvia Napoli, è stata risarcita.




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