No a decisioni calate dall’alto, può minare il sistema

La riforma della medicina territoriale accende lo scontro anche nel Riminese. Al centro del dibattito il futuro del medico di famiglia e il possibile passaggio a un modello più legato alla dipendenza dalle aziende sanitarie. Un tema che tocca da vicino cittadini e professionisti, tra organizzazione delle cure, continuità assistenziale e diritto alla libera scelta. In questo quadro si inserisce la presa di posizione netta della Fimmg di Rimini, che esprime forte contrarietà all’impianto illustrato dal ministro della Salute.
“Che un sistema muscolare di imporre decisioni e non di discuterle con le parti interessate stia permeando i governi di tutto il mondo è sotto gli occhi di tutti – si legge nella nota – ma è necessario rispondere duramente a questo clima che aleggia anche sulle modalità di presentazione della riforma per la medicina territoriale italiana, secondo lo schema illustrato dal ministro Orazio Schillaci nell’ultima Conferenza Stato-Regioni”.
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“Sono molto preoccupata, ancor prima che come rappresentante sindacale, come cittadina – spiega Giulia Grossi, segretaria generale Fimmg Rimini -. Questo provvedimento unilaterale e calato dall’alto, senza alcun confronto con le rappresentanze della medicina generale, calpesta il lavoro svolto anche a livello regionale e provinciale, compresa Rimini, per l’integrazione nelle Case di Comunità. È un atteggiamento irrispettoso che rischia di minare la figura del medico di famiglia, trasformandolo da medico di fiducia a dipendente dell’azienda”.
“La libera scelta del proprio medico rappresenta oggi l’ultimo baluardo per i cittadini. Con la trasformazione in dipendenti delle aziende sanitarie questo rapporto verrebbe meno, con il rischio di aumentare le disuguaglianze tra chi può permettersi un medico di fiducia e chi no”.
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“La proposta prevede inoltre un doppio canale, con una figura da una parte dipendente e dall’altra convenzionata, destabilizzando un ruolo che perderebbe attrattività sia per i giovani medici sia per chi è vicino alla pensione. Il rischio è quello di aggravare ulteriormente la carenza di personale, lasciando interi territori senza medici di base – prosegue Giulia Grossi -. Va considerato anche l’impatto occupazionale: la medicina generale, così come è organizzata oggi, impiega circa 35mila lavoratori tra collaboratori e infermieri di studio. Figure che non risultano considerate nel nuovo modello”.
“I cittadini meritano di continuare a scegliere il proprio medico di fiducia tra professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, capaci di garantire flessibilità e vicinanza. Alla categoria va riconosciuto rispetto: chiediamo al governo l’apertura di un confronto con i sindacati”.
Fimmg Rimini, infine, ribadisce la disponibilità “a sostenere le trattative sindacali nazionali e regionali e al confronto a livello locale per la difesa del Servizio sanitario nazionale, dei cittadini e della categoria”.
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