Calabria

Tra norme, inchieste e macerie sul Tirreno l’estate è da inventare: il nodo dei lidi vicino alla ferrovia

Dopo i cicloni che nei mesi invernali hanno messo in ginocchio le strutture balneari arrivano altri problemi per i gestori: le denunce a Rfi e le inchieste della Procura di Paola. Si tratta di provvedimenti distinti che interessano i titolari delle concessioni sul litorale tirrenico del cosentino che oggi non solo debbono preoccuparsi della normativa – ancora da uniformare alle direttive europee – che prevede bandi pubblici per l’assegnazione delle concessioni, ma anche e soprattutto dell’imminente arrivo della stagione estiva con tutte le problematiche ancora sul tappeto. Ma andiamo con ordine. Il caso delle vicinanza di alcuni lidi al rilevato ferroviario era scoppiato nei mesi scorsi quando quando a seguito delle avverse condizioni meteorologiche sui binari ferroviari era finito di tutto causando interruzioni alla linea Salerno-Reggio Calabria.
Come spiega il presidente dell’associazione “Legalità democratica”, l’avvocato Maximiliano Granata, sono emerse ventisei presunte violazioni sulla costa cosentina del Tirreno di strutture balneari a ridosso dei binari che mettono a rischio la sicurezza ferroviaria. L’associazione ha presentato un esposto a Rete Ferroviaria Italiana. Nel mirino finiscono lidi, pedane e cabine realizzati – secondo quanto segnalato – in violazione della fascia di rispetto prevista dalla legge. L’articolo 49 del D.P.R. 11 luglio 1980 n. 753 vieta infatti costruzioni a meno di 30 metri dalla linea ferroviaria, proprio per evitare pericoli alla circolazione dei treni e garantire l’incolumità pubblica. L’area più critica sarebbe quella compresa tra Paola e Scalea, dove sono state individuate circa 26 strutture potenzialmente irregolari. Da qui la richiesta di interventi immediati: sopralluoghi, verifiche tecniche e, se necessario, demolizioni.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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