«Restituita dignità al dolore dei genitori»: la Dda di Catanzaro fa luce sull’omicidio Ceravolo nelle Preserre vibonesi
«L’operazione di oggi è un nuovo step significativo, particolarmente importante dal punto di vista investigativo, perché ha riguardato una serie di fatti di sangue legati alla guerra per il controllo del territorio nelle Preserre vibonesi tra le ‘ndrine Emanuele e Loielo». Lo dice il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, incontrando la stampa per i dettagli dell’operazione dell’Arma dei carabinieri che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari e soprattutto ha fatto luce sull’omicidio del giovane Filippo Ceravolo, ucciso per errore in un agguato contro il vero obiettivo dei killer.
«Oggi il cielo è plumbeo ma è una gran bella giornata – aggiunge – riteniamo di aver fatto un gran passo in avanti, specie con riferimento all’omicidio di una vittima innocente, Filippo Ceravolo, che ha perso tragicamente la vita la sera del 25 ottobre 2012 ed era assolutamente avulso da qualunque contesto di ‘ndrangheta. Sicuramente sarà necessaria la verifica giurisdizionale, e vale per tutti la presunzione di innocenza, ma oggi possiamo dire anche con una certa soddisfazione di aver quantomeno contribuito restituire dignità al dolore di due genitori. Io penso che il dolore di una persona che sopravvive a un figlio sia una delle disgrazie peggiori che possano capitare a un essere umano, e perdere un figlio in questa circostanza è ancora più doloroso, specie se per tredici anni si è aspettato di avere una risposta certa quantomeno sulle ragioni che hanno portato alla perdita del proprio congiunto».
Guerra di ‘ndrangheta nelle Preserre vibonesi
Per Curcio l’importanza dell’odierna indagine è «il fatto che si colloca in sequenza rispetto anche alle ultime due operazioni e che questa volta lo spaccato è relativo proprio alla guerra per il controllo del territorio delle Preserre vibonesi, che dal 2002, dopo l’omicidio dei fratelli Loiero, ha visto il controllo dell’area saldamente nelle mani della ‘ndrina Emanuele. Il gruppo avverso dei Loiero ha tentato di riacquisire il controllo del territorio scatenando una cruenta guerra».
Omicidio Filippo Ceravolo: la ricostruzione dell’agguato
«Lo spettro dell’investigazione – dice ancora il procuratore capo della Dda di Catanzaro – ha avuto ad oggetto una serie di fatti di sangue, tra cui quello di Antonio Zupo, soggetto appartenente alla ‘ndrina degli Emanuele, assassinato il 22 settembre 2012 dopo due tentativi di omicidio, pure contestati in atti, che hanno avuto una risposta ritorsiva e che preludono al successivo tentato omicidio di Domenico Tassone, uno degli esponenti di spicco della cosca Emanuele e quindi oggetto dell’attenzione del gruppo rivale. Questo si è materializzato tra le 21:57 e le 21:58 del 25 ottobre 2012, quando è stato predisposto un agguato contro Domenico Tassone curato nei minimi dettagli ma che, per un errore nell’uso dei mezzi di esecuzione – in particolare l’utilizzo di un’arma lunga, un fucile da caccia – ha finito per colpire proprio Filippo Ceravolo, reo soltanto di aver accettato un passaggio da Domenico Tassone dopo essersi recato a trovare la propria fidanzata, mentre la vittima designata è rimasta ferita in modo lieve». Curcio ha poi evidenziato: «Le attività di indagine dei carabinieri, assolutamente minuziose e particolareggiate, non hanno trascurato il più piccolo indizio. E’ stato come comporre un mosaico in cui tutte le tessere sono state collocate al posto giusto».
Indagini sulla ‘ndrangheta, attenzione massima nell’area vibonese
«Questa operazione – conclude il procuratore capo della Dda di Catanzaro – è un ulteriore segmento di indagine che si colloca in una progressione investigativa che non è terminata, perchè l’attenzione su questa area geografica è massima in ragione della spiccata pericolosità sociale di questi gruppi di ‘ndrangheta».
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